In una cornice particolare come lo stadio Luigi Ferraris, l’Italia di Mancini doveva affrontare l’Ucraina in una gara amichevole. Un test fondamentale per gli azzurri sia per tornare alla vittoria, assente da troppo tempo, sia per preparasi nel miglior modo possibile alla sfida di Nations League contro la Polonia (in programma domenica sera alle 20.45). La gara, terminata uno a uno, lascia certezze e dubbi ad una nazionale che non sembra aver trovato ancora una propria identità. L’aspetto positivo è il gioco che, piano piano, inizia a vedersi con possesso palla e ricerca della profondità (la scelta, questa sera, di giocare con tre attaccanti piccoli ne è una dimostrazione). Bene anche Barella che sta dimostrando di poter prendersi sulle spalle una nazionale che ha in Verratti, ancora, il grande assente. Male, invece, la mentalità: questa nazionale non sembra avere ancora la capacità di restare concentrata per tutti i novanta minuti. Alla prima difficoltà si cade in un tunnel buio dal quale non si riesce ad uscire.

Italia, bene a metà

Servivano risposte e, alcune, sono arrivate; Mancini può essere soddisfatto sia per il gioco sia per alcuni interpreti. Uno di questi è Barella; il giocatore del Cagliari ha fatto vedere di essere superiore dal punto di vista tecnico a molti suoi compagni e si è messo sulle spalle un reparto, il centrocampo, con una serie infinita di problemi. Ciò che non è andato, invece, è l’aspetto mentale: anche questa sera l’Italia è crollata alla prima difficoltà, non riuscendo a gestire una situazione favorevole. Ciò che stupisce, in negativo, è la mancanza di stimoli di un gruppo che dovrebbe voler spaccare il mondo dopo la delusione Mondiale. Mancini è chiamato a lavorare sul carattere dei suoi ragazzi perché nel processo di ricostruzione bisogna sapere affrontare e superare le difficoltà. Una prima prova ci sarà contro la Polonia dove, prima dei tre punti, si dovrà vedere una nazionale cattiva. Servono gli occhi della tigre quelli che stasera solo Barella aveva.