Sono passati nove mesi da quando Ole Gunnar Solskjaer ha preso posto sulla sua nuova panchina, ma qualcosa nel Manchester United continua a non funzionare. Se nella sua prima mezza stagione al norvegese è bastato rimettere in ordine il caos creato da José Mourinho, restituendo pace e serenità a uno spogliatoio alla deriva, dall’inizio di questo nuovo campionato si è intravista la sua prima idea di gioco, quella con il quale i Red Devils hanno battuto il Chelsea per 4-0.

Dopo un esordio così le aspettative sulla squadra sono volate alle stelle, aiutate da una campagna acquisti estiva molto dispendiosa che sembrava finalmente aver rinforzato la rosa dove più ce n’era bisogno. Eppure, i pareggi contro Wolverhampton e Southampton e la sconfitta deludente contro il Crystal Palace hanno fatto ripiombare lo United in una crisi profonda.

In realtà non esiste un unico colpevole in questa situazione: sebbene Solskjaer non sia riuscito ancora a trovare in modo di amalgamare tutti i talenti a sua disposizione per creare una squadra competitiva, le tante lacune presenti in ogni reparto sono un peso troppo grande per permettere allo United di spiccare il volo come aveva sognato qualche mese fa.

La prima evidente mancanza si trova in attacco e porta il nome di Marcus Rashford. Al giovane il talento di certo non manca, come ha già dimostrato in molte occasioni, soprattutto nelle partite più importanti in cui è riuscito a giocare con molta sicurezza nonostante la sua età. Ed è forse proprio per questo che il suo allenatore ha deciso di mettere alla porta Romelu Lukaku per lasciargli più spazio e dargli più continuità, ma i risultati ottenuti non sono stati quelli sperati. Dallo scorso dicembre, ossia da quando è arrivato Solskjaer, Rashford ha segnato appena 9 gol, sebbene abbia tirato in porta per 82 volte, con un tasso di conversione del 30%, molto più basso dei suoi colleghi dei top club della Premier League.

La mancanza di concretezza è un problema che l’attaccante dovrà cercare di risolvere al più presto, soprattutto perché dietro di lui scalpitano Anthony Martial e soprattutto Daniel James, capocannoniere della squadra in queste prime settimane di campionato che porrebbe presto assumere un ruolo sempre più da protagonista.

L’attacco però non è il fattore principale del crollo dello United, a cui la sicurezza manca soprattutto in difesa. Con gli acquisti di Aaron Wan-Bissaka e Harry Maguire l’allenatore norvegese pensava di aver costruito un un repartoforte con due centrali di livello, ma in realtà i punti deboli sono rappresentati proprio dai giocatori già presenti in rosa. Gli errori più evidenti sono stati commessi contro il Crystal Palace: la sconfitta è arrivata a causa dell’instabilità del reparto più arretrato con gli errori di de Gea e Lindelof che sono costati i tre punti in una partita che sulla carta non era di certo impossibile.

Se il portiere ha più possibilità di ritornare sulla strada giusta, per lo svedese non ci saranno molte altre occasioni e, per di più, neanche i giocatori che potrebbero sostituirlo dalla panchina sembrano tanto affidabile da poter risolvere il problema in tempi brevi.

L’ultima nota dolente del Manchester United è Paul Pogba dal quale, dopo aver chiuso il campionato come capocannoniere della sua squadra, ci si aspettava molto di più, ma che neanche questa volta è riuscito a trovare la giusta continuità nelle prestazioni. Nel 4-2-3-1 progettato da Solskjaer, Pogba è libero di agire assecondando il suo talento, ma raramente è risultato decisivo in queste prime quattro partite giocate, nelle quali avrebbe potuto fare davvero la differenza. Al suo fianco poi Scott McTominay e Nemanja Matic non rappresentano assolutamente le spalle perfette per dare protezione al centrocampo, reparto in cui forse la dirigenza avrebbe dovuto spingere di più sul mercato. E forse è anche per questo che Solskjaer ha spesso chiesto un vero e proprio numero 10 attorno al quale costruire il suo progetto: Maddison, Paulo Dybala o Christian Eriksen sarebbero stati i rinforzi perfetti per dare ordine alla squadra, gestire il gioco e sfruttare molto di più i calci piazzati, dai quali lo United raramente riesce a costruire buone azioni.

Inoltre, resta da risolvere anche la situazione legata a Fred, giocatore fortemente voluto nell’estate del 2018 ma lasciato quasi sempre a centrocampo. Non sarà la stella di cui i Red Devils hanno estremamente bisogno, ma il brasiliano ha le capacità giuste per poter aiutare la squadra a ricompattarsi e il suo talento, se coltivato a dovere dandogli i minuti che servono per crescere e maturare ancora di più, potrebbe rivelarsi una delle carte vincenti a breve termine, senza dover rimettere mano ai fondi del club.

La situazione dunque non potrebbe essere più complicata per il Manchester United: il fuoco di paglia dell’esordio contro il Chelsea si è definitivamente spento, lasciando una coltre di fumo nera da cui sembra complicato uscire. Servirà più lavoro sul campo, più spirito di squadra e qualche investimento intelligente per rimettere in sesto lo United se si vuole evitare un altro tracollo, l’ennesimo dopo l’addio di Sir Alex Ferguson.