L’Athletic Club è la squadra più famosa, più forte (un tempo) e più ricca di storia nel País Vasco, la squadra per cui tifa ogni singolo abitante della Bizkaia, o quasi. Percorrendo la Ría (termine utilizzato dai bilbaini per indicare il fiume Nervión), qualche chilometro a Nord a Bilbao, ci si imbatte in Barakaldo, una città con fin troppi abitanti per essere così sconosciuta fuori dai confini spagnoli, con una storia legata indissolubilmente alla capitale economica del País Vasco.

L’evoluzione di Barakaldo

Non c’è unanimità sull’origine del nome Baracaldo ( “Barakaldo” in euskera), la lingua basca d’altronde non è di facile comprensione e poco o nulla a che a vedere con le lingue neolatine. Tipica del País Vasco è invece la motivazione per cui Barakaldo ha assunto importanza nel corso degli anni diventando la città più popolosa (circa 100mila abitanti) dopo le tre capitali delle rispettive province basche (Bilbao, San Sebastián e Vitoria).

Città industriale per eccellenza, Barakaldo era conosciuta per i suoi altoforni e per le grandi industrie, motori di una regione ricca ai livelli di Madrid e della Catalogna. Il costante sviluppo industriale ha portato con sé, come conseguenza, un’urbanizzazione impressionante nel corso del ‘900 alla quale questa piccola terra circondata da quattro fiumi, non era pronta. Negli ultimi anni le istituzioni stanno cercando di modificare questo scenario quasi esclusivamente industriale suggerendo e finanziando diversi eventi culturali per permettere a “pueblos” come questi di avere altri sbocchi economici.

Proprio nella città di Barakaldo è sorto qualche anno fa il BEC (Bilbao Exhibition Centre) . Si tratta di un’installazione grandissima, circa 170.000 mq, con la capacità di ospitare eventi di caratura internazionale (come in occasione degli MTV awards 2018) e con un’affluenza di 1 milione di visitatori annuali. Dall’essere una città famosa per l’industria siderurgica e gli altoforni, è diventata appetibile per l’evento sopracitato e per i due grandi centri commerciali (MegaPark Barakaldo e Max Center) che attirano persone sia da fuori che dai paesi limitrofi.

Con le dovute misure, Barakaldo sta seguendo i passi della vicina Bilbao, che da città industriale è riuscita con il tempo a trasformarsi in una delle città con gli standard di vità più alti al mondo.

 

Baraka – El equipo fabril – Peñarol

Per alcuni è semplicemente Baraka, per questioni di velocità espressiva. Gli altri due soprannomi che caratterizzano la squadra di Barakaldo sono più particolari. Peñarol deriva appunto dalla famosissima squadra uruguaiana del Club Atlético Peñarol con cui il club di Gran Bilbao condivide i colori, l’oro e il nero. Equipo fabril può essere tradotto invece come squadra “manifatturiera” per sottolineare le umili origini di Barakaldo, dove piace identificare il nero con il fumo delle fabbriche e il color oro come la ricchezza che può da esse derivare.

Lo “scudo” de Barakaldo sulla porta 0 dello stadio Lasesarre.
Fonte: Francesco Castorani

Il Barakaldo C.F. ha festeggiato circa un anno fa il suo centesimo anniversario (è stato fondato nel 1917), ma nella sua lunghissima storia non è mai riuscito ad accedere alla Primera División. L’apice del club può essere datato 1954, anno in cui i “gualdinegros” hanno sfiorato la promozione al massimo campionato spagnolo posizionandosi secondi in Segunda per poi non riuscire a trionfare nei play-off. Da diversi anni militano in Segunda División B, categoria dalla quale non riescono più a separarsi pur avendo occupato diverse volte posizioni di vertice.

Convivere però con realtà basche così affermate come Real Sociedad e soprattutto Athletic Club, ma ormai anche con le vicine Alavés ed Eibar non è così facile per una piccola realtà. La “filosofia” radicata soprattutto nei Leones di non tesserare calciatori “stranieri” costringe gli scout del club bilbaino a pescare forse troppo spesso nelle squadre locali e a parcheggiare a volte i calciatori meno pronti proprio in club minori come il Barakaldo.

Questo porta e ha portato l’Equipo fabril a veder passare tra le proprie fila giocatori del calibro di Guillermo Gorostiza, Telmo Zarra e “Bata”, che poi hanno proseguito sulla Ría per trasformarsi in leggende dell’Athletic Club e del calcio spagnolo.

Questa filosofia non è condivisa dalla squadra della seconda città della Bizkaia (per dimensioni). Il Barakaldo infatti, a differenza dell’Athletic Club, si riserva il diritto di comporre la rosa a piacimento. Nella rosa odierna possiamo trovare innumerevoli ragazzi nati al di fuori dei confini di Euskal Herria e, addirittura, un portiere romeno e un attaccante marocchino, fatto invece inconcepibile per l’Athletic.

Lo stadio Lasesarre

Fonte: Francesco Castorani

Lasesarre è un luogo storico per gli abitanti di Barakaldo. Infatti la squadra gualdinegra ha avuto la fortuna di giocare nello stesso impianto per poco più di 80 anni, dal 1922 al 2003, anno dell’inaugurazione del Nuevo Lasesarre. Vietato chiamarlo con l’aggettivo “Nuevo” dato che i baracaldesi hanno lottato diversi mesi per farlo togliere. L’impianto è sicuramente più moderno e può ospitare circa 12.500 persone.

Situato all’interno di un parco, ha la particolarità di essere stato costruito nella stessa posizione lineare del Nuevo San Mamés. L’architetto Eduardo Arroyo ha integrato bene questa nuova struttura con il quartiere in cui si trova, giocando con un interessante e molto ben studiato effetto di luci in notturna che si oppone all’aria festosa di una partita pomeridiana. I posti a sedere all’interno dello stadio infatti sono di ogni colore possibile e hanno regalato a Lasesarre il soprannome di “Circo” o “Parchis” (gioco da tavolo spagnolo simile al Monopoli).