L’Atalanta ha iniziato veramente male la sua avventura in Champions League e per provare a rimettersi in corsa servono due imprese contro il Manchester City. Gli inglesi sono i favoritissimi del girone e le prime due vittorie sembrano averli già indirizzati verso il passaggio agli ottavi di finale. Una grandissima squadra che però è nata negli ultimi anni dopo periodi non proprio fortunati e con elementi non all’altezza. Ecco dunque cinque giocatori che probabilmente non ricordavate avessero giocato per il Manchester City.

MARC-VIVIEN FOÉ
Centrocampista dalle belle speranze, un inizio nelle giovanili da protagonista e un lento declino fino alla morte in campo. Marc Vivien Foé è uno dei casi più tristi del calcio mondiale del nuovo millennio e il suo decesso fa ancora discutere. Dopo gli inizi in patria nel Canon Yaoundé venne visionato dai dirigenti del Lens che se ne innamorano e lo portano in Francia. Qui visse le sue annate migliori dove vinse un campionato e per poco il Manchester United non decise di acquistarlo ma non se ne fece nulla. Una prima esperienza inglese al West Ham prima di tornare in Francia al Lione per laurearsi ancora campione di Francia. Fu protagonista nel Camerun campione d’Africa nel 2000 e nel 2002 e proprio in quell’estate passò al Manchester City dove visse una grandissima stagione con ben nove gol segnati. Stava per essere un pezzo pregiato del mercato ma in Confederations Cup qualcosa andò storto e durante la semifinale con la Colombia ebbe un attacco cardiaco e morì così in mezzo al campo. Resta ancora oggi una delle scomparse più dolorese nel mondo del calcio.

OWEN HARGREAVES
Inglese tenace, mediano tuttofare che è riuscito a guadagnarsi un posto da titolare in nazionale anche in mezzo ai fenomeni del centrocampo britannico. Owen Hargreaves è sempre stato la fortuna dei propri allenatori e soltanto qualche infortunio di troppo ne ha limitato la carriera. Nato in Canada, ma con passaporto gallese e inglese, iniziò con le giovanili dei Dragoni prima di passare a quella dei Tre Leoni. Nel 2000 però lasciò la Gran Bretagna per andare in Germania e al Bayern si conquistò dopo poco il posto da titolare e al primo anno su laureò già campione d’Europa. Una lunga e intensa avventura in Baviera che lo portò a essere uno degli uomini più importanti del centrocampo per ben sette stagioni fino al 2007 quando decise che era tempo di tornare in Inghilterra, direzione Manchester United. Nel primo anno riuscì a giocare con una certa continuità vincendo ancora una Champions League, ma una tendinite a entrmabe le ginocchia ne limitò tantissimo il minutaggio e nei successivi tre anni con i Red Deviles vide il campo poco o nulla. Mancini e il Manchester City gli diedero un’ultima occasione nel 2011 dove riuscì a vincere un’altra Premier e a segnare l’ultimo gol della sua carriera in Carling Cup contro il Birmingham, ma la sua condizione fisica era ormai estremamente compromessa e a fine anno decise di ritirarsi.

DENIS LAW
Probabilmente il più grande giocatore scozzese di tutti i tempi, il Pallone d’oro del 1964 e un giocatore che in attacco ha sempre fatto divertire i propri tifosi. Denis Law è il classico giocatore fantasioso degli anni ’60, ma che riuscì ad abbinare alla sua grande classe anche una discreta corsa per quegli anni. Dopo gli inizi con l’Huddersfield nel 1960 venne acquistato dal Manchester City quando già da due anni era una colonna della Scozia. Con gli Sky Blues fece faville e in un anno realizzò ben ventitre reti tra campionato e coppa e così anche all’estero si accorsero di lui. Il Torino lo portò in Serie A, dove non fece male perché dieci gol in quegli anni erano un ottimo bottino per chi non era un centravanti, ma l’estremo tatticismo e il gioco difensivo italiano lo portarono lontano dal Piemonte dopo solo un anno per tornare a Manchester, questa volta sponda United. Furono gli undici anni migliori della sua carriera dove vinse tutto quello che c’era da vincere, compresa la Coppa dei Campioni 1967-68, nonostante non riuscì a giocare per infortunio la finale. L’anno dopo fu capocannoniere del massimo torneo continentale con nove reti, ma il declino dei Diavoli Rossi era imminente. Nel 1973 decise di tornare al suo primo amore, il Manchester City e fece uno dei gol più importanti proprio in un derby. Uno splendido colpo di tacco costó addirittura la retrocessione in seconda divisione alla sua ex squadra che avrebbe dovuto aspettare ancora tantissimi anni prima di tornare ai vertici del calcio continentale. A fine anno riuscì a giocare il suo primo Mondiale, ma la Scozia venne eliminata al primo turno e in quell’estate lasciò il calcio.

ROQUE SANTA CRUZ
Il simbolo del calcio paraguaiano in grande ascesa negli anni novanta e duemila. Attaccante con grandi qualità realizzative, capace di segnare in tutti i modi possibili è però stato troppo spesso bloccato dagli infortuni. Dopo gli inizi in patria nell’Olimpia venne portato a diciotto anni in Europa al Bayern Monaco dove rimase ben otto anni. Fu sempre l’attaccante di scorta dei bavaresi sempre chiuso da attaccanti come Elber e Pizarro prima e Roy Makaay poi, ma nonostante questo ogni volta che entrava a gara in corso era sempre un pericolo. Divenne campione d’Europa del 2001 e nel 2007 subì la rifondazione del Bayern e dovette lasciare la squadra per andare al Blackburn in Inghilterra. Il primo anno fu il suo migliore in carriera dove arrivò addirittura a ventidue centri stagionali. Rimase ancora un anno prima di essere acquistato nel 2009 dal Manchester City, ma i problemi fisici tornarono a farsi sentire con prepotenza. Un anno e mezzo con gli Sky Blues con tanta infermeria, qualche gol e l’inizio di vari prestiti tra Blackburn e Betis Siviglia, prima di essere acquistato dal Málaga e chiudere carriera ancora all’Olimpia.

PETER SCHMEICHEL
Uno dei migliori portieri della storia del calcio, un vero eroe a Manchester e amatissimo in entrambe le squadre. Peter Schmeichel ha rappresentato al meglio il ruolo del numero uno riuscendo ad abbinare costanza di rendimento, senso della posizione e qualche intervento spettacolare che non guasta mai. Dopo svariati anni nella sua Danimarca, con assaggi di grande calcio europeo al Brøndby, passò nel 1991 al Manchester United. Fu da incorniciare il suo primo anno, perché a fine stagione alzò al cielo la Supercoppa Europea, la Coppa di Lega inglese e soprattutto fu tra i protagonisti del miracolo danese del 1992 che vinse l’Europeo. Iniziarono i trionfi con i Red Deviles e l’apice arrivò con la Champions League del 1999, anno in cui chiuse la sua avventura con la squadra di Sir Alex Ferguson. Due anni a Lisbona nello Sporting e uno a Birmingham all’Aston Villa, prima di tornare a Manchester nel 2002, ma questa volta al City. La stagione fu esaltante e gli Sky Blues neopromossi ottennero un grande nono posto, anche grazie agli interventi del portierone danese che a quarant’anni decise di appendere i guantoni al chiodo.