Jón Dadi Bödvarsson, 38 presenze e due reti con la nazionale islandese a 26 anni, potrebbe non aver assolutamente nulla di speciale. Anzi, sarebbe il classico signor nessuno che ha potuto magari godere della ribalta Mondiale per magari trovarsi una sistemazione meglio retribuita rispetto al Reading. In Islanda, però, Jón Dadi è celebre e tutti lo ammirano per la sua grande generosità. Lo chiamano “la Falce di Selfoss” perché originario di Selfoss, che curiosamente in islandese vuol dire “cascata” anche se nelle vicinanze non ve ne sono. Questa cittadina, popolata da 7mila abitanti circa nel sud-est dell’Islanda, economicamente vive della produzione e vendita di latticini. Certo, il fiume Ölfusá assicura una certa pescosità in materia di pregiati salmoni da far affumicare, ma è l’azienda casearia presente qui dal 1930 ad aver dato lavoro a molti islandesi, portando Selfoss a esser considerata uno dei principali agglomerati urbani del sud dell’isola. Così, nonostante i 50 chilometri che la separano dalla capitale Reykjavík e un range di temperature che passano dai  -20° invernali ai +27° estivi, la zona resta in grado di tramandare le sue tradizioni e con esse pure la pittoresca Sumar á Selfoss, “Estate a Selfoss”, evento tipico organizzato per celebrare l’arrivo della bella stagione.

Nato nel 1992, pare che alla tenera età di 8 anni Bödvarsson fosse già alto 180 cm e segnasse a raffica. Esiste un racconto che vede Jón Dadi umiliare un portiere avversario con una tripletta e quest’ultimo abbandonare il campo in lacrime per l’onta subita da un ragazzino, ma mitologia nordica a parte sono i numeri a confermare l’impatto del centravanti islandese: 17 gol in 65 partite di campionato col Selfoss che nel 2009 ha ottenuto la promozione nella Serie A dell’isola, la Pepsideild karla, grazie al grande contributo di Jón Dadi poi trasferitosi nel 2013 in Norvegia (Viking) e due anni dopo in Germania al Kaiserslautern. Tuttavia è in Inghilterra che la punta islandese pare aver trovato il suo habitat, sperimentando nel 2016/17 il Wolverhampton e da gennaio dell’anno scorso il Reading, dove pare che il tecnico Jaap Stam sia rimasto fortemente sorpreso dalle sue qualità. Qualità che lo hanno portato in nazionale, perché Heimir Hallgrímsson non ha voluto rinunciare al suo “The Daði”, ufficialmente secondo attaccante per titolarità dopo Finnbogason (anche se contro l’Argentina è subentrato Sigurdarson del Rostov). Tra l’altro, con 10 gol segnati nell’ultima Championship, Bödvarsson è stato il capocannoniere del suo Reading.

Oggi Jón Dadi è in Russia, non senza un minimo di sorpresa: “La convocazione in nazionale è stata un po’ surreale, per certi versi. Da bambino giocavo a calcio nella piccola città di Selfoss e pensavo solo a godermi la vita, immaginavo solo di giocare un Mondiale o un Europeo. Tuttavia, sono qui ed è una fantastica esperienza, l’intero paese non vede l’ora e c’è grande eccitazione nell’aria. Moltissime persone ci verranno a vedere, c’è quasi una febbre per il Mondiale”. E anche in Inghilterra c’è chi tifa per lui, perché il Reading guadagnerà £118,900 per la sola partecipazione del suo ariete , una cifra che potrebbe pure alzarsi ancora se l’Islanda o il Perù (nazionale in cui milita Paolo Hurtado, anche se nel frattempo s’è accasato al Vitória Guimarães) dovessero far bene nella kermesse. E sempre a proposito di far del bene, non fu nascosto alle cronache un episodio che mostrò la generosità di Bödvarsson: ai tempi in cui giocava in Norvegia, a Stravanger, la sua città natale Árborg lo scelse come sportivo dell’anno premiandolo con una cospicua somma. Jón Dadi decise dunque di investire tale cifra in un fondo, chiamato “Knattspyrna fyrir alla”, “calcio per tutti” in italiano, che avesse come obiettivo quello di dotare i bambini poveri di scarpe, magliette e palloni da calcio. Anche chi normalmente non avrebbe potuto permetterselo era ora in grado di giocare a calcio. Specie dopo il terremoto del 2008, che generò fortunatamente solo paura e zero vittime umane. Perché il pallone è magia, lo sport è meraviglioso e Jón Dadi Bödvarsson lo sa perfettamente. Áfram Ísland!