In Germania qualcosa sta cambiando a livello di equilibri. Ci eravamo lasciati a maggio con un Bayern Monaco campione per sei volte di fila. Ci ritroviamo dopo sette giornate di Bundesliga, con un Borussia Dortmund primo in solitaria, a quattro punti di distanza dai campioni in carica. Un piazzamento conquistato grazie alla progressiva crescita degli uomini di Lucien Favre e il lento declino dei bavaresi. E i numeri stanno lì a testimoniarlo: oggettivi, prima che decisivi.

Tutto parte dell’arsenale offensivo del BVB, ricco di qualità e profondo per varietà di scelte. Sono già 23 le reti realizzate da un reparto che, almeno in estate, era stato paradossalmente la vera e propria incognita dei gialloneri. “Manca una punta”, asserivano i tifosi, sconsolati dal mancato riscatto del belga Batshuayi, autore di nove reti dallo scorso gennaio in avanti. Al netto delle critiche, i piani sembravano piuttosto chiari, con il passaggio al centro dell’attacco di Marco Reus come alternativa a Maximilian Philipp, il centravanti nella prima idea di Favre. Poi, quasi allo scadere della finestra di mercato, l’occasione che non ti aspetti: Paco Alcácer.

Proprio l’attaccante spagnolo, arrivato dal Barcellona, è l’emblema di questo folle inizio di stagione. Numeri da extraterrestre, i suoi: 6 gol in campionato, tutte da subentrato. In media, una ogni quattordici minuti, sfruttando soli tre match. Numeri storici, che erano intatti dal 1963: allora fu Gert Dörfel, attaccante dell’Amburgo, a segnare sei reti nelle sue prime tre gare d’esordio in Bundesliga.

Il Borussia, comunque, non è solo Alcácer. C’è di più: come Jadon Sancho, ad esempio. Un ragazzino inglese appena maggiorenne liberato troppo presto dal Manchester City. Anche il suo impatto con la Bundesliga è stato nettamente sopra le righe: le difese tedesche hanno faticato a contenerlo e a prendergli le misure già dalla scorsa stagione. In questo nuovo contesto del Dortmund d’attacco Sancho, facilitato dalla sua velocità, è diventato il rifornimento preferito da tutti i compagni: i 7 assist, uno ogni 30 minuti, non sono casuali. Così come il suo soprannome, The Rocket, il razzo, appunto. Dal suo arrivo in Bundesliga nel settembre 2017 nessuno ha una media di gol/assist per minuti giocati migliore della sua, nemmeno una macchina da numeri come Robert Lewandowski.

Chi invece ha sorpreso, quantomeno per la tenuta fisica, è stato Axel Witsel. Prelevato dai cinesi del Tianjin Quanjian, il centrocampista belga ha strappato applausi in queste prime giornate.

Già di per sé il Mondiale giocato da protagonista con il Belgio poteva rappresentare un’assicurazione ma, allo stesso tempo, una discriminante: troppo il ritardo di condizione atletica con i compagni. Invece, da grande professionista, Witsel si è rimesso subito in pari con il resto del gruppo, segnando tra l’altro un gran gol in rovesciata alla prima giornata. Oltre a risultare un elemento fondamentale per la manovra del Dortmund, come certifica la sua percentuale di passaggi riusciti, che supera il 92%. Statistiche a dir poco mostruose.

Infine, non poteva mancare lui, uomo simbolo da sempre: Marco Reus, il capitano dei gialloneri. Che ha già partecipato a 8 delle 27 reti in campionato, con quattro gol e quattro assist. La sfortuna, però, lo ha colpito nuovamente, costringendogli a declinare la chiamata della Mannschaft per via di un ennesimo problema al ginocchio che dovrebbe tenerlo lontano dai campi fino alla prossima settimana. Nulla di grave, insomma.

Salvatore Ergoli