Nel dicembre 2011, mister Graham Potter pensò di invitare a Östersund un suo connazionale. Così Jamie Ryan Hopcutt lasciò l’Ossett Town e accettò immediatamente la corte dell Fotbollsklub, sperimentando il clima gelido ma pure il calore della gente: «Sto amando ogni minuto del mio soggiorno in Svezia – confida oggi, ripercorrendo la promozione in Allsvenskan e gli anni in Superettan – conoscevo già Potter, mi ha aiutato molto». Hopcutt non avrebbe mai pensato di dover emigrare nel Norrland per esprimere il suo talento, però dopo gli infruttuosi anni nelle basse serie britanniche (gli inizi allo York City, i prestiti a Whitby Town e Stokesley, nel 2010 il trasferimento all’Ossett Town e il prestito al Tadcaster Albion) non v’era alternativa. Così come Vardy, Jamie ha saputo aspettare e s’è aggrappato coi denti e con le unghie alla sua modesta carriera.

Per far bene, Hopcutt ha dovuto salutare il piovoso clima degli Yorkshire moors in favore del gelido vento tipico dello Jämtland. Ha superato una dolorosa doppia frattura di tibia e perone, oltre un anno di stop (dal 5 aprile 2016 al 12 aprile 2017), ha scalato di nuovo le gerarchie vivendo da protagonista le notti europee contro Galatasaray e PAOK. Jamie è esploso tardi e ora ha 26 anni: «Ma a 19 anni già pensavo che la mia carriera sarebbe finita lì. Guardando indietro, sono orgoglioso e devo ringraziare la mia scelta di venire in Svezia, perché mai avrei giocato l’Europa League a York». Tutto cominciò per caso, nel dicembre 2011, quando Graham Potter organizzò a Birmingham una serie di provini per portare calciatori inglesi in Svezia. «Ricevetti un’email che mi invitava a presentarmi alla Warwick University, quel giorno segnai una tripletta e Graham mi volle in Svezia. Devo dire che Östersund era piena di neve, quando arrivai all’aeroporto fui scioccato. Avevo sempre vissuto a casa di mamma e papà, ora mi trovavo in un appartamento e non sapevo se fosse la scelta giusta». Il contratto di Hopcutt con l’ÖFK durava tre mesi, poi fu esteso per una stagione e per altri due anni. Il terzo rinnovo, nel 2014, vedeva Jamie già affermato: l’Aftonbladet lo elesse decimo miglior calciatore della Superettan 2015, l’ l’Östersunds-Posten lo metteva addirittura al quinto posto nella graduatoria all-time del club rossonero.

Solo il sopracitato infortunio patito a tibia e perone mise in dubbio la titolarità di Hopcutt: era il 4 aprile 2016, all’esordio in Allsvenskan con l’Hammarby, e Jamie entrò al 58′ sostituendo Gabriel Somi salvo uscire all’82’ per via del forte dolore. Saltò 37 partite, tornò in campo un anno dopo sul prato in sintetico della Jämtkraft Arena ed entrò al 92′ nel trionfo di Svenska Cupen contro l’IFK Norrköping. Sostituì Alhaji Gero, guadagnò la possibilità di accedere ai playoff d’Europa League all’andata dei quali segnò al Galatasaray. Fu 2-0, in Svezia: «Questo è quello che un calciatore vuole provare, una sensazione magnifica. I miei genitori erano venuti dall’Inghilterra per me, quindi è stato bello segnare davanti a loro». Dopo quella sera, Jamie rivelò di essersi innamorato ulteriormente di Östersund: «C’erano 10mila persone che avevano guardato la partita su un maxischermo, poi avevano atteso ore e ore per ringraziarci e festeggiarci all’aeroporto. Fino ad allora mi stavo semplicemente godendo la stagione, la mia prima intera dopo il crudele infortunio. Ho vinto la Svenska Cupen, giocando molto in Allsvenskan, e ci siamo qualificati per l’Europa League. Tutto questo mi ha reso più forte, sentivo di esser diventato una persona diversa, ma un calciatore migliore».

Nella città dell’hockey, Jamie ha saputo conquistare il cuore dei tifosi con un pallone tra i piedi. Ha raccontato di non essersi abituato subito alla fama («La scorsa settimana ero a fare shopping con la mia fidanzata, cercavamo un divano quando mi hanno fermato per chiedermi una foto»), mentre sulla scrivania dell’ÖFK sono già comparse offerte da 1,5 milioni. Qualche tempo fa si presentarono Aston Villa e Brighton, in tempi recenti c’è chi rivela di tentativi fatti da Graham Potter per portare via l’inglese dalla Svezia. «Personalmente mi sono fatto una vita qui, ma un giorno vorrei tornare in Inghilterra» ha raccontato, intimorendo i sostenitori rossoneri. E ha concluso parlando di un suo modello: «Ovviamente Jamie Vardy ha mostrato a tutti quello che si può fare col talento, io tengo conto del suo esempio e vedrò che succederà».