Mολων λαβέ, “vieni a prenderle”, fu la frase che un tale Leonida pronunciò al persiano Serse nel momento in cui questi gli chiese di abbassare le armi per la resa. Κώστας Μανωλάς è nato invece a Nasso, che geograficamente è un’isoletta sperduta ai più, lontanissima dal Peloponneso e nota solo per il celebre abbandono rifilato da Teseo ad Arianna. La mitologia c’entra perché entra in gioco il Minotauro, creatura d’eccezionale forza per cui fu necessario costruire un labirinto ove imprigionarlo. Il punto è che l’unico escamotage utile per mandare in confusione quella taurina creatura era colpire il suo cervello, là dove l’acume si perdeva in quell’intricata massa omogenea tale per cui non riusciva mai a trovare le indicazioni che lo facessero uscir di là. La Roma ha fatto esattamente questo, spostando al contesa sul piano psicologico per uccidere la partita di un Barcellona tecnicamente superiore. Ha avuto la meglio la parte giallorossa, grazie al supporto di casa. Grazie però anche a Manolas, autore del terzo, decisivo, gol.

La famiglia di Kostantinos non è certo nuova alla produzione in serie di ottimi difensori: lo zio Stelios fu leggenda dell’AEK, cui donò l’intera sua carriera tra 1979 e 1998. Complessivamente 700 apparizioni, 447 solo in campionato, è stato l’ennesimo prodotto di una generazione dorata dei vivaio giallonero (che comprendeva pure Ikonomopoulos, Vlachos e Georganlis). Ottime referenze messe in conto a Kostas, che esordì proprio con l’AEK e si presentò quasi illuminato dalle stigmate del predestinato: «Όπως ο θείος μου», “come mio zio”. A differenza sua è chiaro come il giovane sia stato meno fedele alla causa, visto che lasciò Nea Filadelfia dopo tre anni dal 2009 al 2012 accettando i soldi dell’Olympiakos. Al Pireo la sua crescita è proseguita esponenzialmente col portoghese Jardim e lo spagnolo Míchel, poi dall’estate 2014 Kostas è della Roma. Curioso come il suo trasferimento fosse il secondo più costoso della storia che avesse mai riguardato un greco: 13 milioni, meno soltanto di un altro Kostas, il Mitroglou trasferitosi al Fulham sempre dalll’Olympiakos per 15,2 milioni nel gennaio 2014. Soldi ripagati quasi totalmente dal gol segnato contro il Barcellona, in virtù dei 7,5 milioni entrati nelle casse del club di Pallotta per aver raggiunto le semifinali di Champions. L’uomo della provvidenza, dunque, è lui. L’uomo del 3-0, l’uomo che al termine della partita ammetteva: “Non interessa aver fatto la storia, ci abbiamo creduto, siamo stati penalizzati all’andata ma abbiamo visto che la Roma c’è. Abbiamo dato tutto e abbiamo visto oggi che, se abbiamo il nostro pubblico dalla nostra parte, nessuno ci può battere.

Calcio d’angolo battuto da Cengiz Ünder, ventenne come chi vi scrive, dalla bandierina di destra rispetto alla direzione verso la quale attaccava la Roma. Chiamato uno schema dal turco, non si saprà mai se quel pallone era effettivamente indirizzato a Kostas. In ogni caso il greco ricorda un po’ Antetokounmpo per la movenza con la quale elude la marcatura, terzo tempo imperfetto, due passi e l’incocciata col pallone. Perfetta, puntuale, precisa, un taglio inferto a quella sfera così da generare quello che i fisici chiamano effetto Magnus, o in ogni caso una forza soggetta al fenomeno della portanza. Poco importa all’Olimpico della scienza, in quel momento, perché il pallone rotola nell’aria sospinto dal fiato di un popolo intero, quello giallorosso, e si deposita a un soffio dal palo dove un immobile ter Stegen aveva solo abbozzato un lancio che sarebbe in ogni caso stato nullo. Kostas non ci crede quasi, è la sua notte. In una serata solitamente inconfutabilmente perfetta per Federico Fazio, il Comandante, è toccato all’oplita Manolas prendersi la scena. E visto che dalle parti di Alisson aveva il totem argentino che lo superava per leadership ed esperienza, ha scelto di timbrare il cartellino. Pure per farsi perdonare l’autorete all’andata, eventualmente.

La corsa con gli occhi sbarrati, le braccia aperte per godere della massima apertura alare possibile. Kostas è stato un falco, poi s’è tramutato in un aquila ed è planato sotto ai suoi tifosi per urlare: “Sì, sono proprio io. Sono lo stesso dell’andata, al quale probabilmente avrete rivolto brutti epiteti. Guardatemi, ho appena scritto la storia”. Con la stessa maestria di un altro romanista del passato, Traianos Dellas e la sua prodigiosa elevazione col gol decisivo alla Francia in Euro 2004, Kostas ha rimesso la Grecia al centro del Colosseo. Dellas per Fabio Capello era solo una riserva, e da lì sarebbe divenuto il miglior leader difensivo d’Europa. Pensate cosa potrebbe fare Manolas, titolare con Di Francesco e decisivo pure in zona gol…