Un giorno ritornerò“. Quando Thibaut Courtois lasciò l’Atlético Madrid nell’estate del 2014 aveva fatto la promessa di tornare prima o poi nella capitale spagnola. Il motivo è più intimo che calcistico, nonostante gli anni con i Colchoneros siano stati quelli decisivi per portarlo a essere uno dei migliori portieri al mondo.

A Madrid vivono con la sua ex compagna i suoi figli Adriana e Nicolás, principale ragione che ha messo negli obiettivi di Courtois quello di non prolungare per troppi anni la sua permanenza a Stamford Bridge. Ed eccolo tornare a Madrid, con il dettaglio non indifferente di vestire l’altra maglia, quella del Real. Lo stesso Real che a Lisbona gli tolse l’occasione di vincere per la prima volta in carriera una Champions League, un traguardo così vicino andato in fumo per colpa di un gol di Sergio Ramos, che adesso diventerà un suo compagno di squadra.

Forse non avrà difficoltà a integrarsi nel nuovo spogliatoio, favorito dalla sua grande conoscenza delle lingue: Courtois sa parlare in inglese, spagnolo, olandese e francese, niente male per chi si ritroverà a condividere lo spogliatoio con calciatori di tutto il mondo. E per ora tra quei calciatori non c’è Eden Hazard, il suo migliore amico: assieme hanno giocato 167 partite tra Belgio e Chelsea e chissà che non si ritrovino assieme presto a Valdebebas per tornare ad allenarsi insieme. “Vorrei che giocasse con me per sempre, dove andrò io ci sarà anche lui“. Parola di Thibaut, che almeno ha scongiurato il pericolo di non affrontare Cristiano Ronaldo, nemmeno in allenamento. CR7 è il calciatore che gli ha segnato più gol, nonostante lui in Liga abbia giocato solamente tre stagioni.

10 in 9 partite: numeri che vanno oltre il calcio, non l’unico sport della vita di Courtois. Cresciuto in una famiglia di pallavolisti, con padre e madre ex professionisti e la sorella più grande addirittura in nazionale belga, ha sempre condiviso la sua passione per diverse discipline. Da bambino seguiva la tradizione di famiglia, senza disdegnare una grande passione per la bicicletta, il vero sport nazionale belga.

Ma poi alla fine ha scelto il calcio, anche qui dopo qualche dubbio esistenziale. Come quello di scegliere il ruolo più adatto a lui: troppo ingombrante il suo fisico per fare il terzino, ruolo in cui ha provato a giocare agli inizi; più facile stare tra i pali, grazie a quei centimetri che lo hanno messo spesso in condizione di poter imitare il suo grande idolo d’infanzia, Edwin Van der Sar.

E ci ha messo davvero poco a impressionare tra i pali, al punto da esordire addirittura sedicenne tra i professionisti con la maglia del Genk. Ora Courtois è atteso a una nuova grande sfida della carriera: di nuovo a Madrid per mantenere un’altra promessa, quella di vincere finalmente la sua prima Champions League con la maglia di chi gliel’ha negata.