A quattro giornate dall’inizio della stagione, troviamo a punteggio pieno oltre al Liverpool e al Chelsea di Sarri anche il sorprendente Watford. Gli Hornets, nonostante una campagna acquisti terminata in attivo, con le remunerative cessioni di Amrabat e, in particolare, del brasiliano Richarlison, non hanno accusato gli addii di rilievo e sono scesi in campo con un impianto di gioco ben definito nelle prime uscite stagionali.

Merito del confermatissimo manager Javi Gracia, rilanciatosi in Inghilterra dopo una deludente avventura sulla panchina del Rubin Kazan. Utilizzando un 4-4-2 con due linee molto compatte, l’allenatore spagnolo è riuscito a vincere la sfida con il più quotato collega Mauricio Pochettino. Tre punti conquistati in una partita sporca, con due reti su calci piazzati, nella quale però a sorprendere sono stati i meccanismi di aggressione e ripartenza del Watford, addirittura più efficaci di quelli del Tottenham per larga parte del match.

Ora quello che si chiedono tutti è se riuscirà il Watford a tenere questo passo per il resto della stagione. Realisticamente parlando, il club della famiglia Pozzo difficilmente riuscirà a replicare i successi ottenuti dal Leicester. Sulla carta è un’impresa impossibile ma una stagione a ridosso della zona europea può essere alla portata degli uomini di Gracia.

Dal suo ritorno in Premier League, nel 2015, al Watford è sempre mancata la forza combattere per qualcosa in più di una semplice salvezza. Alcune strategie di mercato e scelte in panchina errate hanno complicato di molto l’ascesa degli Hornets verso parti più alte di classifica, raccogliendo al massimo un misero 13esimo posto. Alle deludenti stagioni, poi, è sempre seguito un cambio in panchina: Quique Sánchez Flores, Walter Mazzari e Marco Silva si sono succeduti nell’arco degli anni, prima dell’arrivo di Javi Gracia lo scorso gennaio. Che, dopo aver raggiunto una tranquilla salvezza, è riuscito a guadagnarsi la conferma.

C’è stabilità, dunque, alla base della rinascita del Watford. Coincisa inoltre con la rinascita di alcuni giocatori cardine dell’undici titolare.  Tra questi, troviamo due vecchie conoscenze del calcio italiano: José Holebas, ex Roma, e Roberto Pereyra, ex Juventus. I due, con 4 reti e 2 assist, si sono rivelati un’autentica spina nel fianco per le difese avversarie, formando una catena sinistra collaudata.

Conoscersi reciprocamente. Può essere questa la chiave per una stagione perfetta, anche quando le garanzie tecniche vengono meno. Un dettaglio da non sottovalutare, in un campionato nel quale la middle class ha cambiato volto, con pesanti investimenti sul mercato. Everton, Fulham e West Ham, dicevamo all’inizio. Ma i cambiamenti costano: denaro e, soprattutto, tempo. Non è un caso se troviamo solo l’Everton a quota 6 punti, con il West Ham di Pellegrini addirittura all’ultimo posto con 0 punti.

Ecco perché va letta in un’ottica positiva anche la conferma del centrocampo francese formata da Étienne Capoue e Abdoulaye Doucouré, tutta forza e muscoli. Oppure quella della coppia difensiva costituita da Catchart e Kabasele.

Sì, dietro il segreto del Watford c’è soprattutto questo: la familiarità e la confidenza con il proprio compagno di reparto, la volontà di sacrificarsi per quest’ultimo. O ancora, la forza della classe operaia di Troy Deeney, eterno capitano del club e a segno anche nella sfida a distanza con Harry Kane. È il vero segreto una partenza da Rocket man, da uomo razzo, come canterebbe il tifoso per antonomasia del Watford, Elton John. Che, almeno per una volta, sarà ben lieto di lasciare le copertine dei tabloid alle vicende calcistiche della squadra del suo cuore. Con questi presupposti, l’Europa non è affatto utopia.

Salvatore Ergoli