Il mondo del calcio inglese piange un suo fenomeno: Gordon Banks è stato il miglior portiere della loro storia, Campione del Mondo del ’66 e iconico in uno degli episodi che consegnano l’Inghilterra nella storia dei Mondiali.

Se il gol fantasma di Hurst nella finale del 1966, legato all’unico Mondiale vinto dall’Inghilterra, è il momento cult del football ai Mondiali, gli episodi più memorabili degli inglesi nel torneo sono legati a partite perse. Facilissimo menzionare l’altro gol fantasma contro la Germania, quello non convalidato a Lampard nel 2010 con la palla nettamente oltre la linea, ancora nella memoria di tutti. Altrettanto banale sarebbe citare la partita contro l’Argentina del 1986.

Indimenticabile, invece, è una parata. Da Campione del Mondo. Quella di Banks contro il Brasile nel 1970, nella sfida tra la squadra che aveva vinto il Mondiale precedente e quella che avrebbe conquistato il titolo poche partite dopo. Se nei ricordi dei brasiliani o gol que Pelé não fez è il tiro da metà campo contro la Cecoslovacchia, che ha dato il nome a questa tipologia di reti segnate in Brasile, lo stesso Pelé constatò che in realtà la rete più bella che non ha segnato in quel Mondiale fu contro l’Inghilterra, a Guadalajara, il 7 giugno del 1970: “La più grande parata che abbia mai visto”, come lui stesso la definì. Durante la seconda giornata del terzo gruppo del Mondiale, il brasiliano volò per intercettare un cross di Jairzinho e schiacciare di testa la palla. Ma senza fare i conti con Gordon Banks, il miglior portiere della storia dell’Inghilterra, che con un tuffo incredibile riuscì a deviare la sua conclusione in calcio d’angolo. Un intervento passato alla storia come “The greatest ever save”, la più grande parata di tutti i tempi.

Non evitò la sconfitta per 1-0, anche perché sarebbe andata contro la tradizione degli inglesi celebrare una prodezza in una partita vinta, ma fu talmente straordinaria da far riconoscere a Banks, cosciente di aver compiuto un gesto tecnico unico: “Sarò ricordato per quella parata”. Gordon Banks per arrivare a quel caldo pomeriggio di Guadalajara ci aveva messo tutta la vita. Sin da adolescente. Nato nel 1937, a quindici anni lasciò la scuola per iniziare a lavorare: la famiglia aveva bisogno di soldi e non poteva permettersi di pagare gli studi. Nella periferia di Sheffield, a Tinsley, Banks lavorò prima come operaio del carbone, poi da muratore. Prima di diventare portiere del Leicester e della nazionale inglese: “All’epoca non mi ero reso conto di stare costruendo i muscoli delle braccia e delle gambe, mi ha indirettamente aiutato”. E in quella parata su Pelé, più che nel Mondiale conquistato nel 1966, c’era tutto il passato di Banks: non solo tecnica e riflessi, ma anche forza e agilità. Doti costruite nella sua storia personale, oltre che in allenamento. Perché un gesto tecnico di quel livello non poteva essere un caso. Lo spiegò lui stesso: il caldo a Guadalajara si faceva sentire, si era ben oltre i trenta gradi e il terreno di gioco era duro. Nel riscaldamento Banks notò che la palla prendeva velocità sui rimbalzi. “Ho pensato fosse meglio allenarsi di più per abituarsi al terreno”. Una partita qualsiasi della fase a gironi divenne così una delle più famose della storia dei Mondiali. Grazie a Gordon Banks, la più triste perdita per il calcio inglese.