Dai suoi primi passi con la seconda squadra del Bayern Monaco alla Champions League con la Juventus, Emre Can ha dimostrato di avere grande duttilità ed enorme capacità di calarsi nella parte in più ruoli. Soprattutto per questo i bianconeri in estate lo hanno voluto mettere a disposizione di Massimiliano Allegri, che ieri sera, nel 3-0 contro l’Atlético Madrid, ha trovato il miglior modo per combinarlo ai suoi compagni, in una posizione che già ha conosciuto soprattutto a Liverpool. Difensore centrale nei tre, ma alla sua maniera, da “box-to-box”. Definizione che di solito gli era riservata quando stava a centrocampo, ovvero per la maggiore pare della sua ancora giovane carriera. Stavolta, però, ci vuole lo strappo alla regola e, per quanto suoni male, bisogna parlare di difensore a tutto campo, perché la partita di Emre Can contro l’Atlético è stata totale.

Finora alla Juventus il tedesco si era disimpegnato in due ruoli soltanto: interno di centrocampo, prevalentemente a destra, e mediano davanti alla difesa sempre nei tre in mezzo. In entrambe le posizioni ha vissuto di alti e bassi, determinati soprattutto dal suo stato fisico e da quel problema alla tiroide che lo ha costretto all’operazione in autunno. Secondo le indiscrezioni della vigilia, avrebbe dovuto giocare da regista basso anche contro l’Atleti in un classico 4-3-3; in pochi avevano pensato alla mossa di schierarlo da centrale di una difesa a tre. Forse quei pochi lo hanno pensato ricordandosi della stagione 2014/15.

Era la sua prima a Liverpool e Brendan Rodgers stava provando a ricostruire la squadra dopo la delusione della Premier League persa l’anno prima. Ha impostato una difesa a tre in cui aveva necessità di un giocatore in grado di strappare palla al piede e cambiare ritmo in avanti, oltre che di grande fisicità. Ha scelto per l’appunto Can, che in difesa ci aveva giusto trascorso buona parte della stagione precedente, anche se in un altra posizione, quella di terzino sinistro. A Leverkusen Sami Hyypiä, peraltro leggenda dei Reds oltre che del Bayer, lo aveva schierato soprattutto lì, approfittando della sua capacità di dare equilibrio (in una squadra che storicamente di equilibrio ne ha sempre avuto poco, non solo in campo…).

Emre Can ha un passato da difensore centrale e da terzino.

Quello con Can centrale – e all’occasione anche terzino destro – non è stato sicuramente il Liverpool più spettacolare di sempre, tanto che ha chiuso la stagione soltanto al sesto posto e il classe 1994 è tornato a centrocampo a partire dall’anno dopo, diventando uno dei punti fermi dei Reds di Klopp. Quel periodo però, comprese le partite giocate da terzino tra Leverkusen e Anfield, gli sono valse un ruolo importante anche con la nazionale tedesca, con cui ha fatto lo stesso identico percorso: ha iniziato da terzino, poi è ritornato a centrocampo da mediano, il ruolo in cui è stato più impiegato e primo della sua carriera. Senza dimenticare alcuni passaggi da esterno di centrocampo, non solo agli inizi.

Questo è il bagaglio che Emre Can si è portato alla Juventus quest’estate, oltre alla forza fisica e all’esperienza internazionale (ha una Champions League in bacheca col Bayern nel 2013, con qualche convocazione e nemmeno una panchina), nonostante alla firma avesse “solo” 24 anni. Allegri in lui ha visto un potenziale partner per Bonucci e Chiellini in una difesa a tre, un giocatore con la qualità per impostare dal basso facendo “le cose semplici” che tanto piacciono al tecnico livornese, ma anche con fisico e tecnica difensiva per fare a spallate e vincere i contrasti con gli avversari. Sulle abilità tattiche di dubbi ce n’erano pochi, soprattutto avendo già ricoperto a lungo quel ruolo c’era poco da insegnargli a livello di movimenti.

Nella serata dell’Allianz Stadium ha impressionato anche la sua capacità di staccarsi dalla linea e strappare in avanti, anche palla al piede e non solo in pressing per alzare il ritmo. Non gli sono stati chiesti passaggi complicati o intuizioni da regista, cose che non ha nelle corde, ma soltanto passaggi sicuri per avviare l’azione dal basso e dare un’alternativa a Bonucci e Chiellini, dando più aria alla manovra, senza schiacciare Pjanic verso il basso. E accompagnare, pressare alto, quasi guidando la squadra con quei principi che ha acquisito in quasi tre stagioni sotto Jürgen Klopp. Stagioni che hanno reso Emre Can il giocatore che è ora, di cui gode la Juventus, e che tutti hanno potuto ammirare ieri sera: un “box to box defender”. Che suonerà male, sì, ma rende davvero bene l’idea.