Abu Dhabi e gli Emirati Arabi Uniti incoronano gli eterni rivali del Qatar come squadra campione d’Asia. Un titolo inatteso alla vigilia ma che i Maroons hanno ampiamente meritato. Un successo nato sulla solidità difensiva, sull’enorme preparazione tattica di Felix Sanchez e su un centravanti 23enne che è entrato per sempre nella storia di questa competizione. Almoez Ali ha segnato il nono gol della sua Coppa d’Asia superando Ali Daei che nel 1996 si era fermato a otto e la rete non è stata banale. Una splendida rovesciata da un cross dalla sinistra di Afif dove l’ex centravanti del Lask Linz ha stoppato, si è aggiustato la palla e con una splendida acrobazia ha battuto Gonda. Una prestazione maiuscola quella del numero 19 qatariota che è stato prezioso anche nella costruzione della seconda rete di Abdelaziz Hatim. L’uomo della vittoria contro la Corea del Sud si è ancora una volta confermato grande tiratore da fuori area e in grado di calciare con entrambi i piedi e il suo sinistro dai venticinque metri è andato a spegnersi sotto il sette. A servirlo è stato ancora una volta uno splendido Akram Afif che ha dispensato il decimo assist della sua competizione, un fattore più che decisivo per i mediorientali.


Il Giappone è stato in balia per il tutto il primo tempo del Qatar e deve ringraziare il palo se Al Haydos non ha reso ancora più pesante il passivo. Moriyasu ha strigliato i suoi nella ripresa che sono entrati con spirito molto più combattivo e se ne è accorto Boualem Khoukhi che ha avuto un durissimo scontro di testa e ha dovuto lasciare il campo dopo aver perso i sensi. I nipponici hanno dovuto ricorrere al loro uomo migliore quel Takumi Minamino che è riuscito a riaprire la sfida e a essere l’unico in grado di segnare ad Al Sheeb sfruttando una bellissima azione rapida al limite dell’area superando il portiere con un dolce tocco sotto. La partita si era dunque riaperta, ma il Qatar è riuscito a ricompattarsi subito, a rischiare poco e a sfruttare il Var. L’uzbeko Irmatov è ricorso alla tecnologia per stabilire se fosse fallo di mano quello di Maya Yoshida sul colpo di testa di Hassan e dopo averlo rivisto il rigore è stato chiaro. Dal dischetto è andato Akram Afif che ha meritato di entrare nel tabellino dei marcatori dopo una partita straordinaria regalando così un sogno al popolo qatariota. Un successo che va ricercato da una lunga progettazione, quello dell’Aspire Academy inziato nel 2004 dove Felix Sanchez è stato autentico protagonista dal 2006 fino al 2013 da quando ha iniziato ad allenare le squadre giovanili del Qatar. Quindici anni sono serviti, ma dopo quindici anni è festa grande e l’orgoglio di aver battuto con pieno merito tre delle grandi favorite come Arabia Saudita, Corea del Sud e Giappone, oltre all’insidioso Iraq e ai padroni di casa degli Emirati Arabi Uniti. Anche per i Samurai Blu è una prima volta, ben più dolorosa. Mai infatti i nipponici avevano dovuto assaporare l’amaro gusto del secondo posto, ma questa splendida Coppa d’Asia 2019 ci ha regalato anche questo. A maggio scopriremo dove si andrà fra quattro anni, ma sappiamo con certezza che in questo periodo la regina d’Asia sarà il Qatar che si avvicina come meglio non potrebbe per il suo primo Mondiale nel 2022.