Nahitán Nández al Cagliari, altro che suggestione, ormai sembra cosa fatta. Un arrivo che sembra dipendere dalla partenza quasi scontata di Barella, destinato a partire forse in Premier League. Affare fatto, forse ora, forse a giugno, ma comunque ormai quasi impossibile da far fallire. Si tratta di un arrivo importantissimo per un club come il Cagliari, sia da un punto di vista tecnico che mediatico, data la concorrenza sul mercato per l’uruguaiano del Boca.

Dopo la finale del Superclásico sembrava che il suo futuro fosse in un club di dimensione europea, e invece sarà con ogni probabilità la Sardegna il suo destino italiano. Tutto più facile se in mezzo ci si mette la cessione di un top come Barella, il miglior centrocampista Under 23 in Italia che ambisce a diventare uno dei riferimenti europei nel ruolo. Via un giocatore di ottimo livello e infinite prospettive, dentro un centrocampista più maturo ma con già tracciati i lineamenti del leader.

Cambia tanto, per non dire tutto a livello di campo. Perché mentre sul discorso mercato è la migliore occasione che il club sardo può sfruttare, sul piano tecnico va a cambiare molto la conformazione della squadra. Nández con Barella ha davvero poco in comune: è veemente ma meno irascibile, è più corridore ma meno palleggiatore, è più duttile ma meno a fuoco su certe posizioni, ha più esperienza ma meno margini di crescita.

Una squadra che perde Barella per Nández deve andare logicamente incontro a dei cambi di pensieri e sistemi non da poco. Si passa da un calciatore abile in regia, seppur giochi in una posizione più defilata del centrocampo rispetto al consueto play basso, di palleggio e di intuizione, a un calciatore di grandissima grinta, temperamento e con la capacità di farti accelerare con grande semplicità. Nández può giocare nel ruolo di Barella, anzi, nel 4-3-1-2 molto probabilmente sarebbe proprio utilizzato in quella posizione, ma è la sostanza che cambia.

Si passerebbe da un Cagliari in grado di giocare un calcio più ragionato, che arriva ai cross sul fondo tramite più passaggi rasoterra consecutivi, a una squadra più dinamica, che deve costruire l’azione in meno tempo ma con più dispendio di energie. Su un fatto entrambi sono identici: odiano perdere. Nández ci mette l’anima, lo fa sempre e a tratti sembra anche intimorire chi viene a fare i contrasti con lui. Attenzione, non è un falloso, ma uno che sa come uscire con la palla al piede da un corpo a corpo. Barella è più indisciplinato su questo punto di vista e tende a perdere la calma, tanto che l’eccessiva quantità di gialli ricevuti in queste stagioni sono figli più di sciocchezze che di falli veri e propri.

Ma entrambi sanno cosa significa voler vincere, forse la cosa più importante in un cambio che sembra cambiare totalmente le radici di una squadra.