Quando l’incertezza si mischia con la paura e ogni direzione sembra quella sbagliata c’è bisogno di una guida che ti aiuti a trovare la via di fuga: Dani Parejo è il faro del Valencia, l’unico uomo con le spalle tanto larghe da potersi prendere la responsabilità di trascinare questa squadra, grande delusione della Liga di quest’anno, fuori dal tunnel.

Alla prima di Ayestaran i dubbi sui Che erano, se possibile, aumentati vista la tragica situazione lasciata in eredità da Gary Neville. Pochissime certezze in una partita contro un avversario del livello del Siviglia e una sola speranza: la classe del numero 10.

Già perché Parejo è troppo importante per questo Valencia, lo è sempre stato. A lui si può perdonare il gol sbagliato faccia a faccia con Sergio Rico perché quando la giornata sembra sorridergli sai che prima o poi arriverà la pennelleta dell’artista: e la pennellata arriva con un calcio di punizione esemplare, una carezza alla rete che si muove quel tanto che basta per far capire al popolo di Mestalla che Dani Parejo ha fatto gol.

Quanta classe e quanta eleganza in un giocatore che abbina la sostanza ad una invidiabile estetica. Non è il giocatore più veloce del mondo, è vero, ma figure carismatiche in grado di dettare i tempi di una squadra in questa maniera sono veramente poche: ogni azione passa dai suoi piedi, ogni accelerazione o frenata della manovra viene comandata dal suo cervello e condita da quell’affascinante maniera di giocare sempre a testa alta.

Oggi sono servite le sue gioate per portare a casa 3 punti che evitano quantomeno un finale a lottare per la salvezza e calmano un ambiente eternamente focoso, impaziente ed intollerante come quello valenciano. Nel finale la perla della vittoria sarà di Alvaro Negredo, bravissimo a rendere vano il pareggio del solito Gameiro, ma il segnale più importante della gara di oggi sta proprio nelle giocate sopraffine di un giocatore unico nel suo genere come Dani Parejo.