Un passo alla finale, con sogni e incubi che si rincorrono: il Grêmio riesce nell’impresa più difficile, quella di vincere in casa del River Plate, che al Monumental non perdeva da quasi un anno. Manca ancora però il compito sulla carta più facile, quello di gestire questo vantaggio in casa per tornare per il secondo anno consecutivo in finale di Copa Libertadores.

L’ha decisa Michel, l’uomo del momento: era rimasto fuori per cinque mesi, torturato dagli infortuni in più parti del corpo. Gol di testa per sfruttare una delle pochissime incertezze di Armani, uscito sconfitto nel duello a distanza con l’altro miglior portiere del Sudamerica di questi tempi, Marcelo Grohe.

Mancava Luan eppure il Grêmio ha vinto ugualmente. Con meno fantasia e più concretezza sì, ma ha vinto per 1-0 in trasferta e in una semifinale conta tantissimo. Renato Portaluppi ha lavorato in maniera impeccabile sulla mentalità della squadra, rendendola ancora più predisposta alle sfide andata-ritorno rispetto al River Plate, club esempio negli ultimi anni vista la incredibile quantità di trofei alzati a confronto con gli zero titoli in campionato sotto l’era Gallardo.

Ma guai a dare per spacciato i River Plate, soprattutto in una gara di ritorno in Brasile. Perché nel 2015, l’anno della vittoria della Copa Libertadores, fu proprio da uno 0-1 al Monumental che partì la crescita esponenziale della squadra. Contro il Cruzeiro finì incredibilmente 0-3 a Belo Horizonte e Gallardo, pur avendo cambiato quasi la totalità della squadra, è un maestro nel motivare i suoi in partite del genere. Per questo il gol di Michel è tutto tranne che una sentenza e la semifinale rimane apertissima. Con il Grêmio favorito sì, ma con i rividi e l’imprevedibilità che solo la Copa Libertadores sa offrire.