La storia calcistica dell’India non è mai stata contraddistinta da campioni o figure di spicco della storia del calcio. Nessuna vittoria in Coppa d’Asia, con il secondo posto del 1964 come miglior risultato, e nessuna partecipazione ai Mondiali. Va detto però che l’India un anno si qualificò alla massima competizione per nazioni ma per motivi ancora oggi poco chiari non vi partecipò.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale la Fifa aveva deciso che a ospitare la prima Coppa del Mondo post bellica sarebbe stato il Brasile. Trasferta lunga e complicata quella sudamericana considerando che eravamo nel 1950. La Fifa decise che l’Asia aveva diritto a una squadra e allora pochissime squadre erano iscritte all’AFC. L’Indonesia era l’unica esperta di Mondiali, con la partecipazione nel 1938 sotto il nome di Indie Olandesi, inoltre vi erano anche Birmania, Filippine e appunto l’India. I Bhangra Boys furono però gli unici ad accettare di disputare le qualificazioni perché le altre valutarono impossibile l’arrivo in Brasile. Senza giocare nemmeno una partita l’India si era dunque qualificata e la squadra era tra le più interessanti della propria storia. Già due anni prima durante le Olimpiadi gli asiatici avevano dimostrato il loro valore con una grande sfida contro la Francia, persa all’ultimo minuto per un gol di René Persillon che rese inutile il pareggio di Sarangapani Raman. La squadra allenata da Balaidas Chatterjee veniva schierata con un 3-4-3 molto offensivo e nel periodo di preparazione per il Mondiale giocò con alcune squadre di club europee riuscendo a ottenere un importante 4-1 contro l’Ajax. Il capitano era il difensore Sailen Manna e la speranza di fare bella figura al Mondiale era tanta. Quando vennero fatti i sorteggi l’India fu inserita con i campioni in carica dell’Italia, la Svezia e il Paraguay, ma da quel momento qualcosa cambiò. La federazione ritirò la squadra e le supposizioni furono fin da subito moltissime. I costi elevati della spedizione, la paura di affrontare gli Azzurri e subire una sconfitta storica e infine una motivazione tanto strana quanto forse veritiera. I giocatori indiani giocavano scalzi e volevano scendere in campo anche in Brasile senza scarpe. La Fifa rifiutò e la storia dell’India ai Mondiali finì ancora prima di inziare.
Solo in un Paese quasi magico, dove spesso il mito si incrocia con la realtà, poteva nascere una storia incredibile come questa. Oggi i giocatori giocano con le scarpe e contro la Thailandia daranno vita alla loro prima partita di questa Coppa d’Asia.