Da agosto a novembre, nella top five della Liga, a seguire il buio più totale. L’euforia dei sostenitori che si spegne proprio come l’estro dei calciatori, gli stessi capaci di battagliare con Barcellona e Siviglia nei primi mesi della stagione, ora rigettati nell’oblio di metà classifica.

Periquitos, ovvero “parrocchetti”, una particolare specie di pappagalli dalla colorazione sfumata tra l’azzurro ed il bianco. Chiaro modello per le divise dei catalani, che quasi come questi volatili , sembrano essersi galvanizzati solo nel periodo dellamore, casualmente coincidente con la prima frazione di stagione, interpretata magistralmente dall’Espanyol.

21 i punti totalizzati nelle prime 11 giornate, nelle quali spiccano le vittorie su Valencia ed Athletic Bilbao e la sconfitta, di misura, col Real Madrid. Il 2-1 subito a Siviglia deve aver incrinato qualche meccanismo nell’undici di Rubi: il vantaggio mantenuto per 70 minuti, poi il pareggio ed il grigio epilogo con la sconfitta arrivata a un minuto dalla fine, prima di inceppare in altri quattro KO consecutivi. Che sia un fattore psicologico, dunque?

La spensieratezza di un gruppo di calciatori, per la quasi totalità iberici, che si mostrano maturi a tal punto da farsi scivolare sulle camisetas la pressione degli alti piani: l’allenatore spagnolo finora ha utilizzato venti elementi sui ventidue disponibili in rosa, schierando un undici titolare che in media raggiunge i 28 anni. Insomma, l’età considerata dagli addetti ai lavori come la più “matura”, calcisticamente parlando. Quanto influisce, a questo punto, il tasso tecnico dei catalani?

Fra i nomi tesserati nelle fila dei blanquiazules non ci sono veri e propri top, e questo non è un fattore da trascurare: la vera forza dell’Espanyol è il gruppo. La dedizione all’impegno, all’assistenza fra i compagni di squadra e il lavoro quotidiano sono stati in grado, almeno sino a novembre, di regalare soddisfazioni al team ed ai suoi tifosi. Il compito di Rubi, ora, consiste nel ritrovare la quadratura, nonché la compattezza, che ha caratterizzato la sua creatura in quel periodo che sembra distante secoli.

La vena realizzativa di Borja Iglesias parrebbe essersi solo affievolita, non spenta. Gli spunti di Granero illuminano ancora la manovra catalana, ma vengono seguiti con minor frequenza: la squadra sta subendo un’involuzione dettata da mancanza di coralità, piuttosto che dall’assenza degli uomini-chiave. I risultati seguenti la sconfitta di Siviglia lo dimostrano, con l’1-3 subito nell’RCDE Stadium per opera del Girona, il 3-0 in trasferta a vantaggio del Getafe ed il pesante 0-4 nel derby col Barcellona.

Il cerchio si chiude con l’altra squadra di Siviglia, il Betis: l’1-3 inflitto dagli andalusi potrebbe essere il definitivo tracollo. Ma la gabbia che l’Espanyol si è costruita attorno a sé può essere rimossa solo da se stesso: dal Siviglia al Betis, uno stop incolore e sofferto, dal quale, mediante mentalità e gruppo, Rubi può uscirne, consentendo ai suoi Periquitos di tornare a volare.

Luigi Romanelli