Un salto in avanti, una capriola per capovolgere la visione di se stesso: l’Arsenal vola con i gol di Aubameyang, mai così forte come in questa Europa League. Anche meglio del bomber che faceva sognare il Borussia Dortmund, finalmente decisivo in una coppa europea fino in fondo. La vittoria dell’Arsenal a Mestalla è di enorme prestigio perché il Valencia ha approcciato con lo spirito delle rimonte che hanno preceduto questa gara e ha onorato l’impegno anche quando gli servivano 4 gol per qualificarsi a Baku.

Ma ogni sogno è stato spento da Aubameyang, con gol pesanti come macigni. A partire dal primo, quell’1-1 che ha definitivamente indirizzato la gara: nell’ottica del doppio confronto non importante quanto il secondo, ma per l’inerzia di una gara incominciata sotto il dominio del Valencia legittimato dalla rete di Gameiro, è stato il vero fattore per smorzare una partita destinata a ribaltare quanto visto all’Emirates. Partita di lusso la sua, accanto a un Lacazette che è il perfetto partner per l’Arsenal versione Europa League, la coppa di Emery, ancora una volta in finale al primo tentativo del post Siviglia.

Tutto più facile con una coppia d’attacco così: forti e decisivi in una coppa che valorizza il loro talento. Quella sensazione di incompiutezza cancellata da un cammino fin qui esaltante in cui il volto di entrambi è stato fisso in copertina. Questa serata stavolta celebra di più Aubameyang per tanti motivi: per la tripletta, per il definitivo salto di qualità, per l’immagine che lascia di un Arsenal che adesso sembra essere più che mai il suo Arsenal, la squadra da battere.

Ne fa le spese un Valencia volenteroso che però ha perso una volta che sono venuti a galla i limiti delle squadre: la sofferenza sulle fasce dell’Arsenal non era così grave quanto il gap tra la coppia centrale valenciana e l’attacco dei Gunners. Entrambi i fattori sono stati la causa dei gol, solo che uno ha portato conseguenze decisamente più drastiche. Conseguenze che mandano avanti l’Arsenal, che torna in una finale europea 13 anni dopo la sconfitta di Parigi in Champions col Barcellona. Deciso finalmente a fare il salto come il suo simbolo Aubameyang.