Tutt’a un tratto, la magnifica cenerentola vichinga che s’era impadronita del cuore genuino dell’Europa, quella squadretta che da Reykjavík e annessi vulcani s’era regalata una monumentale campagna di qualificazione al Mondiale di Russia, e ancor prima la magistrale apparizione all’Europeo in Francia, è crollata. Sotto il peso delle aspettative, con l’aleggiante chiara sensazione che l’idillio sia concluso e che l’età avanzata dei suoi veterani renda irripetibile il prosieguo della favola islandese. C’è innegabile tristezza negli occhi di chi, nella neonata Nations League, ha ammirato le poco convincenti prove degli Strákarnir okkar alle prese con un nuovo ciclo. Così, se in qualche modo la partenza di Lars Lagerbäck era stata attenuata dalla soluzione di continuità (Heimir Hallgrímsson, già vice dello svedese), ora che sulla panchina siede Erik Hamrén la situazione s’è complicata e la componente emotiva è sullo zerbino, dopo nove reti subite in due gare umilianti sotto il profilo tecnico. Premesso che 90′ di totale assenza possano capitare – e in Croazia ne sanno qualcosa – non c’è alcun appiglio cui mitigare la sensazione che la nazionale islandese sia attesa da un periodo duro.

Dopo l’altro ieri sera, Hamrén s’è definito comunque contento per la prestazione al netto del fatto che fosse stata incontrata una delle migliori squadre al mondo. Magrissima consolazione, visto che in ogni caso l’Islanda in casa non perdeva dal 2013. Contro il Belgio, il tifo del Laugardalsvöllur s’è sentito tradito e anche l’ex segretario della Federcalcio islandese, Þórir Hákonarson, su Twitter ha sfogato il suo disappunto: “6-0 e 0-3 è solo un male, punto”. Nel frattempo i giornali, già spazientiti dalla sconfitta svizzera non hanno esitato ad aumentare le critiche ad Hamrén, definendolo inadatto e ricordando che anche nel 2001 c’era stato un 6-0, subito in casa della Danimarca e valevole per le qualificazioni al Mondiale nippo-coreano. Il mardröm (“incubo” in svedese) odierno non sia estremizzato, chiaro, ma la preoccupazione resta ed è tanta. Così Hamrèn, che dopo la débâcle di San Gallo aveva fatto mea culpa – Prima di tutto, vorrei scusarmi con tutta l’Islanda. È stato un risultato imbarazzante” – non ha riscosso troppi consensi dicendosi in parte soddisfatto. C’è però del vero, e l’ha spiegato bene l’attaccante Rúnar Már Sigurjónsson, uno dei pochi a salvarsi nel deludente 0-3 casalingo: “Penso che non sia mai accettabile perdere, ma se guardiamo anche la prestazione contro la Svizzera allora possiamo essere soddisfatti“.

Presentato l’8 agosto scorso, il 61 enne Erik Hamrén aveva appena lasciato il Sudafrica, dov’era ds del Mamelodi Sundowns, per rientrare nel Nord Europa: “Non è stato difficile accettare l’Islanda, dopo che l’ho visitata ho trovato un lavoro eccitante. Alleno da oltre 25 anni, ho lavorato in Danimarca, Norvegia e Svezia, ma è questa la mia più grande sfida. Aveva immediatamente scelto il suo team, Freyr Alexandersson come assistente allenatore e Lasse Eriksson nel ruolo di preparatore dei portieri. In un primo tempo s’era fatto pure il nome di Marcus Allbäck come collaboratore, ma l’ex team manager della nazionale svedese alla fine aveva declinato. Fa dunque specie vedere Hamrén quantomeno rilassato (“È possibile essere un vincitore anche se si perde, il calcio è così”), in un clima così teso. E mentre lo svedese rivelava di sentirsi un po’ meglio una volta appreso del massacro di Elche, con cui la Spagna aveva matato la Croazia vice-campionessa mondiale (6-0), è stato Freyr Alexandersson a chiedere scusa: “Vill be om ursäkt. Non siamo felici del risultato e siamo entrambi responsabili, ma dobbiamo dare un po’ di tempo a Erik. Stesse parole scritte, su Twitter, dal presidente della Federcalcio Gudni Bergsson.

Parole al vento, perché nell’immediato la reazione è stata tra l’incredulità e la rassegnazione. Addirittura Gylfi Sigurðson, capitano per via dell’assenza dell’infortunato Gunnarsson, avrebbe dovuto presentarsi ai giornalisti insieme al compagno Ragnar Sigurðsson ma ha disertato il post partita. Così, in un clima paradossale, il capo dell’ufficio stampa della nazionale, Omar Smárason, ha fatto sapere ai giornalisti che nessuno avrebbe voluto rispondere alle loro domande. Non è nemmeno tardata la mazzata targata Eiður Smári Guðjohnsen, il miglior calciatore islandese della storia, viste le sue dichiarazioni sul fatto che il 6-0 subito in Svizzera fosse il peggior risultato di sempre. A conti fatti, l’unica piccola gioia della serata l’ha avuta un bambino sugli spalti, che esponendo il suo cartellone “Lukaku, can I have your jersey? :)” è stato accontentato dall’attaccante del Manchester United. Nel frattempo sta arrivando l’inverno, e non tutti sono troppo ottimisti su Twitter: „Gengið í rugli, fótboltaævintýrið búið og hrun“. “La favola calcistica s’è creata e s’è schiantata”.