Ajax e Juventus è una grande classica del calcio europeo ed è una della pochissime partite che può dire di essere stata per ben due volte una finale di Champions League. Parità nelle vittorie, con i Lancieri che vinsero nel 1973 e la Vecchia Signora si rifece nel 1996. Grandi campioni dunque, ma anche qualche meteora che non lasciò il segno. Questi sono cinque giocatori che probabilmente non ricordavi in maglia Ajax.

BOJAN KRKIĆ
Considerato per tanti anni un sicuro fenomeno del calcio europeo Bojan Krkić è stata una delle più grandi delusioni dell’ultimo decennio. Dopo aver sfondato nelle giovanili del Barcellona faticò ad affermarsi in prima squadra dove gli venne preferito il suo compagno di cantera Pedro. I blaugrana provarono a mandarlo in Italia con un prestito biennale alla Roma, ma dopo la prima disastrosa stagione i giallorossi rimandarono al mittente il giovane Bojan. Restò ancora un anno nel Belpaese ma anche al Milan le cose non migliorarono e così nel 2013 tentò l’esperienza in Olanda all’Ajax. Nemmeno le larghe difese dell’Eredivisie lo aiutarono e con la miseria di cinque gol tra campionato e coppe tornò mestamente in Catalogna prima di essere ceduto definitivamente allo Stoke City e ricominciare altri giri per l’Europa.

ANGELOS CHARISTEAS
Il dio del calcio greco, l’uomo che rese possibili i sogni di una nazione e che nel 2004 divenne simbolo dell’impresa della Grecia all’Europeo in Portogallo. Angelos Charisteas ha basato la sua carriera principalmente su quella magica estate lusitana anche perché dopo i buoni inizi con l’Aris Salonicco l’avventura tesesca con il Werder Brema non stava andando nel migliore dei modi. Certo vinse lo storico titolo del 2003-04 ma faticò sempre a guadagnarsi un posto da titolare e così nel gennaio del 2005 passò all’Ajax. Disputò due stagioni con i Lancieri ma lasciò sempre la sensazione di essere un eterno incompiuto e anche dalle parti dell’Amsterdam ArenA non furono molti le reti, quattordici tra campionato e coppe. Ebbe un ultimo squillo di tromba nel 2006-07 con il Feyenoord prima di iniziare a girare moltissime squadre, soprattutto tedesche, e chiudere la carriera nel 2014 al Sydney Olympic.

MOUNIR EL HAMDAOUI
Olandese di origine marocchina, Mounir El Hamdaoui è stato per vari anni uno dei migliori giocatori dell’Eredivisie e chissà cosa avrebbe potuto fare se il suo brutto carattere non l’avesse fermato. Dopo le tanti reti da giovanissimo con l’Excelsior fu il Tottenham a portarlo in Inghilterra, ma non riuscì mai a debuttare con gli Spurs e così, dopo brevi esperienze al Derby County e al Willem II, passò all’Az Alkmaar. Furono tre stagioni magiche e dopo la prima di assestamento dopo un brutto infortunio El Hamdaoui iniziò a segnare come non mai arrivando per ben due anni consecutivi sopra i venti gol stagionali. Reti che permisero a lui e alla squadra di vincere il titolo nel 2008-09. L’Ajax allora puntò su di lui per la sua rinascita ma l’esperienza fu di luci e ombre. In campo Mounir diede il suo contributo ma con Frank De Boer i rapporti furono a dir poco pessimi. Venne messo fuori squadra per più di un anno e la società fece slittare di sei mesi il suo passaggio alla Fiorentina. Un anno senza toccare il campo era veramente tanto e a Firenze El Hamdaoui iniziò la sua fase calante della carriera dove non riuscì più a tornare ai fasti di Alkmaar.

URBY EMANUELSON
Terzino o ala sinistra Urby Emanuelson ha fatto vedere ottime cose in carriera, ma non è mai riuscito nel definitivo salto di qualità. Nato ad Amsterdam e cresciuto nelle giovanili dell’Ajax dal 1994, quando aveva solo otto anni, visse un amore lungo e intenso con i Lancieri che lo portò a debuttare in Coppa Uefa nel 2005 contro l’Auxerre a soli diciotto anni. A diciannove era già titolare sulla fascia sinistra e non la mollò più anche se i suoi limiti difensivi lo porteranno sempre più spesso a centrocampo. A sorpresa nel gennaio del 2011 lasciò Amsterdam e l’Olanda per approdare in Italia nel Milan che vinse a fine anno lo Scudetto, ma in rossonero non riuscì a sfondare. Qualche buona prestazione e qualche bel gol, ma senza lasciare il segno. In Serie A giocò anche con Roma, Atalanta e Verona prima di continuare la sua carriera in patria nell’Utrecht.

LUIS SUÁREZ
Uno degli attaccanti più forti del nuovo millennio, esempio di come deve essere il centravanti moderno: veloce, scattante, a servizio della squadra e tremendamente freddo sotto porta. Luis Suárez è questo e molto altro e ci mise poco per farsi apprezzare dal Vecchio Continente. Dopo un anno al Nacional a diciannove anni approdò in Olanda al Groningen e anche qui fece vedere il suo enorme talento che fece sì che l’Ajax lo acquistò immediatamente. Medie gol pazzesche con i Lancieri, mai sotto i venti centri a stagione e la pazzesca annata 2009-10 dove mise a segno trentacinque reti in tentatre giornate e chiuse in stagione con quarantanove marcature su quarantotto partite disputate. Una macchina da gol incredibile e l’Olanda iniziava a stargli stretta. Passò al Liverpool e anche con i Reds le segnature non mancarono, anche se rimarrà sempre il grande rimpianto per la Premier League 2013-14 dove non bastarono i suoi trentuno gol per tornare campioni d’Inghilterra. Alla fine di quella stagione passò al Barcellona con i quali vinse tutto affermandosi come un fenomeno dei giorni nostri.