“Alex Meier, sei l’attaccante giusto per Joachim Löw! Cosa ne pensi?”

“Mi vogliono tutti in Nazionale? Sì ma io sono scarso per giocare con la Germania… 

“Ma come Alex, sei il capocannoniere della Bundesliga!” 

“Sì sì ma non è cosa per me…”

Dev’essere andata più o meno così (la prima parte sicuramente, sulla seconda c’è una buona dose di fantasia). E probabilmente poi è seguita una telefonata del Bundestrainer. O almeno così bisogna augurarsi sia andata. Impossibile pensare il contrario. E chissà quale fantasiosa risposta avrà dato l’attaccante più incredibile del decennio di Bundesliga. Perché Alex Meier tra il 2010 e il 2016 ha fatto sostanzialmente del campionato tedesco il suo parco giochi, fino a diventarne anche capocannoniere nel 2015 con 19 reti. E ora, dopo quello che sembrava un ritiro silente, salutato con la DFB-Pokal mostrata ai tifosi nel centro di Francoforte, con gli occhi pieni di emozioni, si è riallacciato gli scarpini ed è ripartito dal St. Pauli.

Fa strano pensarlo in Zweite quando tutti gli esperti negli anni scorsi, quelli in cui era al top, lo volevano in Nazionale, persino il 78% dei tifosi in un sondaggio condotto prima di Euro2016 lo avrebbe voluto come punta titolare della Germania, ma non era evidentemente cosa. Nemmeno a 33 anni (è classe 1983). Zero presenze con la Mannschaft. Lui che di scelte strane ne ha fatte: ha giocato nelle giovanili dell’Amburgo e poi è andato al St. Pauli, per poi passare di nuovo dall’altra parte della città. Che è più o meno come saltellare sul confine tra Palestina e Israele. Poi ha trovato casa all’Eintracht. 13 anni da FußballGott, da “dio del calcio”. Quando ha ricevuto il ‘Tor Kanone’ è stato accolto con uno striscione emblematico: “E se dio fosse uno di noi…? #AM14”.

“E se dio fosse uno di noi?”
Intanto è il Fußballgott.

Meier all’Eintracht ci è arrivato in punta di piedi dall’Amburgo, dopo una stagione passata più in Regionalliga che in Bundesliga. L’anno prima, al St.Pauli, aveva segnato 7 goal in Zweite, la stessa categoria in cui ha vissuto la sua prima stagione con le ‘Adler’. 9 goal e 8 assist in 34 presenze, mai una partita saltata. Vuoi vedere che questo, arrivato senza pretese, riesce a riscrivere la storia del club?

Che Meier fosse speciale a Francoforte è una convinzione diffusa, non una fiaba popolare tedesca. “Quello che ha fatto oggi Alex non è normale. Ma non stiamo parlando di un calciatore normale… ha dichiarato Armin Veh, che lo ha allenato a Francoforte, dopo la tripletta al Colonia nel settembre 2015. Per non farsi mancar nulla, si ripeterà qualche mese dopo col Wolfsburg. Ha però dovuto aspettare l’ultimo anno per alzare un trofeo, la DFB-Pokal dello scorso maggio vinta da Kovac contro il Bayern. 

Non l’ha fatto da protagonista, soltanto da leader in spogliatoio. Eppure ha comunque trovato il modo di timbrare a modo suo la stagione: con un goal all’ultima partita in casa, salutato dall’ovazione del suo pubblico. Ovviamente contro l’Amburgo. Negli unici 3 minuti passati in campo, a causa di tanti problemi fisici. Lacrimoni al Waldstadion, un modo splendido per salutare tutti e chiudere la carriera. Finita? Neanche per sogno. Da fine gennaio torna in campo, con la maglia del… St. Pauli. Ieri sera ha giocato i primi 6 minuti stagionali. Eh sì, aveva ragione Armin Veh: Alex Meier non è un calciatore normale. Per fortuna.

La prima della nuova avventura con il St. Pauli.