Quante cose possono cambiare nell’arco di un solo anno? A Liverpool decisamente tante: nell’agosto del 2018 infatti tutti avevano ancora nella mente le immagini della Champions League persa in finale contro il Real Madrid, a causa delle due grandi papere che costarono il posto a Loris Karius, spedito al Beşiktaş senza alcuna esitazione.

La coppa soltanto sfiorata dai Reds ha fatto scattare un campanello d’allarme, rimasto assopito forse per troppo tempo. Dopo Pepe Reina la porta non è quasi mai stata in mani sicure e per tornare a essere grande il Liverpool aveva bisogno di un portiere all’altezza, capace di restituire la fiducia a un reparto pericolosamente traballante prima dell’arrivo di Virgil van Dijk. Prima dello sfortunato tedesco infatti a far storcere il naso a Klopp ci aveva pensato Simon Mignolet, anche lui non in grado di trasformarsi nel vero leader della porta di cui i Reds avevano bisogno.

E non c’è affatto da stupirsi se con l’arrivo di Alisson tutto è cambiato: l’ex portiere della Roma è riuscito a colmare un vuoto enorme, diventando ben presto uno dei veri punti di riferimento della sua nuova squadra che lo ha accolto quasi come un eroe. Con il Liverpool il brasiliano è stato capace non soltanto a compiere personalmente un salto di qualità, ma anche a far crescere ancora di più un gruppo al quale mancava soltanto un tassello per diventare invincibile.

La concorrenza, neanche a dirlo, è stata spazzata via in un attimo da Alisson, elemento imprescindibile per l’undici titolare di Klopp che però incredibilmente potrebbe aver pescato un altro talento per la sua porta, scoprendolo in circostanze poco favorevoli. Sì, perché quando durante la partita contro il Norwich il brasiliano si è accasciato al suolo per un problema al polpaccio, il primo pensiero di tutti è volato alla Supercoppa Europea contro il Chelsea, nella quale i Reds avrebbero giocato per la prima volta senza il proprio idolo fra i pali, affidando il primo trofeo europeo della stagione ai guantoni di Adrian, arrivato il 5 agosto dopo essere rimasto svincolato.

A 32 anni per lo spagnolo le chance di poter essere ancora protagonista si riducevano all’osso, tanto che per la preparazione estiva è stato costretto ad aggregarsi a una piccola squadra spagnola, nonostante avesse alle spalle 150 presenze con il West Ham. Eppure, contro i Blues è stato proprio lui l’eroe assoluto: il rigore parato a Tammy Abraham, l’ultimo di una serie infinita, è stato l’atto decisivo per regalare al Liverpool il trofeo numero 43 della sua storia (più di qualunque altra squadra inglese), oltre che il primo in assoluto per Adrian che è riuscito a togliersi parecchie soddisfazioni nel giro di una sola notte.

Ancora una volta è stato un guantone messo al posto giusto a fare tutta la differenza del mondo e a permettere ai Reds di salire sul tetto d’Europa per la seconda volta consecutiva nel giro di pochi mesi. Klopp finalmente ha trovato la combinazione perfetta per tenere al sicuro la sua porta, passata da nota dolente a punto di forza in poco più di un anno.