Partite come il Superclásico del Bernabéu hanno l’effetto di un Mondiale: segnano la fine di un’era, impongono un cambiamento. E soprattutto nel lato dei perdenti è normale immaginare una rivoluzione. Prima l’arrivo di Burdisso come Ds, poi la scelta di Gustavo Alfaro come allenatore, oltre alle già tante mosse di mercato che stanno cambiando la natura di un Boca Juniors che ha bisogno di respirare un’aria nuova.

L’obiettivo è sempre quello, l’ossessione della séptima Libertadores, quella che ora più che mai diventa l’unica cosa che conta per recuperare la tradizione e la storia di un club tra i più gloriosi al mondo. Lo fa ripartendo da un uomo che non ha un legame con il club, forse la miglior maniera per staccare il Boca da quell’ossessiva appartenenza al suo periodo d’oro che al momento è più un peso che un onore. Alfaro viene dall’Huracán, una società con cui negli ultimi tempi l’affinità è piuttosto forte: sia perché il presidente Angelici nel suo passato è stato un tifoso proprio del Globo, sia per gli acquisti di Espinoza e soprattutto Ábila.

Ha preso una squadra a rischio retrocessione e ne ha fatto una realtà in Argentina, ora proverà il salto di qualità per rispettare quelle che sono le opinioni popolari di uno degli allenatori più preparati del Paese. Per idee, per qualità del gioco, per approccio alla partita: tutto ciò che è mancato nel secondo tempo del Bernabéu e che adesso grava pesantemente sulla storia del Boca Juniors. Qualcosa è già cambiato nella rosa con l’addio di Magallán e l’arrivo di Junior Alonso, primo passo di un processo che sembra rinnovare la squadra pur privandola di qualche caratura tecnica importante dell’ultimo corso.

D’altronde Alfaro è abituato a partire dal basso e vuole portare la storia della sua vita anche sulla panchina del Boca. Lo hanno cresciuto in un contesto rurale, lontano dalla città, con un motto da seguire “Ciò che mangi lo ha sempre pagato qualcuno, nulla è gratis nella vita”. E questa lezione di vita l’ha applicata sul campo, portando il suo duro lavoro per arrivare a ottimi risultati. Quando è andato via dall’Huracán è stato accusato di tradimento ma lui ci ha tenuto a spiegare di non aver tradito nessuno e che un’occasione così difficilmente gli sarebbe ricapitata. Il Boca riparte da lui, dall’umiltà di chi deve ricostruire nel momento più difficile della storia di un club che ha vinto più di tutti in Sudamerica.