Roberto Mancini e la rigenerazione dell’Italia. Dal collettivo ai singoli, una striscia record di dieci vittorie consecutive in cui hanno ripreso credibilità tanti fattori, dall’intero movimento nazionale a chi nonostante le fatiche nei club riesce a dare il meglio di sé con la maglia azzurra.

Tre giocatori emblema di tutto ciò nella notte di Zenica, quella che sancisce il record di vittorie consecutive e dà lusto all’Italia anche sul piano del gioco, vista la bellezza del 3-0 ai danni della Bosnia. Uno di questo è finito anche sul tabellino ed è ovviamente Lorenzo Insigne. Mai così in difficoltà a Napoli come quest’anno, forse colpa di una nuova posizione difficile da assimilare per le sue caratteristiche, o di una squadra che non riesce a trovare il ritmo delle scorse stagioni. Sempre che le due cose poi non abbiano punti in comune. Insigne in nazionale va, in particolare quando vede la Bosnia: gol all’andata e al ritorno, una perla a Torino e un gol con un pizzico di fortuna in trasferta. Dosi di morale fondamentali per ritrovare i guizzi di uno dei calciatori potenzialmente più decisivi di questa squadra.

(Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Così come decisivo si è dimostrato Bernardeschi. Paradossale la sua situazione: con la Juventus ha trovato diversi spazi ma sono più le volte in cui ha deluso rispetto a quelle in cui ha convinto. Con l’Italia di Mancini però è un’altra musica e la serata con la Bosnia ha parlato chiaro. L’ex Fiorentina ha i colpi per incidere, soprattutto in una posizione ibrida tra il trequartista e l’esterno probabilmente adatta alla perfezione alle sue giocate. Non è stato molto preciso ma il suo impatto è stato totalmente differente rispetto alle ultime presenze in bianconero: sia sul piano della qualità delle giocate (vedi l’azione del gol di Acerbi), sia sul piano della personalità, di quella capacità di prendersi delle responsabilità tecniche senza tirarsi indietro.

E poi c’è Florenzi. Un enigma ciò che gli sta accadendo alla Roma: da capitano a emarginato, mai utilizzato, scavalcato da chiunque in qualunque delle sue posizioni. E lui gioca davvero dappertutto. Per Mancini però il terzino destro è lui, magari con la speranza che torni presto a giocare, a Roma o altrove, per avere il suo uomo al top della forma in vista dell’Europeo.

Europeo alla quale l’Italia arriva da testa di serie, con la frenesia e la voglia di mettersi a confronto anche con nazionali più forte. Perché il livello di questo girone ha dimostrato che adesso la nostra Nazionale ha bisogno di alzare l’asticella.

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