Arjen Robben e Franck Ribéry sono diventati un’istituzione per il Bayern Monaco nell’ultimo decennio. Sono stati gli eroi della Champions League vinta nel 2013 con il Borussia Dortmund, insieme hanno vinto 19 trofei (e il conto ancora non è pieno), hanno riscritto un pezzo di storia. Hanno definito un’era: l’era della Robbéry, del duo di ali di personalità, tecnica e talento forse più forte che si sia visto sul panorama mondiale negli ultimi anni.

Un olandese e un francese si sono presi la Baviera, l’hanno messa ai loro piedi e hanno scritto la storia di un club che abitualmente fuori dalla Germania ha sempre pescato poco. Due stranieri sono diventati i simboli di una squadra che si identifica nel territorio come poche altre, fino a portarla sul tetto d’Europa sotto l’arco di Wembley. Se si pensa a loro, si pensa a un’epoca del Bayern Monaco. Più di tutti gli altri che sono stati loro compagni di squadra. Ed è anche per questo che lasciarli andare via è stato (e sarà) difficile, come per loro sarà complicato lasciare la Baviera il prossimo giugno e ricominciare.

Sono arrivati all’Allianz Arena a due anni di distanza: il primo è stato Ribéry nell’estate 2007, Robben lo ha seguito due anni dopo, voluto da Louis van Gaal. Probabilmente nemmeno immaginavano di rimanere insieme fino all’estate 2019, per 10 stagioni. Sono diventati i leader della squadra, prima in campo e poi in spogliatoio. Hanno ricevuto lodi (fino al 2015) e poi critiche (negli ultimi tre anni) per gli anni che passavano e il rendimento che calava. Eppure il loro curriculum con il Bayern parla chiaro: oltre 260 goal complessivi, oltre 280 assist totali. E anche negli ultimi anni sono stati dei fattori importanti.

I numeri non mentono, soprattutto quando si entra in determinati ordini di grandezza. Sono entrambi nella top-11 dei migliori marcatori del Bayern Monaco, hanno avuto una continuità quasi disarmante, soprattutto se rapportata alla loro età (Robben va per i 35 a gennaio, Ribéry li ha compiuti ad aprile).

Sono stati capaci di ambientarsi perfettamente in una realtà all’apparenza difficile. Forse addirittura si sono ambientati troppo, potrebbe sottolineare Carlo Ancelotti, uno che secondo le voci è stato vittima proprio di loro due. Eppure Ribéry e Robben hanno significato talmente tanto per il Bayern che metterli in secondo piano è pressoché impossibile. Soprattutto se ancora oggi quando scendono in campo dimostrano di essere ancora giocatori validi per il livello a cui il club ambisce.

Ribéry è arrivato a Monaco nel 2007, Robben nel 2009. Insieme hanno totalizzato 261 goal e 281 assist.

Sicuramente i migliori anni sono passati. L’anno di gloria, il punto più alto, rimarrà per entrambi il 2013, con la vittoria della Champions al terzo tentativo. Negli ultimi 10 anni se escludiamo Real Madrid e Barcellona, è il loro Bayern la squadra più presente in finale di Champions League. Dopo le sconfitte nel 2010 e nel 2012, la vittoria del 2013 è stata una liberazione. Ovviamente non potevano non firmarla loro due, decisivi sia in occasione dell’1-0 segnato da Mandzukic, sia in occasione del 2-1 finale: assist del 7, rete del 10. A 100 secondi dalla fine del Klassiker più importante di sempre.

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Avrebbero probabilmente meritato un Pallone d’Oro da dividersi equamente, invece Ribéry si è dovuto accontentare del terzo posto nel 2013, mentre Robben non ha mai visto nemmeno il podio. Hanno pagato la sfortuna di essere dei contemporanei di Messi e Cristiano Ronaldo, ma hanno reso il Bayern l’alternativa più credibile al dominio spagnolo e si sono insediati dietro le squadre che i due fenomeni li hanno avuti negli ultimi 10 anni. Lo hanno fatto a suon di goal, diventando i simboli degli esterni a piede invertito: un mancino che gioca a destra e rende un marchio di fabbrica il dribbling e tiro all’incrocio opposto; un destro che a sinistra entra dentro al campo per tagliare le difese. Bastava mettere tutto il resto al posto giusto per rendere il Bayern una top club europeo.

L’eredità che lasceranno in mano ai successori – che hanno già nome e cognome: Alphonso Davies, Coman e Gnabry, più un altro dal mercato – sarà qualcosa di difficile da gestire, non tanto per il peso della maglia, ma per ciò che Robben e Ribéry sono arrivati a significare. Sono diventati il Bayern Monaco, in tutto e per tutto, in campo e fuori. E con il loro addio l’estate prossima si chiuderà un’era contraddistinta da record, vittorie e numeri da capogiro. Un’era forse irripetibile per quanto forte è stato il loro marchio nel club e nel calcio.