Il grande inizio di campionato è stato rovinato dalla falsa partenza in Champions e ora l’Inter è chiamata al riscatto nella quasi proibitiva trasferta di Barcellona. I nerazzurri di Conte però sono squadra dura a morire e e sicuramente andranno al Camp Nou consci che l’impresa è possibile. In queste due super potenze mondiali sono passati grandissimi campioni e qualcuno è stato apprezzato sia in Catalogna che in Lombardia, ed ecco dunque i cinque più grandi doppi ex di Inter e Barcellona.

SAMUEL ETO’O
Vincere tre titoli in una sola stagione è difficilissimo e in pochi ce l’hanno fatta. Il campo si restringe ancora di più se a fare questa impresa epica ci si è riusciti in più di un’occasione, ma solo uno ce l’ha fatta per due anni consecutivi e con due maglie diverse: Samuel Eto’o. Un campione assoluto il camerunese in grado di lasciare un segno indelebile nelle storia delle squadre per le quali ha giocato e senza dubbio Barcellona e Inter sono state le sue tappe più importanti e più belle. Dopo gli anni in patria al Kadji, fu il Real Madrid ad accorgersi di lui portandolo nella Capitale a soli quindici anni, ma la giovane età e la grande concorrenza gli fece solo assaggiare il grande calcio. Il passaggio a Maiorca fu fondamentale per la sua carriera e i diciassette gol della stagione 2003-04 fecero sì che il nuovo Barcellona di Rijkaard puntasse su di lui in attacco. Con Ronaldinho ebbe sempre un’intesa pazzesca e nei primi due anni arrivarono altrettanti campionati spagnoli e una Champions League timbrata proprio da Eto’o che realizzò l’1-1 contro l’Arsenal. Dal. 2006 al 2008 fu tempestato dagli infortuni e i blaugrana ne risentirono e non poco lasciando così campo libero ai rivali del Real. Nel 2008 arrivò Guardiola e il rapporto fu di amore, poco, e odio, tanto. Il tecnico catalano provò a spingere per la cessione del numero nove africano già al primo anno ma per sua fortuna rimase al Camp Nou dove vinse il primo Triplete segnando ancora in finale contro il Manchester United. I rapporti erano però ormai deteriorati e in una maxi operazione di mercato Eto’o passò all’Inter e in nerazzurro continuò a essere decisivo. Non più centravanti, ma esterno e faticatore per la squadra e da vero jolly di Mourinho vinse tutto anche nel 2010 nonostante un non altissimo rendimento in zona gol. L’anno seguente però torna a comandare l’attacco e a fine anno furono ben trentasette i suoi centri stagionali, ma era stato così profilifico. L’Inter però stava vivendo dei momenti difficili a livello economico e l’Anzhi offrì tantissimi soldi a Eto’o che a sorpresa decise di andare in Russia dove iniziò il declino della sua carriera fino al ritiro dopo esperienze anche in Inghilterra, Turchia e Qatar.

LUÌS FIGO
È il primo Pallone d’Oro del nuovo millennio e già questo basterebbe per considerare Luìs Figo uno degli immortali del calcio mondiale. Una carriera passata tra serpentine ubriacanti, doppi passi e qualche gol da alzarsi in piedi e applaudire. Il campione di Almada ha iniziato la sua carriera in Portogallo con lo Sporting Lisbona diventando il simbolo di una generazione d’oro lusitana che vinse Europeo Under 16, Mondiale Under 20 e fece un secondo posto all’Europeo Under 21. Juventus e Parma si fecero una guerra per accaparrarselo, ma alla fine lo strappò alla concorrenza il Barcellona con il quale disputò cinque stagioni da fenomeno. Due titoli spagnoli, una Coppa delle Coppe e una Supercoppa Europea i principali successi con i catalani e nel 2000 la stagione della vita. Alla fine non vinse nulla ma i due quarti di finale col Chelsea e l’Europeo col Portogallo furono due momenti indimenticabili e Figo vinse così il Pallone d’Oro. In estate però passò ai rivali del Real Madrid e per i blaugrana divenne un traditore. Da idolo indiscusso a uno dei tanti Galácticos del Real, ma nel 2002 vinse la sua prima e unica Champions League. Nel 2005 lasciò la Spagna e alla fine riuscì a giocare in Italia perché l’Inter credeva ancora in lui e fece benissimo. Per tre anni incantò il pubblico milanese con giocate d’alta classe e dato che la gamba non era più quella di un tempo, Mancini lo reiventó trequartista con eccellenti risultati. Un brutto infortunio causato da uno scontro con Nedved ne limitò il rendimento nell’ultimo anno e dal 2009 è comunque sempre rimasto all’interno dell’orbita nerazzurra.

ZLATAN IBRAHIMOVIĆ
L’uomo dei campionati, il campione che garantisce costanza e gol a grappoli per tutta la stagione, ma forse troppo accentratore su se stesso portando così la squadra a soffrire sul piano del gioco soprattutto in campo europeo. È mancata l’affermazione internazionale a Zlatan Ibrahimović, ma di giocatori come lui nella storia se ne sono visti davvero pochi. Un fenomeno ovunque sia andato e una stagione soltanto più che positiva come quella di Barcellona diventa un anno da dimenticare e il suo peggiore in carriera. In blaugrana infatti non si possono dimenticare il Clásico del Camp Nou deciso da una sua prodezza e i grandissimi gol e tocchi da giocoliere del pallone che ha dimostrato anche in terra catalana. Certo che dopo gli anni all’Inter ci aspettava molto di più. Infatti dopo gli inizi con Malmö, Ajax e Juventus dove era forse più bello che cinico, Ibra si mostrò nella miglior versione di sempre a San Siro sponda nerazzurra. Tre anni di trionfi e di reti da togliere il fiato e un magico pomeriggio a Parma valso il sedicesimo scudetto della Beneamata. Lo scambio con Eto’o e il difficile rapporto con Guardiola limitarono il suo anno in Spagna prima di tornare grande con Milan, Paris Saint Germain e Manchester United e andando a insegnare calcio anche negli Stati Uniti.

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RONALDO
La domanda che tutti ci porremo sempre è:”Cosa sarebbe stato Ronaldo senza infortuni?” Forse si sarebbe perso comunque o forse sarebbe diventato uno dei numeri uno della storia fatto sta che per quel poco che lo abbiamo potuto ammirare è stato veramente un Fenomeno. E sono proprio Barcellona e Inter le due squadre che meglio di tutte possono affermare questo, dato che sono riuscite a godersi il brasiliano all’apice della forma. Arrivato in Europa al Psv Eindhoven come campione del mondo a Usa ’94, titolo vinto solo in maniera formale dato che non scese mai in campo, si impose in Olanda fin dal primo anno facendo capire che la stoffa era quella del campione. Dopo due stagioni la Eredivisie gli era stretta e dunque arrivò la chiamata da Barcellona dove disputò la più grande stagione della sua carriera. Quarantasette i gol in stagione con la Coppa delle Coppe decisa da un suo rigore contro il Paris Saint Germain, ma il rammarico per non aver vinto la Liga. Massimo Moratti era presidente dell’Inter da due anni e voleva costruire uno squadrone e così fece follie nell’estate del 1997 facendo impazzire di gioia il popolo nerazzurro. Nel primo anno fu devastante, chiudendo la stagione con trentaquattro gol e portando a casa un altro trofeo europeo, questa volta la Coppa Uefa. Tutti lo aspettavano al Mondiale, ma prima della finale fu colpito da uno strano malore che ne condizionò tremendamente il rendimento e da allora non fu più lui. I problemi muscolari, dettati anche da una vita non da atleta e da una scarsa precisione negli allenamenti, lo portarono a disputare solo metà delle gare della stagione 1998-99, mentre dall’anno seguente iniziarono i problemi col ginocchio e la tragica notte di Roma con la Lazio. Tornerà dopo un anno e mezzo per provare a portare il tricolore sulle maglie dell’Inter ma sempre all’Olimpico gli sfuggirà il titolo di campione d’Italia e per lui saranno ancora lacrime amare. Se ne andò in estate al Real Madrid dopo essere divenato il re del mondo col suo Brasile trascinato dai suoi otto gol. Nella Capitale si trasformò però in centravanti puro e molto meno spettacolare e iniziarono i suoi problemi col peso tanto da essere soprannominato “El Gordo“. Tornò in Italia nel 2007 al Milan facendo vedere ancora qualche sprazzo di classe ma un altro bruttissimo infortunio contro il Livorno ne stroncò definitivamente la carriera, almeno in Europa.

LUIS SUÁREZ
Uno dei più grandi giocatori mai apprezzati e visti negli anni ’60. Da interno avanzato a Barcellona e capace di segnare tanto andando molto spesso in doppia cifra a regista capace di impostare da lontano l’azione all’Inter. Luis Suárez è stata la fortuna di chi lo ha allenato e in particolar modo del Mago Helenio Herrera. In Catalogna ci era arrivato nel 1954 a soli diciannove anni dopo aver disputato un’ottima prima stagione con il Deportivo la Coruña. Grazie anche alle sue strepitose qualità il Barcellona riuscì spesso e volentieri a rompere l’egemonia del grande Real Madrid almeno in Spagna e per poco non riuscì a farlo anche in Europa nel 1961 quando a Berna perse la finale contro il Benfica. Nel 1960 vinse il Pallone d’Oro e Angelo Moratti fece follie per farlo venire a Milano e accontentare il tecnico argentino. Nel primo anno segnò ben undici gol ma l’Inter non vinse nulla e allora ecco l’idea di arretrarlo e da lì non ci fu più nulla da fare per nessuno. Suárez vinse la Coppa dei Campioni tanto attesa proprio contro le due squadre che più ne avevano limitate le vittorie, il Real Madrid e il Benfica. Nel 1964 vinse anche da trascinatore l’Europeo con la Spagna e il perché quell’anno non vinse il secondo Pallone d’Oro resta un mistero. Chiuderà una carriera monumentale nel 1973 dopo tre anni passati con la maglia della Sampdoria.

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