Se nella partita d’esordio un rigore di Jorginho aveva sistemato le cose, contro il Portogallo l’Italia trova la prima sconfitta in questa Nations League che potrebbe compromettere e non poco tutto il percorso degli Azzurri. Mancini decide di puntare su una squadra totalmente diversa: in tribuna Balotelli, fuori per infortunio, dentro l’inedita coppa d’attacco formata da Immobile e Zaza supportata da un gruppo che ha dovuto subire un grande turnover rispetto alla prima partita.

In cambio è cambiato quasi tutto pur di vedere un’Italia diversa, più propositiva e spregiudicata rispetto alla gara contro la Polonia, dove in pochissimi si erano salvati. E invece neanche il ricambio su cui aveva fortemente puntato Roberto Mancini sortisce gli effetti sperati: gli Azzurri si presentano al Da Luz quasi del tutto privi di personalità, puntando tutto su sterili e prevedibili lanci lunghi che non preoccupano affatto la difesa del Portogallo e impegnando più energie di quelle necessarie per sgombrare la propria area di rigore. I lusitani, seppur privi di Cristiano Ronaldo, non hanno mai bisogno di premere il piede sull’acceleratore per avere la meglio su un’Italia che sbaglia tanto a livello individuale e che si dimostra ancora troppo debole per competere con le grandi e per puntare alla vittoria di un girone che adesso diventa più complicato che mai.

E se si pensa che l’ultima vittoria azzurra in una partita ufficiale risale addirittura all’ottobre 2017 si riesce facilmente a completare un quadro che non promette nulla di buono: dopo la mancata qualificazione dal Mondiale e l’arrivo di Mancini ci si aspettava dall’Italia una reazione di carattere unita a un grande rinnovamento di giocatori, visto che il materiale a disposizione faceva ben sperare per il futuro della nostra Nazionale. E invece questa mancata rivoluzione dell’organico adesso appare come un mezzo passo verso il fallimento, non più soltanto un fantasma ma un vero e proprio pericolo da scongiurare a tutti i costi.

Continuando su questa strada gli Azzurri potrebbero addirittura non qualificarsi all’Europeo, compiendo così tanti passi indietro rispetto a quanto fatto con Antonio Conte nella scorsa competizione continentale. Serve un cambio di marcia netto e rapido per scongiurare il peggio: l’Italia ha bisogno di ritrovare la sua identità vincente, di trovare la sua precisa idea di gioco e anche un trascinatore in grado di trasformare in gol tutte le azioni create per evirare di cadere nel baratro e fare del successo soltanto un ricordo sbiadito e lontano.