Nella sua stagione d’esordio in Bundesliga, Davie Selke aveva fatto molto parlare di sé. 9 goal in 30 partite con il Werder Brema per un giocatore di  20 anni che sembrava avere tutto per poter sfondare e diventare l’erede di Miroslav Klose, che aveva appena salutato la Mannschaft da campione del mondo. Poi, però, la decisione di unirsi al Lipsia nell’estate 2015, di scendere di categoria per essere uno dei volti del futuro. Non è proprio andata così, perché dopo l’ovvia e immediata promozione sono arrivate le difficoltà. E il trasferimento all’Hertha Berlino dei giovani. Quell’Hertha che ora vuole prendersi definitivamente, e non solo a suon di goal. Anzi, tutt’altro.

Nel giorno della sua centesima presenza in Bundesliga (discreto traguardo a 24 anni e un anno passato in Zweite), Davie Selke ha fatto capire a tutti ancora una volta che il passaggio a vuoto nel club della Red Bull – non solo per demeriti propri – è già dimenticato. Così come tutti i problemi fisici estivi, che ogni anno lo tormentano. Vittoria travolgente per 0-3 dell’Hertha sul campo del Gladbach, con goal e assist per il classe 1995. Una prestazione che chiude 15 giorni quasi d’oro: assist contro lo Schalke, goal contro il Bayern, goal e assist contro i Fohlen. Tutto Davie Selke in quattro partite, compreso il passaggio a vuoto contro il Wolfsburg.

Era da tre mesi che Selke non segnava in campionato. Numeri preoccupanti per un giocatore che l’anno scorso viaggiava a un goal ogni 188 minuti in Bundesliga. Tutti da lui si aspettavano continuità, ma, come l’anno scorso, ha iniziato la stagione con delle problematiche di salute: nell’estate 2017 delle complicazioni al midollo osseo, in quella del 2018 uno pneumotorace. Due partenze ad handicap da cui l’attaccante ha dovuto riprendere, soprattutto lo spazio. Quello che ora Dárdai gli sta concedendo con regolarità, pienamente ripagato. Titolare nelle ultime 9 di Bundesliga, dopo essere sempre subentrato nelle prime 10 stagionali. Perde la preparazione e recupera: per questo carbura alla lunga. Gli è successo anche l’anno scorso e sta succedendo quest’anno.

Al Borussia-Park ha mostrato tutto il repertorio: forza fisica, tecnica, visione. Capacità di giocare con i compagni, di servirli con i tempi giusti, ma allo stesso tempo di essere un realizzatore vero. Incornata potente per chiudere sullo 0-3, dopo aver propiziato lo 0-2 con l’assist: cavalcata di 60 metri, liberandosi di forza di un avversario e con un dribbling sulla linea di fondo di un altro, poi assist per il rimorchio di Duda. Quello che più di tutti beneficia degli spazi che apre l’ex Werder per gli inserimenti dei compagni: 10 goal per lo slovacco. Per questo Dárdai si è spesso concesso il lusso di schierare comunque una squadra offensiva, con il 24enne ex Lipsia insieme anche a un attaccante come Ibisevic.

Davie Selke è cresciuto: non è più il ragazzo con tanti goal nei piedi, un po’ vendicativo e un po’ sfortunato, che a Lipsia con Hasenhüttl entrava solo nei minuti finali. E che poi l’anno scorso ha punito con una dolorosissima doppietta. Una liberazione per lui, che aveva condotto la Germania Under-21 fino alla finale dell’Europeo di categoria prima di arrendersi a un infortunio in finale. La coppa l’ha alzata, ma non giocare quella partita non gli è andato bene. Perché Selke è così, e lo ha dimostrato anche a Lipsia: vuole giocare sempre. E quando gioca, un modo per deluderlo nel suo più che ampio repertorio tecnico lo trova. Dai RotenBullen è andato via sbattendo i pugni e la porta, è andato a Berlino e ha iniziato a segnare. Ora segna meno, ma è più protagonista. E vive pomeriggio come quello di oggi, in cui ricorda a tutti di poter essere ancora, potenzialmente, un attaccante tra i migliori di Germania. Anche a chi ogni tanto se lo dimentica.