Ultima trasferta dell’Italia in queste qualificazioni a Euro 2020 con gli Azzurri già ampiamente e saldamente in testa al girone. Contro una Bosnia già con la testa ai playoff Mancini potrebbe provare qualche esperimento a sorpresa e in queste convocazioni ha stupito più di tutte quella di Cistana. Ma non è l’unico a essere stato chiamato in Nazionale contro pronostico e questi sono cinque giocatori che probabilmente non ricordavate con l’Italia.

STEFANO BETTARINI
Uno dei terzini sinistri più interessanti del panorama calcistico degli anni ’90, ma la bella vita e le serate lo tradirono. Stefano Bettarini, romagnolo di Forlì, già a livello giovanile era considerato uno dei migliori nel suo ruolo con l’Inter neocampione d’Italia che lo portò nel proprio settore giovanile nel 1989. Dal 1991 i nerazzurri però decisero di non dargli una possibilità e dopo un ritorno in Romagna nelle serie minori con il Baracca Lugo girò molto in Serie B e con la Lucchese si mise in mostra tanto da guadagnarsi la chiamata del Cagliari prima e della Fiorentina poi. In Viola non riuscì a riproporre le belle cose fatte vedere in Sardegna e dopo solo un anno e mezzo andò al Bologna dove realizzò il suo primo centro in A. Bettarini passò poi a Venezia e nonostante due retrocessioni e una promozione visse grandissime annate e in Serie B fu decisivo per la risalita anche in zona gol segnando ben cinque reti. Nel 2002 passò alla Sampdoria dove a trent’anni visse una seconda giovinezza tanto che nel febbraio 2004 Giovanni Trapattoni lo mise in campo nell’amichevole con la Repubblica Ceca. Settantanove minuti e un sogno chiamato Europeo che però non si concretizzò anche perché Bettarini dall’anno successivo avrebbe avuto altri piani. Famoso più per essere il marito di Simona Ventura divenne via via sempre di più un uomo televisivo e di spettacolo e nel 2004-05 concluse la sua carriera con sole otto presenze al Parma.

EMILIANO BONAZZOLI
Da giovane era considerato un campione dal sicuro avvenire. Forte fisicamente e abile con i piedi Emiliano Bonazzoli non è riuscito in carriera a rispettare le aspettative che c’erano sul suo conto. Con gli inizi nella vicina Brescia fu importante per la promozione delle Rondinelle nel 2000, ma non riuscì a giocare la stagione successiva in Lombardia perché passò prima al Parma e poi al Verona in prestito. In Emilia ci tornò l’ anno seguente ma la concorrenza era davvero spietata. Mutu e Adriano erano già delle realtà importanti della Serie A nonostante la loro giovane età e a contendere il ruolo di terzo attaccante c’era un certo Alberto Gilardino. Andò alla Reggina dove contribuì a varie salvezze, ma il suo apporto in zona gol fu sempre limitato e nel 2005 passò alla Sampdoria. Il 2006 fu il suo anno d’oro dove iniziò a segnare con una certa regolarità e a sfoderare prestazione convincenti e nel novembre di quell’anno si realizzò il sogno di una vita. Nell’amichevole tra Italia e Turchia giocò tutto il secondo tempo al posto di Gilardino e quella fu la sua unica presenza tra i grandi. Girovagò ancora molto nella provincia italiana e ora è allenatore del Verona femminile.

DARIO DAINELLI
È impossibile non pensare al classico difensore adatto alle provinciali per una salvezza tranquilla e non fare riferimento immediato a Dario Dainelli. Un centrale non certo spettacolare, dotato però di grande capacità gestionale del reparto e che difficilmente si schiodava dalla sua posizione come dimostrano i pochissimi gol segnati in carriera. Tanta gavetta tra Modena, Cavese, Andria, Lecce e Verona, ma è a Brescia che Dainelli riesce a esplodere. Ben guidato da Petruzzi giocò una strepitosa annata 2002-03 con le Rondinelle di Mazzone che esaltarono il Rigamonti e chiusero con un fantastico ottavo posto. Nella stagione seguente via il centrale e il tecnico romano e con De Biasi in panchina Dario divenne l’uomo di riferimento della difesa biancoblu e arrivò un’altra grande salvezza. A fine anno però la Fiorentina, neopromossa in Serie A, decise di puntare su di lui e divenne una colonna della squadra tanto da diventarne Capitano. Nel 2005 Lippi lo chiamò in Nazionale per un’amichevole negli Stati Uniti contro l’Ecuador e partì dal primo minuto, ma per sua sfortuna causò il rigore del definitivo 1-1 e questa fu la sua unica presenza Azzurra. Passò al Genoa nel 2010, poi sei anni bellissimi al Chievo prima di chiudere al Livorno nella passata stagione una grande carriera.

GENNARO DELVECCHIO
La stoffa del predestinato Gennaro Delvecchio proprio non ce l’aveva. Già poterlo pronosticare in Serie A sembrava impossibile e invece con tanta grinta e tanto impegno riuscì a scalare le categoria fino a raggiungere la tanto attesa Nazionale. Dopo gli inizi nella sua Barletta, passò a Melfi, quindi Giulianova, Castrovillari, Catanzaro e Sambenedettese. Nelle Marche ebbe la fortuna di conoscere Luciano Gaucci che divenne il suo punto di riferimento. La grande stagione in rossoblu gli permise di salire di categoria andando al Catania e nel 2004 al Perugia neoretrocesso. Furono due annate fantastiche concluse purtroppo con la retrocessione per illecito degli umbri, ma Delvecchio aveva stupito tutti. La prima esperienza in A arrivò a ventisette anni con il Lecce e fu tra i migliori della squadra tanto da passare a fine anno alla Sampdoria. Ad agosto però arrivò l’inattesa chiamata di Donadoni, sfruttando il riposo concesso ai neocampioni del mondo, ma a Gennaro non interessava. A Livorno avrebbe difeso i colori Azzurri contro la Croazia e lo fece per ottantacinque minuti e non importa se i balcanici vinsero per 0-2. In blucerchiato arrivò un giocatore rigenerato e per tre anni a Genova si dimostrò anche ottimo uomo gol. Nel. 2009 iniziò il declino della sua carriera con vari cambi di squadra da Catania all’Atalanta, da Lecce a Grosseto fino a quando non chiuse al Bari nel 2014.

ALESSANDRO PARISI
Palermitano di nascita, ma messinese di adozione Alessandro Parisi divenne un idolo della tifoseria giallorossa tanto da meritarsi il soprannome di Roberto Carlos dello Stretto. Dopo gli inizi nella squadra della sua città e un breve prestito al Trapani, fu costretto a lasciare la Sicilia per giocare con una certa continuità e passò alla Reggiana. In Emilia fece bene, ma fu alla Triestina che divenne un uomo fondamentale. I giuliani volevano tornare grandi e a Parisi non importò scendere di categoria in C2 perché in due anni arrivarono altrettanti promozioni e nel 2002 tornò a giocare la Serie B con gli alabardati. A Messina la promozione era un obbiettivo, ma per farlo serviva essere forti in tutti i reparti e così tornò nella sua isola e in cinque anni visse tutti i momenti più belli della storia di questo club. Arrivò subito la promozione e Alessandro portò a casa un bottino pazzesco, ben quattordici reti in campionato e iniziò a far parlare di sé in tutta Italia. L’approccio al primo anno di A fu pazzesco e i giallorossi, grazie anche ai suoi sei gol e alle sue sgroppate sulla sinistra, conclusero con un memorabile settimo posto e nel novembre 2004 arrivò la convocazione in Nazionale. L’amichevole con la Finlandia venne giocata proprio al San Filippo di Messina e Parisi fu l’unico giallorosso a partire da titolare e per un tempo giocò una discreta partita. Lippi non lo convocò più, ma che emozione quel 17 novembre. Nella stagione seguente un problema lo tenne fuori per quasi tutto l’anno e solo la retrocessione d’ufficio della Juve salvò il Messina. Rimase fino al 2008, prima di passare al Bari e poi al Torino nel 2012.