Il Celta Vigo cambia ancora e lo fa per necessità. L’inizio della Liga 19-20 rappresenta il peggiore dei galiziani nel campionato spagnolo da quando si assegnano tre punti a vittoria. Nemmeno nelle stagioni 2003-04 e 2006-07, culminate con la retrocessione, il Celta era partito così male. Sono soltanto nove i punti conquistati nelle prime dodici giornate di Liga: due vittorie (contro Athletic Club e Valencia) e tre pareggi (Siviglia, Atletico Madrid e Espanyol). Al Balaídos il Celta ha dovuto accogliere le squadre più in forma del campionato e se il bottino conquistato in casa è quasi giustificabile, non lo sono i pochi punti raccolti in trasferta. Tre sconfitte nelle ultime tre gite fuori porta della squadra incapace di segnare né a Eibar né a Vitoria.

Fran Escribá, che lo scorso anno aveva contribuito in modo sostanzioso alla salvezza del Celta, non è riuscito a proseguire sulla strada intrapresa solo 8 mesi fa. Un dato significativo è quello dei gol segnati dai galiziani. Nelle 12 gare con Escribá in panchina disputate nella precedente Liga, Aspas e compagni avevano gonfiato la rete in 17 occasioni; nel campionato in corso il Celta ha segnato soltanto 6 gol nello stesso numero di partite. Una fase realizzativa poco efficiente, unita a un’idea di gioco forse incompresa dagli interpreti ha portato la dirigenza dei galiziani a sollevare Escribá dall’incarico. 

La scelta è alla fine ricaduta su Óscar García Junyent. Il tecnico catalano è diventato il quinto allenatore della celeste in soli due anni. Il Celta non si ancora ripreso dal post Berizzo. L’addio dell’allenatore che ha sfiorato una finale di Europa League e reso i galiziani una squadra temuta in Spagna per il suo gioco, ha lasciato un vuoto che finora nessuno è riuscito a colmare. Prima Unzué, poi Miguel Cardoso e Antonio Mohamed, per un breve periodo Escribá e ora sarà il turno di Óscar García. 

Originario di Sabadell, Óscar García è un allenatore con esperienza che torna in Spagna dopo un percorso tortuoso. Cresciuto sia come giocatore che come allenatore nelle giovanili del Barça, ha poi deciso di intraprendere strade alternative. Il DNA rimane quello blaugrana e si sposa alla perfezione con la filosofia del Celta, che già in passato ha messo sotto contratto allenatori fortemente influenzati dalla scuola catalana (Stoichkov, Sacristan, Luis Enrique, Unzue). I risultati raggiunti in giro per l’Europa invece non rassicurano i tifosi galiziani. Esperienza positiva in Austria e Israele, paesi in cui ha vinto tre campionati e due coppe. In Championship, alla guida del Brighton, ha fallito la promozione, mentre all’Olympiakos non ha superato i quattro mesi. Le statistiche del tecnico peggiorano all’aumentare della difficoltà del campionato. In Ligue 1 con il Saint-Étienne è arrivato solo al mese di novembre, mentre in Premier League con il Watford il suo mandato è durato 27 giorni.

Sette anni di esperienza in sei campionati diversi lo hanno riportato alla base. In Spagna non si è mai messo in gioco e forse una squadra in crisi d’identità come il Celta può essere il trampolino giusto per ripartire.