Si è tanto parlato della grande stagione portata avanti dal Siviglia di Machín che quasi non si riconosce il lavoro mirato e confortante che Quique Setién sta sviluppando sull’altra sponda del Guadalquivir. Il Betis non è più la realtà altalenante dell’ultimo lustro e a dimostrarlo è la serietà con cui l’allenatore spagnolo continua a evolvere il progetto. Negli occhi dei tifosi verdiblancos sono ancora vive le sconsolanti retrocessioni del 2011 e 2015: una rapida doppietta dopo più di 30 anni di permanenza nella Primera División. Ad oggi parliamo di una crociata costituita dal giusto mix di esperienza e freschezza, spensierata quanto determinata e, soprattutto, divertente agli occhi di chi la osserva, coinvolto o meno che sia coi colori che riempiono il Benito Villamarín.

Proprio nell’ultima uscita, una delle prime del nuovo anno peraltro, il Betis ha ospitato la Real Sociedad nella gara d’andata degli ottavi di finale di Copa del Rey, riempiendo a dovere le 60 mila unità disponibili nel proprio impianto. Non a caso, il Betis si è guadagnato il 23° posto su scala continentale per media spettatori nella scorsa stagione, arrivando dietro solo a potenze mondiali come Barcellona, Real MadridAtlético Madrid per quanto riguarda la classifica ristretta alla sola penisola iberica. Un dato che certifica l’ottimo lavoro svolto finora da Setién, che poco fa definivamo “confortante” non casualmente: l’allenatore di Santander ha saputo ridare credibilità e certezze ad una società che stava per essere risucchiata nell’oblio della mediocrità, nonostante la storia parli per essa. Un campionato spagnolo che conta più di ottant’anni e due coppe nazionali, l’ultima delle quali conquistata 14 anni fa. Un obiettivo non banale, certo, con l’attuale abisso che intercorre fra le maggiori potenze spagnole ed il resto delle squadre; nonostante ciò, mai come in questa stagione pare vigere l’equilibrio, sia in Liga che, appunto, in Copa. La caduta del Barcellona con il Levante vi dice nulla?

Il Villamarín non può non ammettere che nel match contro la Real Sociedad i suoi idoli lo abbiano deluso: solita arrembante manovra degli heliopolitanos. Una caratteristica più unica che rara, che Setién è riuscito a inculcare ai suoi ma che fa parte del suo credo da sempre, si riflette nella capacità che l’undici in campo ha nel controllare il ritmo di una gara: anche i txuri-urdin di Alguacil hanno sofferto la totale passività nei confronti dell’andamento della gara. Da momenti soporiferi, conditi da un lungo e paziente possesso palla, fino all’improvvisa verticalizzazione, in grado di condizionare la gara. Il merito va tuttavia riconosciuto anche agli ospiti: i baschi sono stati in grado di reggere bene l’urto verdiblanco, sacrificando anche più d’un qualcosa in fase offensiva a beneficio della fase di non possesso. Nonostante i baschi provenissero dall’insperata vittoria del Santiago Bernabéu in campionato, hanno avuto la maturità tale da poter rinviare il discorso qualificazione al ritorno, nel loro Anoeta, fermando i padroni di casa sullo 0-0.

 

Non solo in Spagna: la Betis-mania si sta diffondendo a macchia d’olio anche in Europa. La qualificazione ottenuta all’Europa League dopo la scorsa annata sta assumendo i tratti di un perfetto palcoscenico per sponsorizzare al meglio il club del patron García. Il passaggio del turno come capolista del girone ha consentito agli spagnoli di pescare i francesi del Rennes nel primo turno ad eliminazione diretta: una gara da non sottovalutare, ma certamente alla portata per i ragazzi di Setién. Da non accantonare, sempre in relazioni a questioni pubblicitarie, la vetrina che il giapponese Takashi Inui sta sfoggiando nella diciassettesima edizione della Coppa d’Asia, che sia aggiunge alle buone prestazioni viste al Mondiale russo. Un marchio, quello del Betis, che non può far altro se non crescere e raccogliere più adesioni possibili, dando man forte anche all’apparato economico della società che sta riscattando positivamente le ultime mirate e coscienziose finestre di mercato effettuate.

Dunque, una realtà in continua crescita, basata anzitutto su un elemento fondamentale per quello che è il gioco del calcio, sia in ambito lavorativo che passionale: il divertimento.

Si gana, viva el Betis,

si pierde, que viva el Betis!