La presenza di nazioni molto estese ha fatto sì che il Sud America avesse grossi problemi organizzativi per la preparazione del proprio massimo torneo continentale. Solo dieci le nazionali affiliate alla Conmebol, un numero che non permette di organizzare facilmente una manifestazione calcistica e così ecco che dal 1993 a ogni edizione ci devono essere almeno due inviti per arrivare a dodici squadre nel torneo, tranne nel 2016 dove le squadre furono sedici.
Il continente più gettonato è chiaramente stato il Nord America e su tutte una presenza fissa è sempre stato il Messico, la nazione più sudamericana tra quelle della parte centrosettentrionale. Dal 1993 è sempre stato presente e farà molto strano non vederla nella prossima edizione. La Gold Cup è alle porte e per il “Tricolor” è da sempre la competizione più importante assieme al Mondiale e la mesta eliminazione in semifinale due anni fa ha fatto sì che la federazione declinasse l’offerta per dedicare anima e corpo al riprendersi lo scettro di campione del Nord America. La decisione ha lasciato sorpresi, ma relativamente dato che i messicani da anni presentavano con una squadra B, se non addirittura C, in Copa América per tenere le stelle nella Gold Cup. In passato però la squadra puntava moltissimo su questa competizione e arrivò per ben due volte in finale, nel 1993 e nel 2001 venendo fermata però sempre da due conoscenze del calcio italiano. La prima volta fu una doppietta di Gabriel Omar Batistuta a regalare il titolo all’Argentina a Guayaquil in Ecuador, mentre nella seconda l’uomo vittoria fu Iván Ramiro Córdoba che diede il primo titolo sudamericano alla Colombia.


La seconda squadra più presente è la Costa Rica con cinque partecipazioni che debuttò nel 1997, ma non fu proprio un’edizione memorabile. Nell’ultimo turno trovò il primo punto contro il Messico, ma i nove gol subiti nelle due partite prima da Brasile e Colombia non permisero di festeggiare ai “Ticos“. Andò decisamente meglio quattro anni dopo quando la squadra allora allenata da Guimarães stupì il mondo arrivando prima nel girone battendo Honduras e Bolivia e pareggiando con l’Uruguay. Per uno strano regolamento del torneo ai quarti di finale ci fu un altro scontro con la “Celeste” e questa volta ad aver la meglio furono i sudamericani. Un quarto di finale venne conquistato anche nel 2004 ma fu molto più complicato e sofferto e ottenuto grazie al terzo posto, prima di essere eliminati dalla Colombia.


Con quattro apparizioni troviamo gli Stati Uniti che hanno avuto anche il privilegio di ospitare l’edizione del Centenario nel 2016. Poche edizioni ma spesso di qualità quella della nazionale a stelle e strisce e così dopo il flop del 1993, arrivò un’incredibile semifinale due anni anni dopo. Dopo aver vinto il girone iniziale, battendo addirittura per 3-0 l’Argentina, ai quarti di finale ebbe bisogno dei calci di rigore per piegare il Messico in un derby nordamericano ma il Brasile era ancora troppo forte e bastò un gol di Aldair a inizio partita per portare i Verdeoro in finale. Ci vollero dodici anni di attesa per rivedere gli Usa in Copa América ma in Venezuela arrivarono tre sonore sconfitte prima di un’altra semifinale nel 2016. La sconfitta iniziale con la Colombia lasciava intravedere grosse lacune nella squadra ma le vittorie contro Costa Rica e Paraguay bastarono per approdare ai quarti e a Seattle fu l’Ecuador a capitolare. Oltre settantamila statunitensi affollarono l’NRG Stadium di Houston per provare a centrare la finale ma l’Argentina dominò la partita e con un grande Messi vinse 4-0.

 

 

Per l’Honduras ci fu l’occasione di partecipare solo nell’edizione del 2001, ma riuscì comunque a ritagliarsi una parte importantissima nella storia della Copa. Dopo aver chiuso secondo il girone iniziale dietro al Costa Rica e davanti a Uruguay e Bolivia nei quarti di finale incontrò l’ostacolo più difficile, il Brasile. La squadra di Ramón Maradiaga riuscì però a compiere il “Miracolo di Manizales” e nel secondo tempo una doppietta del piccolo Saúl Martínez, 25enne attaccante sconosciuto del Motagua squadra honduregna, regalò una clamorosa quanto meritata semifinale. I padroni di casa della Colombia poi eliminarono la “Bicolor” in semifinale ma l’estate del 2001 fu tra i più grandi momenti del calcio caraibico.

Le ultime edizioni hanno portato in Copa América altre tre squadre del centro America, ma i risultati son stati deludenti. La Giamaica ha debuttato nel 2015 e si è ripresentata nel 2016 ma in sei partite non è riuscita nè a portare a casa un punto e nemmeno a segnare un gol. Estremamente negativa anche la partecipazione di Haiti sempre in occasione della Copa del Centenario con zero punti e dodici gol presi in tre partite mentre chi si difese con onore fu Panama. Inserita in un girone infernale con le future finaliste Cile e Argentina riuscì a vincere la prima partita con la Bolivia e dopo il pesante 5-0 contro l’Albiceleste provò a infastidire la “Roja” nell’ultima partita che però vinse per 4-2 nonostante l’iniziale vantaggio panamense.


Ma quest’anno il Nord America non sarà presente e allora a chi chiedere le due squadre per arrivare a quota dodici? Il continente asiatico era già stato presente nel 1999 con il Giappone e se non ci fosse stato il terribile terremoto che devastò la nazione nipponica nel 2011 avrebbe partecipato anche all’edizione argentina. A fine anni ’90 il calcio giapponese era all’inizio della sua crescita e, nonostante l’ultimo posto nel girone, riuscì a non sfigurare. Perse di misura per 3-2 contro il Perù nel finale, dopo essere passato in vantaggio a inizio gara con il brasiliano naturalizzato Wagner Lopes, ma la seconda gara fu un disastro. Il Paraguay stava vivendo i suoi anni migliori e lo si capì ancora di più quando diede un netto 4-0 ai nipponici. Un rigore di Lopes però consentì agli asiatici di strappare un pareggio nell’ultima giornata contro la Bolivia, risultato probabilmente inatteso. A vent’anni di distanza il Giappone è ora pronto a tornare a disputare una Copa América con ambizioni ben diverse dal 1999 e con l’obbiettivo di arrivare tra le prime otto.

A fare compagnia ai “Samurai Blu” ci sono i campioni d’Asia del Qatar al loro primo invito. La grande vittoria continentale ha dato forza e coraggio alla nazionale che ora cercherà di prepararsi al meglio per i suoi primi mondiali nel 2022. Sembra la Cenerentola annunciata del torneo ma occhio a non sottovalutarla perché l’importante lavoro di Félix Sánchez ha dato ai “Marroni” un’abilità tattica non indifferente.
La quarantaseiesima edizione della Copa América si avvicina sempre di più e chissà se Giappone e Qatar riusciranno a scrivere altre importanti pagina di storia di questo splendido torneo.