A un passo dalla storia, per la prima volta in finale alla quinta partecipazione, quasi oltre ogni aspettativa. La Croazia ha staccato il pass per tornare al Luzhniki domenica, dopo aver battuto in semifinale per 2-1 l’Inghilterra. Ha avuto bisogno anche dei supplementari, è andata oltre i propri limiti fisici, ha soprattutto sfruttato la vena di un Perisic inguardabile per la prima ora di gioco e in versione fenomeno nella seconda, fino ad arrivare alla vittoria. Non solo l’ala dell’Inter è stata però in difficoltà nella prima parte di gara: tutta la squadra di Dalic ha fatto fatica. Anche per merito dell’Inghilterra.

Croazia, le difficoltà della prima ora

Sia in fase difensiva che in fase offensiva la Croazia della prima ora è stata decisamente poca roba. Distratta, disordinata e tecnicamente sotto tono. Sulla fascia destra l’Inghilterra ha quasi sempre trovato spazio libero per gli attacchi di Trippier, il migliore e il più continuo dei suoi nei 120 minuti. Questo era dovuto ai rientri pigri di Perisic in difesa, spesso in ritardo ad aiutare Strinic, e alla capacità di Lingard di aprirsi verso la corsia.

Strinic lasciato in due contro uno, Perisic recupera in ritardo e in mezzo si crea spazio.

La situazione qui sopra mostra come Brozovic debba andare ad aiutare il compagno e lasci centralmente lo spazio per Harry Kane, che può inserirsi, così come Alli – situazione simile a quella che conduce alla punizione del gol dell’1-0, guadagnata proprio da Dele.

La scelta di Southgate è stata quella di sfruttare la velocità di Sterling piuttosto che il fisico di Kane in avanti, come si può vedere qui sotto.

L’attacco inglese con Sterling avanzato e le due mezze ali vicine ad accompagnarlo.

Quando i tre leoni sono riusciti a uscire in palleggio – ovvero quando il pressing croato non ha funzionato, come vedremo in seguito – il campo si è sempre aperto sulle fasce. I due attaccanti esterni hanno sempre recuperato con lentezza e gli interni di centrocampo inglesi hanno accompagnato in avanti, attaccando alle spalle dei centrocampisti. La difesa si è stretta e si sono creati corridoi sugli esterni, soprattutto per Trippier.

Strinic, punto debole della Croazia, è stato il giocatore messo più in difficoltà. Anche in fase offensiva, anche per “colpa” di un Perisic troppo passivo. Con la difesa dell’Inghilterra schierata, spesso si è trovato a portar palla e senza destinatari, pressato da Lingard (centro-destra della mediana) e senza possibilità di cercare Rakitic, marcato da uno dei due attaccanti e troppo alto per ricevere.

Le difficoltà offensive della Croazia contro la difesa schierata. Quando i terzini hanno dovuto portar palla le soluzioni si sono ridotte, anche per il poco appoggio degli interni.

Nella prima ora di gioco la Croazia è stata troppo ferma e i pochi movimenti hanno permesso all’Inghilterra di controllare gli attacchi senza problemi.

Fluidità e compattezza, la svolta del 60′

Dal 60′ in poi la partita è cambiata completamente e gli uomini di Dalic hanno cominciato a essere molto più efficaci in entrambe le fasi, a partire dal pressing, molto meglio organizzato e non solo individuale.

Il pressing croato sui tre difensori inglesi.

Mandzukic è stato, come sempre, il primo a portarlo quando Pickford ha dovuto giocare la palla. Rakitic e Rebic si sono alzati a coprire sugli interni e il portiere inglese è stato costretto al lancio lungo, soluzione che ha portato a poco.

Quando Rakitic è salito di colpi, in una partita che lo ha visto protagonista solo a sprazzi, anche l’attacco è riuscito a essere molto più fluido: la Croazia ha spesso mosso palla da dietro più velocemente e il centrocampista del Barcellona è riuscito a farsi trovare meglio, anche abbassando la propria posizione.

I cambi di gioco della Croazia sono diventati determinanti.

I cambi di gioco sulla destra sono diventati determinanti: la solita spinta di Vrsaljko in avanti ha permesso questa soluzione, a cui l’Inghilterra ha posto rimedio abbastanza male. Sul terzino è andata la mezz’ala (l’esterno era impegnato sull’ala destra, in questo caso Rebic). Modric ha così potuto avanzare e ricevere palla in una posizione piuttosto pericolosa. Anche se più di una volta Vrsaljko ha preferito alzare la testa e crossare. Soluzione anche vincente.

I gol della Croazia: le dormite della difesa inglese

Proprio su un cambio di gioco di Rakitic per Vrsaljko è arrivato il primo gol della Croazia, con un’enorme complicità della difesa dell’Inghilterra, molto distratta nella situazione.

Il gol del pari: Trippier e Walker dormono, Perisic taglia e colpisce.

Sul cross del terzino dell’Atlético Madrid Mandzukic ha attaccato il primo palo portando via Stones. Walker avrebbe dovuto coprire la posizione, ma è stato pigro e Perisic con la suola lo ha anticipato e messo palla in porta. Errore grave anche di Trippier, marcatore dell’esterno dell’Inter, che gli ha permesso di arrivare così dentro l’area senza controllarlo con il corpo.

Sul secondo gol invece sono stati altri due difensori a sbagliare. La palla rimessa al centro di testa da Perisic era pericolosa, ma Stones e Maguire non hanno avuto la reattività necessaria per arrivare per primi sulla palla.

Il gol decisivo di Mandzukic.

Nell’immagine si nota come Mandzukic stia già attaccando la zona in cui andrà il pallone – senza essere in fuorigioco – e come sia Stones che Maguire siano in ritardo, anche come posizionamento del corpo. Piccoli dettagli che in una semifinale mondiale fanno la differenza. Fame e concentrazione mancati nel momento cruciale di un match che è costato un sogno all’Inghilterra. E vale una possibile impresa storica per la Croazia.