Scontro di primissimo livello in Europa League dove già ai sedicesimi di finale una tra Lazio e Siviglia dovrà dire addio alla competizione. Gli spagnoli sono dei grandi esperti del torneo avendolo vinto per ben cinque volte. Molta gente passata dalla Serie A ha vestito la maglia Rojiblanca, ma non sempre gli acquisti sono stati felici. Ecco cinque giocatori che non hanno sfondato al Sánchez Pizjuán.

BEBETO
Uno dei più forti attaccanti brasiliani della storia, in grado nel 1994 di trascinate i verdeoro al titolo mondiale con il suo compagno di reparto Romário. Una lunghissima carriera iniziata a 18 anni nel Vitória prima di passare al ben più quotato Flamengo e con i rossoneri arrivarono le prime convocazioni in nazionale. La chiamata in Europa però tardò ad arrivare e quando nel 1989 passò al Vasco da Gama sembrò destinato ormai a una vita in patria. Invece nel 1992 il Deportivo la Coruña lo portò in Spagna dove passerà probabilmente le sue annate migliori e nel 1994 si laureò campione del mondo. Nel 1996 tornò in Brasile al Flamengo dove si confermò ancora una volta per essere una macchina da gol e dopo solo un anno tornò in Spagna. Era il Siviglia a volerlo nelle sue fila, ma l’avventura andalusa fu da dimenticare. La miseria di cinque partite e nemmeno lo straccio di un gol che portò anche alla clamorosa retrocessione della squadra. Finirà la carriera da giramondo cambiando varie nazioni prima di ritirarsi nel 2002.

ERNESTO CHEVANTÓN
Un leccese nato in Uruguay, questo è Ernesto Chevantón, vero idolo del popolo giallorosso salentino. Dopo i tanti gol in patria con il Danubio venne portato 21enne alla corte dei Semeraro dove instaurò fin da subito un legame fortissimo con il Lecce e la città. E non gli importò nemmeno di scendere in Serie B nel 2002, nonostante fosse un giocatore già in orbita nazionale e con i suoi sedici gol fu il trascinatore per il ritorno nella massima serie. Nella stagione successiva con Bojinov formò una coppia gol stellare e con Delio Rossi in panchina la squadra giocò un calcio fantastico ottenendo una larga e meritata salvezza. I suoi diciannove gol fecero si che l’Europa si accorse di lui e in particolare il Monaco vice campione d’Europa, ma gli anni monegaschi non furono dei più felici. Riuscì comunque a segnare ventisei gol complessivi, ma il peggio doveva ancora arrivare. Nel 2006 venne acquistato dal Siviglia dove passò tre anni e mezzo durissimi, con tanti infortuni e troppo spesso ai margini della squadra. Unica consolazione la splendida rete in rovesciata con cui permise ai suoi di battere il Real Madrid di Capello futuro campione di Spagna. Le difficoltà a livello fisico erano evidenti ma l’Italia gli diede un’altra occasione e dopo sei mesi all’Atalanta il ritorno nella sua Lecce da eroe e con quel gol al Napoli che diede la salvezza ai giallorossi.

IVAN JURIĆ
Un mastino del centrocampo, un lottatore che a Siviglia ha vissuto grandi stagioni, ma nel periodo peggiore della squadra. Dopo gli inizi in patria nella neonata Croazia con l’Hajduk Spalato, nel 1997 venne portato in Andalusia con la squadra appena retrocessa in Segunda División. E la prima stagione fu da dimenticare con la i Rojiblancos che chiusero con un triste settimo posto, ma si rifecero l’anno seguente tornando in Liga. Jurić era un punto importante della squadra, ma per lui e per i suoi compagni la massima serie era ancora troppo e così dopo un solo anno arrivò un’altra retrocessione. Fu tra i protagonisti della seconda promozione del 2001, ma il suo tempo al Sánchez Pizjuán era ormai scaduto e passò al Crotone dove visse grandi annate tra Serie B e Serie C1. Nel 2006 passò al Genoa dove divenne un idolo e addiritttura nel 2009 riuscì a ottenere le sue prime presenze in nazionale, prima di ritirarsi e iniziare la carriera da allenatore nel 2010.

MARCELO ZALAYETA
El Panteron Marcelo Danubio Zalayeta è stato per tantissimi anni il quarto dell’attacco della Juventus, pronto a entrare nei momenti critici e in grado di realizzare alcuni gol che gli hanno permesso di entrare nella storia. Partito dalla sua Uruguay ha giocato sia nel Danubio che nel Peñarol e la famiglia Agnelli si accorse di lui già a 20 anni e nel 1998 lo portò a Torino dove segnò contro il Napoli il suo primo gol in A e vinse a fine anno lo scudetto. Iniziò alcuni prestiti prima a Empoli e poi per due anni a Siviglia. In Spagna il numero di gol fu sempre basso, con cinque reti nel primo anno in Liga che non bastarono per salvare la squadra e altrettanti la stagione successiva conclusasi con la promozione. Ma a Torino era tornato il suo grande estimatore Marcello Lippi che lo riportò in bianconero dove fu sempre molto bravo a guadagnarsi il poco spazio che riceveva entrando nella storia con i decisivi gol nei supplementari con Barcellona e Real Madrid. Nonostante abbia seguito la Juventus in Serie B, anche nel torneo cadetto troverà poco spazio, chiuso dai vari Del Piero, Trezeguet e Bojinov, passando così nel 2007 a titolo definitivo al Napoli prima e al Bologna poi per arrivare a concludere la carriera in patria al Peñarol.

IVÁN ZAMORANO
L’amore che Iván Zamorano ha dato e ha ricevuto dalle maglie per cui ha giocato è difficilmente eguagliabile. Un mastino dell’area di rigore, pronto a correre e a lottare su ogni pallone e con uno straordinario istinto del gol. Dopo le valanghe di gol in Cile con il Trasandino e il Cobresal nel 1988 arrivò la chiamata europea da parte degli svizzeri del San Gallo e dopo una prima stagione di ambientamento, divenne nella Super League seguente il capocannoniere del campionato e venne acquistato dal Siviglia. In Andalusia il cileno visse due grandi annate, senza però riuscire a diventare quel bomber spietato che dimostrerà di essere di lì a poco ma facendo vedere il suo grande lavoro per la squadra e così nel 1992 arrivò la chiamata del Real Madrid dove riuscì a vincere la classifica del marcatori nel 1995. Nel 1996 passò all’Inter e in nerazzurro non segnò tantissimo, ma nonostante ciò è rimasto nel cuore di tutti i tifosi della Beneamata.