Per la quinta volta in sei match, Antonio Conte non è riuscito a battere l’Arsenal. Il suo Chelsea si è schiantato contro la difesa dei Gunners nella semifinale d’andata di Carabao Cup 2017/18 e con la complicità di Ospina non ha portato a casa una partita alla portata, almeno a livello di occasioni. Troppe le chances sprecate dai padroni di casa, maggiormente lucidi in fase offensiva e con il pallino del gioco in mano, ma non a sufficienza per insaccare almeno un gol.

Lavoro duro per Mustafi, che contiene Hazard. | Fonte immagine: Twitter @Arsenal

Wenger – in tribuna per squalifica – ha optato per una difesa a tre piuttosto sperimentale, con Mustafi al centro affiancato da Chambers e Holding. I due giovani hanno faticato meno di quanto messo in preventivo, soprattutto nelle letture degli inserimenti avversari e dei tagli di Morata. Come d’abitudine l’ex Juve e Real si è mosso molto ed è stato bravo nell’aprire gli spazi in fase di ripartenza, situazione in cui la retroguardia Gunner è andata in difficoltà soltanto in alcune circostanze grazie all’ottimo aiuto del centrocampo. Mustafi è stato decisivo più di una volta e continuo all’interno della partita confermandosi un centrale ideale per una difesa a tre.

Il Chelsea ha creato i maggiori pericoli su calcio piazzato, situazione tattica in cui l’Arsenal si è mostrato spesso vulnerabile. Non però nella serata di Stamford Bridge, sebbene i saltatori di Conte abbiano le proprie responsabilità per aver sciupato almeno due occasioni ghiotte. A livello di occasioni non c’è stata partita, l’Arsenal ha creato poco e soltanto in ripartenza. Lacazette ha avuto una vera e propria palla-gol, sprecata malamente. Nella ripresa l’ingresso di un Sanchez un po’ troppo svogliato ed egoista non ha aiutato la fluidità di circolazione, sollecitata quasi esclusivamente da un buon Granit Xhaka.

Lottano sul pallone Lacazette e Christensen. | Fonte immagine: Twitter @Arsenal

Lo svizzero ha fatto più fatica in fase difensiva, soprattutto quando Hazard ha gravitato nella sua zona di campo. Quando il belga si è abbassato per creare, l’ex Gladbach ha spesso commesso fallo e non è riuscito a contenere il suo avversario. Come Morata e i compagni però anche Hazard è mancato negli ultimi venti metri. Nel primo tempo ci ha provato Moses sfruttando un momento poco positivo di Maitland-Niles, poi cresciuto all’interno del match, ma Ospina ha salvato due volte l’Arsenal. Nella ripresa il Chelsea ha invece saldamente tenuto il pallino del gioco in mano e assediato soprattutto nella prima mezz’ora, senza però sfondare.

Il pareggio finale lascia aperto ogni tipo di discorso verso la finale di Wembley. Il ritorno si giocherà all’Emirates Stadium il 24 gennaio e l’Arsenal ha una grossa chance per raggiungerla, potendo contare sui novanta minuti tra le mura amiche. L’obiettivo è raddrizzare una stagione già storta, se si esclude la vittoria del Community Shield: la Coppa di Lega può essere l’occasione.