Quando un brutto infortunio mise ko i legamenti di un ginocchio a ‘The Viking Virtuoso‘, l’intera Islanda temette il peggio. Fortunatamente lo stop fu stimato tra le 6 e 8 settimane e il playmaker poté partecipare al Mondiale cui però arrivò in una forma fisica evidentemente precaria. Eppure anche quando il sogno islandese si spense, per via del 2-0 subito dalla Nigeria con doppietta di Musa e rigore sbagliato proprio da luiGylfi Þór Sigurðsson da Reykjavík, in pochi si presentarono a chiedergli il conto. La prima storica partecipazione dell’Islanda al Mondiale era inevitabilmente stata consentita anche dalla qualità del giocatore più rappresentativo della golden generation nordica, che l’estate prima veniva acquistato dall’Everton per 45 milioni di sterline (51 di euro). Marco Silva dichiarò di volerne spendere al massimo 25, lo Swansea non concedette sconti e dunque l’assegno staccato fu il settimo più oneroso della finestra estiva 2017, dietro a Lukaku (84), Morata (65), Mendy (57), Lacazette (53), Walker (51) e Bernardo Silva (50). E a chi continuava a ritenere il prezzo iniquo, un messaggio di risposta fu lanciato dalla KSÍ – Federcalcio islandese – che ogni anno assegna il Pallone d’oro al connazionale maggiormente distintosi. Gylfi ha vinto le ultime sette edizioni (dal 2012 al 2018). Per dirne una, un tale Eiður Guðjohnsen si fermò a quattro (2004, ’05, ’06, ’08) e nell’ultimo periodo ha dovuto dire addio a un altro record.

Si tratta del primato che sancisce l’islandese con un maggior numero di reti in Premier League. In Inghilterra, dove sono soli 18 gli islandesi ad avervi mai giocato (0,6% del totale), per un totale di 1513 presenze, non è più l’ex Barcellona a esser il massimo marcatore della nazione nordica (57 contro 55). Galeotta è stata la doppietta di martedì 26 febbraio scorso, reti numero 10 e 11 in campionato, seguita da dichiarazioni tranquille, in pieno stile con la sua indole: «Sapevo che mi mancava un solo gol per raggiungerlo, stavo aspettando di segnarlo e sono molto orgoglioso. Sono cresciuto guardando Guðjohnsen, volevo essere come lui e giocare in Premier League. Spero mi mandi un messaggio, è fantastico averlo superato». Il sorpasso in termini di presenze era già avvenuto (oggi 238 contro 210, anche se a comandare la classifica resta Hermann Hreiðarsson a quota 332), era atteso quello in termini di marcature. E così, tra le finora 224 reti islandesi nella storia della massima serie inglese, ben 57 appartengono al poliedrico trequartista dell’Everton che – secondo molti – sarebbe il migliore degli Strákarnir okkar ad aver mai messo piede in Inghilterra. V’era arrivato nel 2009 al Reading, poi l’esperienza all’Hoffenheim lo condusse in Germania da dove un’ulteriore direttrice l’avrebbe ricondotto in terra d’Albione. C’era il Galles nel futuro di Sigurðsson, allo Swansea che ne avrebbe ammirato la classe dilatata in tre stagioni, l’ultima delle quali conclusa con 13 assists e 9 reti, di cui 3 su rigore. Numeri che i tifosi dei Toffees ritenevano insufficienti, per un talento costato 45 milioni di sterline.

Per sottolineare la rilevanza di Sigurðsson all’interno dell’Everton basta spolverare le statistiche: in questa stagione ha dispensato 511 passaggi, 43 dei quali hanno creato occasioni da gol secondo le rilevazioni Opta. Il morale della favola è che Gylfi costruiva una potenziale rete ogni 11,9 passaggi, meglio di ogni altro calciatore della Premier League – tra cui Hazard e Salah – che avesse almeno 500 passaggi all’attivo. «Gylfi Sigurdsson perfectly embodies Everton transformation after another match-winning display» avevano scritto su di lui, facendone intendere la centralità nel progetto Everton, a 29 anni. Centralità mai ostentata, perché come detto Sigurðsson è molto riservato. La sua beneficenza e le visite ai piccoli degenti dell’Alder Hey Children’s Hospital di Liverpool sono noti solo a qualche testata islandese e pochi amici, per il resto è tutta monotonia, estremizzata perfettamente nella forte passione per la natura e per le volte in cui fu paparazzato intento a festeggiare le vittorie e i traguardi con la nazionale islandese in una gelateria. Unico vezzo di un calciatore avulso dalla popolarità, tanto da far faticare i tabloid nel fotografarlo insieme all’ex Miss Islanda Alexandra Ivarsdottir, con tanto di ‘Posh h Becks of Iceland‘ a corollario di una delle poche notizie trapelate su Gylfi.

A proposito, tra leggenda e realtà, il quotidiano islandese ‘Grapevine‘ raccontò di quando Sigurðsson – infortunato – fosse intenzionato a immergersi nelle acque curative di Grettislaug, nel nord dell’Isola, dove il barbaro Grettis il Forte un tempo era solito fare il bagno prima di cimentarsi nell’erculea impresa di percorrere a nuoto il tratto che lo avrebbe condotto all’isola di Drangey. Fu immaginato Gylfi intento ad intagliar rune di guarigione in uno dei folti boschi di betulle, facendo offerte alla dea guaritrice Eir affinché gli consentisse un recupero veloce, in tempo per il Mondiale. La storiella non è mai stata confermata, ma nel dicembre 2017 Sigurðsson fu intervistato dal Daily Mail e rivelò un segreto: «Forse mangiare tutto quel pesce islandese aiuta».