Dal Qatar al Qatar, ecco da dove passa la storia recente giapponese con la squadra e la nazione mediorientale sempre presente. Nel 2011 la Coppa d’Asia si teneva proprio nel piccolo stato della penisola arabica e per i Samurai Blu fu un’edizione da incorniciare.
Anche allora la competizione si disputava a gennaio e anche allora il Giappone arrivava alla competizione dopo un ottimo Mondiale concluso con una sfortunata eliminazione agli ottavi di finale ai rigori contro il Paraguay. L’inizio però fu tutt’altro che dei più semplici perché il 9 gennaio la Giordania si rivelò avversario molto più ostico del previsto. Solo il colpo di testa di Yoshida a tempo ormai scaduto fece sì che la campagna qatariota non iniziasse con un’inattesa sconfitta. Il successivo avversario fu la Siria e anche qui le difficoltà non mancarono, ma un rigore di Honda nel finale portò i primi tre punti del girone. Il Giappone iniziò a entrare in forma e a dimostrare il suo vero valore nella terza giornata quando schiacciò l’Arabia Saudita con un pesantissimo 5-0 con Okazaki autore di una tripletta e due reti realizzate da Maeda.
Archiviata la fase a gironi con un sofferto primo posto i quarti di finale avrebbero regalato la sfida contro i padroni di casa del Qatar. Una sfida che i nipponici avevano già dovuto affrontare altre tre volte in Coppa d’Asia ma dove non erano mai riusciti a uscirne vincitori. Pesante la sconfitta nel primo incontro nel 1988 con i Maroons che vinsero con un netto 3-0, mentre nelle fasi a girone del 2000 e del 2007 ci furono due 1-1. Contro il pubblico di casa e contro una storia non proprio favorevole il Giappone disputò una della partite più emozionanti della sua storia. Due volte sotto per i gol di Soria e Montezine fu in entrambi i casi Shinji Kagawa a trovare le reti del pareggio e il giocatore del Borussia Dortmund ispirò anche la rete all’ultimo minuto di Inoha che dovette solo appoggiare in rete la palla del 3-2 e del passaggio del turno. In semifinale ci fu l’eterna sfida contro la Corea del Sud e anche in questo caso fu una partita da cuori forti. Maeda pareggiò nel primo tempo il rigore di Ki-Sung Yeung e nei supplementari Hosogai ribadì in rete un pessimo rigore di Honda per il 2-1. A tempo quasi scaduto però Hwang Jae Won girò in rete la palla del 2-2 e dei calci di rigore dove innalzarono a eroe Eiji Kawashima. Il portiere giapponese parò due rigori a Koo Ja-Cheol e Lee Yong-Rae prima che Hong Jeong-Ho calciò fuori facendo sbagliare tutti i rigori ai sudcoreani. La finale di Doha sarebbe stata contro una debuttante in quanto a ultimi atti, quell’Australia che solo da pochi anni aveva ottenuto il permesso di giocare per l’Asia e non per l’Oceania. La partita fu molto tattica e con pochi spazi e i supplementari furono la logica conseguenza. A risolvere la partita nel secondo tempo su Tadanari Lee che, completamente dimenticato dalla difesa dei Socceroos, sfruttò un bel cross di Nagatomo per calciare al volo di sinistro e infilare la palla all’incrocio dei pali e regalare il quarto titolo asiatico della storia ai Samurai Blu, un record.
Dopo Hiroshima, Beirut e Pechino, anche Doha diventava città dei trionfi giapponesi e l’affermazione di Abu Dhabi porterebbe al quinto titolo che innalzerebbe ancora di più il Giappone come squadra regina del calcio asiatico.