Diciottesimo posto in Ligue 1. Clamoroso pensare che, se il campionato finisse oggi, il Monaco campione 2017 sarebbe retrocesso in Ligue 2, per quella che sarebbe la chiusura formale di un ciclo che – con Dmitrij Rybolovlev alla presidenza e Leonardo Jardim in panchina – ha portato tante grandissime gioie. Il titolo di Francia, quello ottenuto dai corazzieri e dalla falange guidata dall’ariete Falcao e da un Kylian Mbappé cui è bastato un anno al Louis II per prendersi la scena internazionale. Prima di lui c’era Anthony Martial, altro prodotto di un vivaio preziosissimo, frutto di un connubio perfetto tra le idee del mister portoghese e la lungimiranza necessaria per pazientare attendendo la crescita dei nuovi virgulti. Alla fine, dopo 4 anni il giocattolo Monaco s’è rotto. Sbancato il casinò, dopo cifre da capogiro: nei quattro anni di Jardim-mania si sono contati oltre 853 milioni incassati dalle cessioni, principalmente valorizzazioni di calciatori acquistati per un totale di 442 milioni. In totale, calcolatrice e dati Transfermarkt alla mano, un saldo positivo per 411 milioni, quasi una volta e mezzo il valore dell’attuale organico. Benvenuti nell’universo biancorosso, dove si compra a poco e si vende a tanto. Dove gli anni di secondo e terzo posto sono bilanciati da titoli e campagne in Champions League emozionanti, vittorie al cardiopalma e bel gioco.

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Non fu sempre così, chiaro: nel dicembre 2011 il magnate russo Dmitrij Rybolovlev acquistò il Monaco in Ligue 2, attese che la stagione concludesse con un ottavo posto e dall’estate successiva gettò le fondamenta. Ocampos, Falcao, James Rodríguez, fino a Martial strappato all’Olympique Lione e Kylian Mbappé trovato nelle giovanili, a costo zero. Claudio Ranieri prima e Leonardo Jardim nell’estate 2014: il portoghese era una scommessa, rilevò il Monaco dall’italiano e inizialmente fu criticato per il suo gioco mainstream con tanto difensivismo e poco spettacolo. Lui cambiò radicalmente, ma mai tanto radicalmente quanto il suo presidente nell’estate 2014: galeotta fu una spazientita Elena Rybolovleva, che accusando il marito di molteplici scappatelle ne chiese il divorzio. Dmitrij, figlio di medici ma divenuto ricco grazie al potassio di Perm’, fu condannato in primo grado a riconoscere alla moglie un indennizzo di 4 miliardi di franchi svizzeri (3,8 di euro), ma il 12 giugno 2015 la somma fu decurtata fino a toccare “soli” 534 milioni di euro. La stampa internazionale definì quel salasso “il divorzio del secolo”, con tanto di record battuto: mai una separazione era costata così tanto. Non fu chiaramente un caso che proprio in quei caldi mesi del 2014, prevedendo probabilmente l’esito infausto della vicenda sentimentale, Rybolovlev attuò una spending review decisa cedendo in una sola sessione Falcao e James Rodríguez.

Nell’estate 2014 fu poi esonerato Claudio Ranieri per far posto a Leonardo Jardim, che prima di metter piede nel Principato – nell’annata 2012/13 – si trovava in Grecia. Fu scelto per allenare l’Olympiakos e durò fino a febbraio: poi fu improvvisamente esonerato, ufficialmente perché il suo gioco non era di gradimento al presidente del club, Evangelos Marinakis. Constatando però che i biancorossi avevano ottenuto 14 vittorie e 3 pareggi in 17 partite, primeggiavano in Super League a +10 sulla seconda ed erano pure in corsa per l’Europa League (sbattuti fuori da un girone di Champions comprendente Arsenal e Schalke 04, ma anche il Montpellier quarto), resta difficile capire la scelta. Alcune piccanti rivelazioni trapelate allora parlavano infatti di una relazione tra Jardim e Athanasia, moglie di Marinakis al quale ha dato alla luce quattro figli, l’ultimo dei quali nel gennaio 2018. Dopo aver dormito insieme, la scappatella del mister portoghese non oltrepassò indenne la schiera di giornali scandalistici ellenici e così divenne pubblica. Il 4 febbraio 2013 al Pireo sbarcò lo spagnolo Míchel, dopo sei mesi di gestione Jardim. Che, nell’estate 2014, sarebbe stato scelto dal presidente del Monaco, Rybolovlev, proprio dopo le scappatelle di quest’ultimo…