Giovani Lo Celso, un addio al Betis arrivato troppo in fretta. Almeno così la può pensare la maggior parte dell’afición verdiblanca che dopo Junior Firpo deve salutare anche l’argentino ex Rosario Central e PSG.

Dalla Francia era arrivato con l’obiettivo di rilanciarsi: età giusta, talento sconfinato ma soffocato dai pochi spazi che la realtà parigina offriva. Più che una cessione è stato un pentimento quello del Paris, costretto a vedere la propria stella brillare in un altro campionato.

Lo Celso per il Betis è stato la luce tecnica: perché se Joaquín ha rappresentato il cuore e la fantasia, Firpo la velocità e Bartra la sicurezza, Lo Celso è stato il motore di tutto ciò. Impiegato un po’ ovunque, a seconda delle necessità: regista, mezzala, trequartista, persino seconda punta.

Perché la posizione non cambia la sua maniera di giocare. La ricerca del compagno, la precisione di tiri e passaggi oltre a una grande qualità nel tocco di palla lo hanno reso adattabile a tantissimi contesti, fino a farlo diventare una delle attrazioni della Liga.

Il Betis però sta per perdere tutto ciò, con grande rammarico per il pubblico del Villamarín che in attesa dell’arrivo di Borja Iglesias e Álex Moreno si sta consolando con il solo Fekir mentre si vede strappare i principali idoli.

La qualità è chiaro che non manca a questa squadra, anche perché Canales sembra aver fatto pace con gli infortuni gravi e ha nei piedi i numeri giusti per mettere in circolo il gioco. Così come Fekir, già dalla prima amichevole, ha dimostrato di saper cucire e finalizzare le trame offensive.

Resta solo il rammarico di vedere una coperta molto corta nel Betis: una squadra che sta chiudendo ottimi acquisti ma che per ogni arrivo deve soffrire almeno una partenza di un certo livello.

Ma forse è l’anno giusto per farlo, perché l’addio di Setién regala l’opportunità di creare un Betis nuovo, sempre tecnico e dal gioco palla a terra sì, il DNA ormai è quello, ma forse più rapido e meno esteta.

Tutto senza Giovani Lo Celso, ormai a Londra alla ricerca della consacrazione in Champions, quel torneo che forse neanche con il Betis più bello degli ultimi 20 anni sarebbe riuscito a giocare.

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