Håkan Sjöstrand lavora nella Federcalcio svedese nelle vesti di segretario generale, e all’interno dell’ambiente si vocifera che sporadicamente, ma ogni anno, si faccia rivedere a Viksäng per salutare gli amici e giocare a calcio. Viksäng non è altro che una zona residenziale situata nella sezione orientale di Västerås, un luogo inizialmente nato per ospitare un reggimento di fanteria dell’esercito e poi divenuto ghetto e adibito alle case dei malati d’influenza spagnola a ridosso del 1918. Col tempo sarebbe stato riempito di bifamiliari, tra cui quella che la famiglia Sjöstrand scelse come casa. Il forte legame mantenuto con la città che diede i natali ad Håkan è dovuto pure a una forma di solidarietà venutasi a creare tra pari ruolo, in quartieri spesso malfamati, pulluli di delinquenza:Alcuni dei miei amici d’infanzia non hanno fatto le scelte che ho fatto io, ma hanno proseguito sulle strade di criminalità, alcol e droghe. Hanno passato vite difficili, alcuni non sono non ci sono più, hanno scelto di porre fine alla loro vita”. Eppure, mentre parlava così al giornalista dello Sportbladet che lo stava intervistando, Sjöstrand si trovava a Sochi insieme alla nazionale di Janne Andersson. In un albergo di lusso, accompagnato dalla moglie Camilla e dalle due figlie, Elsa ed Esther, gemelle di 10 anni.

“Sono qui a mie spese – ha precisato Håkan – è costoso ma sono un padre e voglio anche incontrare i miei figli”. Ogni pensiero, però, finisce sempre a Viksäng (“La nostra comunità mi ha plasmato come persona”) e a quell’appartamento vicino a quello in cui abitava la madre di Victor Nilsson-Lindelöf. Così la famiglia di Sjöstrand avrebbe cresciuto il figlio con educazione e rigore, soprattutto con un occhio particolare a evitare tassativamente l’alcol. E le vacanze estive all’estero, quelle per cui la madre di Håkan sottoscriveva prestiti. Il tema del bere riveste un’importanza capitale, specie in Svezia dove le misure governative tendono spesso a evitare ai più giovani i danni derivanti da un abuso di alcol: A quindici anni ho deciso di non bere alcolici, penso che il calcio e lo sport siano spesso la porta verso l’alcol per via delle feste di squadra, quando si è giovani”.

Ex difensore centrale, Sjöstrand era considerato uno dei talenti maggiori del suo tempo e dunque fu uno dei pochi elementi che nella metà negli anni Ottanta furono invitati dal Malmö FF per dei provini. Håkan dunque si trasferì, salvo soffrire la lontananza da casa e preferire una carriera minore: Gefle, poi Västerås. Inizialmente lavorava in un supermercato Ica, poi dal 1998 al 2010 è entrato nell’area marketing della Federcalcio svedese, dunque è tornato all’Ica come direttore di marketing e dal 2014 è tornato come segretario generale nelle sale della Svenska Fotbollförbundet a Solna. Così oggi, quando qualcuno gli chiede come funzioni il suo lavoro, lui risponde: “Il mio compito, prima, durante e dopo la Coppa del mondo, è di dare a Janne Andersson le migliori condizioni possibili in cui lavorare. Io non centro con la nazionale, quello è compito suo. Semmai il mio ruolo è più ampio, ho anche la responsabilità di mantenermi in contatto con ex calciatori”.

Anche Ibra? Sì, anche Zlatan Ibrahimović, che per stessa ammissione di Sjöstrand è il personaggio più famoso presente sulla sua rubrica (insieme a Luís Figo). Da addetto ai lavori, ma pure da semplice tifoso, Håkan ha poi raccontato di aver sempre speso tantissimi soldi in viaggi motivati dal calcio: dalla prima volta in Inghilterra, a vedere il Manchester United, fino al 2006, quando spese 22mila SEK (2100 euro circa) per andare e tornare più volte da Stoccolma a Monaco di Baviera. Ora che è a libro paga della Federcalcio può viaggiare gratis e riceve pure uno stipendio, ma con esso arrivano anche le sfide: quella più impellente, al momento, riguarda il far crescere il calcio femminile svedese potenziando le infrastrutture.