Se nel resto del mondo si inizia solo adesso a fare sul serio, in Africa si è già arrivati all’atto finale. Giovedì pomeriggio inizia la terza ed ultima fase di qualificazione a Russia 2018, e al via troviamo tutto il meglio che il Continente Nero può offrirci in questo preciso momento storico. Un periodo particolare, come da prassi per il calcio africano; con la Coppa d’Africa alle porte (si gioca tra gennaio e febbraio), è scoppiato l’ennesimo scandalo che riguarda proprio l’organizzazione della manifestazione. Il Gabon non è più ritenuta una sede adeguata per motivi di sicurezza, soprattutto dopo l’elezione di Ali Bongo, che ha causato parecchi tumulti in tutto il paese. Al posto del Gabon potrebbe subentrare il Marocco, già assegnatario dell’edizione di due anni fa, quando vi aveva rinunciato per timore dello spauracchio Ebola. Con queste premesse inizia questo terzo turno in vista di Russia 2018; delle squadre impegnate ben tredici andranno poi a giocarsi la massima competizione africana per nazionali (fuori solo Togo, Guinea-Bissau e Zimbabwe, che saranno presenti in Gabon), divise in cinque gironi da quattro. In cui, ovviamente, non mancano gli incroci tra grandi.

GRUPPO A (Tunisia, Lybia, DR Congo, Guinea)
«Il nostro obiettivo è arrivare in Russia. Per farlo occorrerà non sottovalutare nessuno e giocare ogni partita come se fosse quella decisiva». Non ha dubbi sulla ricetta vincente Henryk Kasperczak, commissario tecnico della Tunisia, grande favorita di questo girone. Le Aquile di Cartagine hanno qualità e profondità di rosa a disposizione, nonostante non siano più la squadra più quotata del Maghreb, superati dalla vicina Algeria. Il gruppo allenato dal ct polacco ha eliminato la Mauritania, prima di assicurarsi un posto nel terzo turno di qualificazione: «Ma per vincere il girone – ammette Kasperczak – occorrerà sbagliare di meno». E, forse, puntare nuovamente su quegli elementi capaci di fare la differenza; il riferimento, chiaro e limpido, è a Youssef Msakni, talentuosa mezzapunta attualmente impegnata negli Emirati Arabi, da sempre in conflitto con la propria nazionale. Qualora dovesse essere reintegrato, costituirebbe un trio di trequartisti da stropicciarsi gli occhi, con Ben Hatira e Khazri. L’ottimismo di Kasperczak dovrà scontrarsi con la voglia di emergere di Florent Ibengé, che alla guida della Repubblica Democratica del Congo ha contribuito in maniera sensibile (proseguendo il grande lavoro di Le Roy) a far arrivare la selezione di Kinshasa stabilmente tra le grandi d’Africa. La formula matematica del successo è molto semplice: prendiamo i congolesi che giocano all’estero e sommiamo loro il meglio di Mazembe e Vita Club. Il risultato è una squadra completa in ogni reparto, discretamente esperta e con alcuni giovani in rampa di lancio. A tal proposito, occhi puntati su Dodi Lukebakio, centrocampista difensivo ex Anderlecht, ora al Tolosa. A fare da sparring partner nel gruppo ci sono Guinea e Lybia, entrambe alle prese con situazioni politiche e sociali non semplici. A Conakry si sono dovuti affidare ad un ct interíno, Lapé Bangoura, perché l’epidemia di Ebola del 2015 ha costretto Dussuyer (in Guinea da cinque anni: un record per il continente) a dimettersi. Stessa sorte per Luis Fernandez, suo (breve) successore. In Lybia invece le tensioni sociali e militari hanno interrotto per anni il campionato locale. La nazionale ha giocato solo amichevoli, e per le qualificazioni emigra da chi le concede ospitalità. Il successo è aver covinto Javier Clemente a rimanere: «Ho fiducia in questo gruppo e nel paese: la Lybia tornerà grande», assicura lo spagnolo.

GRUPPO B (Zambia, Camerun, Algeria, Nigeria)
Chiamare “gruppo della morte” un semplice girone di qualificazione, contestualizzato in Africa, potrebbe apparire decisamente inelegante. Proprio per questo Hugo Broos, santone belga alla guida del Camerun, ha cercato subito di sdrammatizzare le dichiarazioni del presidente federale Owona: «Si è spiegato male: si riferiva alla difficoltà del girone. Parliamo di calcio…». Parliamone: il Camerun dovrebbe dare continuità ai piccoli miglioramenti che si sono avuti nell’ultimo biennio, ma non sarà facile avere la meglio sul colosso algerino. Già, l’Algeria: ve la ricordate a Brasile 2014? Tanta classe ma anche molta sostanza; questo perché ormai i club europei hanno puntato con continuità su questi ragazzi, riponendo fiducia su un movimento calcistico in costante ascesa. Impossibile tener conto del talento presente, soprattutto da centrocampo in su: Mahrez, Feghouli, Boudebouz, Brahimi, Ghezza, Slimani e Soudani sono solo alcune delle frecce a disposizione del serbo Milovan Rajevac, oggi in una posizione scomoda, quasi paradossale visto che non può fallire la qualificazione al Mondiale russo. In tutto questo però c’è il terzo incomodo: la Nigeria. Premessa: dimenticatevi la classe e la sfacciataggine delle Green Eagles anni ’90. Questa Nigeria non ne è nemmeno lontana parente; da alcuni anni a Lagos si sta cercando di ricostruire qualcosa di importante. I club vanno a fasi alterne in campo internazionale, le nazionali giovanili invece continuano a produrre talenti, ma la situazione locale – un mix tra povertà, malattie e faide tra milizie terroristiche e governo – non agevola la questo tentativo di rinascita. Rinascita che è riuscita allo Zambia, una delle squadre più talentuose rimaste in gara, e paradossalmente la vittima sacrificale del girone visto che nel post Renard non è più riuscita a trovare continuità.

GRUPPO C (Costa d’Avorio, Marocco, Mali, Gabon)
La logica e la storia imporrebbero un pronostico scontato: Costa d’Avorio e Marocco se la giocano fino in fondo. E così dovrebbe essere, per due squadre che – per diversi motivi – non possono permettersi un altro fallimento. Anno zero in casa Elefanti; la rifondazione, basata su innesto di nuove forze fresche, e l’addio di Yaya Touré potrebbero rappresentare ostacoli letali nel breve periodo. Non che manchino i giocatori, sia chiaro, ma Dussuyer dovrà stare attento al da farsi. Interessante sarà l’impatto dei giovani in nazionale: Kessié ha già dimostrato maturità nell’Atalanta, Seri è un pilastro del Nizza, Bailly è un pupillo di Mourinho. Se dovessero confermarsi, allora la Costa d’Avorio avrà un futuro assicurato. Dopo tanti anni in mano a coach locali, il Marocco riparte da Hervé Renard; è il il top player dei Leoni dell’Atlas. Anni fa il Marocco veniva considerato il Brasile d’Africa: con il tempo la qualità è scesa, ma Renard ha accettato l’incarico perché convinto delle potenzialità di questo gruppo. La prima mossa? Dare la fascia di capitano a Benatia: «Mehdi incarna lo spirito del capitano: non potevo non scegliere lui». Tra le mine vaganti potrebbe esserci il Mali di Alain Giresse; la compagine allenata dal belga segue la falsariga di molte altre, tra ritiri e rifiuti, ma dispone comunque di una rosa interessante. Non ci sono più i giocatori che fanno la differenza (Kanouté e Seydou Keita), ma la new generation lascia ben sperare. Adama Traoré, 21 anni del Monaco, è già tra i leader. In attesa di capire il prossimo futuro, il Gabon invece utilizzerà questi match per prepararsi al meglio alla Coppa d’Africa da ospitare, qualora non gli venisse tolta: «Noi pensiamo a giocare», ha detto Aubameyang.

GRUPPO D (Senegal, Sudafrica, Burkina Faso, Capo Verde)
I romantici e nostalgici del calcio si ricorderanno del Senegal 2002. Guidati da Bruno Metsu, i Leoni del Teranga disputarono un grande Mondiale, collezionando gli scalpi di Francia ed Uruguay. Il capitano di quella squadra era Pape Malick Diop, ma il leader carismatico era Aliou Cissé. Lo stesso Cissé oggi allena il Senegal, ed ha la possibilità di riportarlo ad un appuntamento che – nel 2018 – sarebbe atteso da ben sedici anni. Il girone non è semplice, ma da Dakar fanno sapere che si è lavorato molto per arrivare preparati a questo appuntamento. La squadra, potenzialmente, è più forte di quella del 2002, che viveva più su giocate estemporanee che su vera e propria organizzazione. Oggi invece c’è tanto talento in più, ma anche tanta esperienza, visto che la maggior parte dei giocatori si disimpegnano con profitto in Europa. La curiosità è di natura tattica: Cissé predilige le due punte, ma è un fan del laziale Keita. Con lui e Mané, il Senegal potrebbe passare definitivamente al 4-3-3. Tanta gioventù, quindi; l’opposto di ciò che accade in casa Sudafrica, dove nella rosa di Mashaba è difficile trovare un giocatore sotto i 26 anni. Gravissimo, se si pensa che il calcio africano vive per lanciare giovani talenti. Il problema è a monte: i club europei non investono più in infrastrutture sul posto (fino ad inizio secolo diverse società olandesi e belghe gestivano scuole calcio in Sudafrica) perché prediligono altre zone del continente, dove si ottiene di più spendendo meno. Così la crescita dei Bafana Bafana si è arrestata. Dopo alcune impennate, anche il Burkina Faso si è ridimensionato, non rinnovandosi adeguatamente. I leader sono ancora Kaboré (28 anni) e Pitroipa (30), mentre il centravanti di riferimento è il 32enne Bancé. Senza particolari ambizioni Capo Verde: esserci è già un successo. Ripetere exploit passati? Praticamente impossibile: già aver ribaltato la contesa con il Kenya nel turno precedente è un stato un successo.

GRUPPO E (Egitto, Ghana, Congo, Uganda)
Se il Gruppo B vi sembrava duro, anche l’E non scherza. Magari non sarà di ferro, ma di qualche materiale resistente lo è di certo. Chi ama la mistica del calcio africano non potrà non farsi prendere dalle gesta egiziane. Dopo aver vinto tre African Cup of Nations di fila, i Faraoni hanno infilato un lustro di insuccessi, parallelamente – e non è un caso – al colpo di stato del 2012 che ha avuto il Cairo come epicentro. Il campionato si è fermato per diverso tempo, i tifosi erano parte attiva delle proteste, la strage di Port Said è storia e quei pochi professionisti che ancora lavoravano in Egitto hanno lasciato il paese. Chi invece ci si è insediato è Hector Cuper; l’ex tecnico dell’Inter ha qualificato la squadra per la Coppa d’Africa 2017 e adesso vuole prepotentemente il Mondiale: «Ho guardato negli occhi questi ragazzi: hanno il fuoco dentro» ha detto Cuper dopo la decisiva vittoria in Tanzania per 2-0, con doppietta di Salah. A contendergli il primo posto c’è il Ghana, altra compagine che – nel vortice di instabilità africana – ha tenuto botta meglio delle altre. Affidate ad Avram Grant, le Black Stars cercano il loro quarto mondiale consecutivo. Cammino più difficile per Congo (a Brazzaville, tra le altre cose, è in corso un terremoto in federazione a causa di tangenti e scommesse) e Uganda, una delle poche note liete recenti. Sotto la guida del serbo Sredojevic, si è qualificata alla sua prima Coppa d’Africa della storia. Attorno a loro c’è tanta curiosità, perché pochi di loro giocano in Europa.