Uno statunitense, un inglese, uno svedese e un tedesco. I primi tre sono il potenziale trio d’attacco del Borussia Dortmund tra un paio di stagioni – salvo offerte monstre recapitate a casa Watzke – mentre il quarto è uno dei giovani più intriganti e interessanti di Germania. Uniti rappresentano il meglio che i vari reparti offensivi della Bundesliga possano offrire a livello di under-19: quattro giocatori con caratteristiche diverse, tutti pronti per spaccare il mondo, chi da subito (Pulisic) e chi in un futuro non troppo lontano (i suoi fratelli).

Christian Pulisic (classe 1998, Borussia Dortmund)

Parlare di Pulisic come una promessa o di un semplice talento sembra riduttivo, essendo lo statunitense un campione vicinissimo all’affermazione a livello mondiale. Si è preso la Bundesliga nella prima parte della stagione 2017/18 risultando il più positivo del Borussia durante il periodo negativo, l’unico in grado di creare gioco dal nulla con i suoi spunti e il suo estro. Lo statunitense è un’ala sinistra di natura, ma può giocare quasi ovunque: ha dimostrato anche un’ottima capacità tattica giocando a destra a tutta fascia senza soffrire particolarmente la fase difensiva, anche se è prima di tutto, ovviamente, un giocatore d’attacco. Ha già addosso gli occhi di tutta Europa e ciò che gli manca sembra soltanto essere una campagna europea all’altezza della propria fama. Per prendersi la Champions League dovrà attendere – forse – l’anno prossimo, ma nel frattempo è già leader tecnico a Dortmund: le fortune offensive delle Wespen sembrano già dipendere dalla sua vena.

Fonte immagine: Twitter @ESPNFC

Jadon Sancho (classe 2000, Borussia Dortmund)

Di due anni più giovane è Jadon Sancho, acquisto estivo del Bvb dell’ultimo giorno di mercato. Watzke ha sborsato 10 milioni di Euro per strapparlo al Manchester City, una cifra spaventosamente alta per un diciassettenne che non aveva mai esordito tra i pro in Inghilterra. Cresciuto nel Watford, l’inglese è passato ai Citizens nel 2015 prima di rimanerci soltanto due anni. Anche Guardiola si è sbilanciato, dicendosi dispiaciuto per l’addio del fantasista. Le sue doti migliori sono tecniche e atletiche: ha velocità, ma soprattutto tanto estro. La personalità non gli manca, tanto che appena arrivato al Dortmund ha scelto la numero 7 che era stata di Ousmane Dembelé, passato al Barcellona. Sancho può svariare su tutto il fronte d’attacco per caratteristiche, anche se non è sicuramente una punta; può giocare alle spalle di un attaccante più puro, ma il meglio lo dà sulle corsie.

Jann-Fiete Arp (classe 2000, Amburgo)

Oltreoceano lo chiamerebbero the next big thing della Germania del pallone. Jann-Fiete Arp sembra non voler lasciare alla Nazionale nemmeno il tempo di sfruttare appieno il talento di uno dei probabili potenziali migliori attaccanti della storia del calcio tedesco, che risponde al nome di Timo Werner. Tra i due intercorrono soltanto 4 anni di differenza (la punta del Lipsia è un classe 1996) e i paragoni con i grandi del passato si sprecano per entrambi. Arp ha ovviamente tutto da dimostrare, due gol e qualche presenza in Bundesliga sono ancora troppo poco per consacrarsi, ma i prodotti della Germania raramente deludono le aspettative, anche se non vanno ovviamente pressati. Non è sicuramente un vantaggio giocare in una delle peggiori squadre della lega sia per classifica che per organizzazione, da un lato. Dall’altro però c’è una grossa chance di esplodere: è paradossale, ma la salvezza dell’Amburgo passa già dai suoi gol. E la carta d’identità recita “anno di nascita: 2000”.

Alexander Isak (classe 1999, Borussia Dortmund)

Dopo l’incursione nel nord della Germania si torna nella Ruhr e al Westfalenstadion, dove Alexander Isak aspetta la propria chance per potersi mostrare all’intero mondo calcistico. Per il ragazzo svedese il discorso dei paragoni è già sfuggito di mano da tempo: gli è toccata la non proprio comoda etichetta di nuovo Zlatan, conseguenza naturale per un giovane rampante dotato di un fisico fuori dal comune e con il gol che gli scorre nelle vene – sebbene Ibra non fosse un realizzatore implacabile nei primi anni di carriera, prima della cura Capello. Ha già esordito e segnato in Nazionale maggiore, ça va sans dire il più giovane di sempre per quanto riguarda la Svezia, mentre a Dortmund sta abbastanza faticando, complice anche l’ingombrante presenza di Aubameyang nello stesso ruolo. Le prestazioni del gabonese sembrano però in leggero calo e si vocifera anche di un possibile addio a gennaio. Per Isak potrebbe essere un punto di svolta, probabilmente il primo di una lunga carriera.