«Dico sempre che il mio idolo era Zidane per la qualità che aveva col pallone. Giocò con tanta eleganza, mi piaceva davvero vederlo giocare e dunque lo ammiravo insieme a Ronaldo e Ronaldinho, ma non tanto da esserne ispirato. Quello no, noi del resto abbiamo caratteristiche diverse». Prima di poter ambire a ripercorrere le gesta dei suoi idoli, Lucas Rodrigues Moura da Silva incarnava il prototipo del calciatore brasiliano: povertà, storia familiare difficile, frequentazione di ambienti lugubri, amicizie sbagliate. Volendo trovare uno schema di Propp alla continuazione, si fa presto: l’educazione familiare come paletto di contrasto, il sogno di diventar un professionista. Si sottolinea semmai poche volte il ruolo di Lucas Miguelão, ex calciatore nonché gestore di una scuola calcio a Diadema: Lucas si recava lì ad allenarsi, ma mai incontrò David Luiz che nel frattempo fu acquistato dal Vitória. Pare ad ogni modo che a Miguelão Lucas abbia dedicato il nome del figlioletto, Miguel, che il 13 aprile saltellava sul prato del New White Hart Lane festeggiando la tripletta del genitore contro il già retrocesso Huddersfield Town.

Lucas, primo triplettista nel nuovo stadio nonché quarto brasiliano a riuscirvi in Premier (Afonso Alves, Robinho e Firmino gli altri), a fine gara portò Miguel in campo e si concesse alle telecamere ringraziando «tutti al Tottenham». Londra l’aveva accudito dopo cinque anni parigini – 46 reti e 49 assists in 229 caps, ma sole 5 presenze con Unai Emery – che di buono per Lucas videro solo la visita alla Tour Eiffel («il posto più bello al mondo». Non tanto la saudade quanto la sensazione di non poter esprimere il suo talento oppresse l’animo del brasiliano, che alla stampa raccontò di aver rischiato la depressione se non fosse stato per il figlio da abbracciare ad allenamenti finiti («mi ha dato lui la forza per continuare a lavorare»). Londra come detto gli diede il benvenuto il 31 gennaio 2018, sesto acquisto più costoso nella storia degli Spurs. Lo accolse Serge Aurier, con cui aveva condiviso l’esperienza parigina: «Il PSG aveva un progetto, sembrava interessante perché volevano assomigliare al Chelsea, con tanti brasiliani». In Francia, il connazionale Leonardo convinse Lucas ad accettare la proposta, pare a sua volta spinto dal tecnico delle giovanili del San Paolo, Sérgio Baresi. Non furono rose e fiori: «Ho vissuto una bella storia ma fui trattato come una nullità, come se non avessi fatto nulla per il club (4 campionato, 4 Coppe di lega, 4 Supercoppe e 3 Coppe di Francia, nda). Ma non ho rancore verso nessuno, voglio solo ringraziare Dio, Leonardo e il presidente Al-Khelaifi, loro si fidavano di me».

La tripletta che ieri sera ha condotto al sacco di Amsterdam, profanando impunemente la casa di Johan Cruyff, è proprio quella di Lucas Moura, alias Marcelinho vista la somiglianza con Marcelinho Carioca. Il dibattito a riguardo sarebbe durato anni, fino a quando lo stesso calciatore sbottò: «Ho giocato nella sua scuola calcio (a cinque anni, per soli sei mesi, nda), ma non c’è niente di Marcelinho nel mio nome. Io sono Lucas e voglio esser chiamato col nome dato dai miei genitori». Genitori d’estrazione umile – madre parrucchiera, padre Jorge dipendente statale nato il 31 luglio 1966, giorno successivo alla vittoria inglese del Mondiale – che a sette anni iscrissero Lucas a una scuola calcio di São Caetano do Sul. Qui partì l’ascesa: guidato dal motto «eu quero, eu posso, entendo», brillò al San Paolo: nell’estate 2012 fu cercato dallo United di Ferguson e dall’Inter (eliminata dal brasiliano quest’anno ai gironi di Champions), finì al PSG che rese il fantasista la seconda cessione più remunerante dell’intero calcio brasiliano: 43 milioni di euro (108,34 di reais), superato Oscar.

Fu nel 2013 che Lucas scoprì Cristo – parole sue – e iniziò a leggere la Bibbia. Oggi ricorda a memoria i versetti del Salmo 139 e si immedesima in David. Sul campo è un altro discorso: «La mia tecnica preferita per superare un difensore è senza dubbio cercare di colpirlo con un dribbling sfruttando la mia velocità». De Ligt ne sa qualcosa, ma Lucas l’aveva predetto: «É minha primeira semifinal de Liga dos Campeões, um sonho. Posso dizer que é o grande jogo da minha carreira».

 

Ecco di seguito il tabellino:
Ajax (4-2-1-3): Onana; Mazraoui, de Ligt, Blind, Tagliafico; Schøne (dal 60′ Veltman), de Jong; van de Beek (dal 90′ Magallán); Ziyech, Dolberg (dal 67′ Sinkgraven), Tadić. All: ten Hag. A disp: Varela, de Wit, Traoré, Huntelaar.
Tottenham (4-2-3-1): Lloris; Trippier (dall’81’ Lamela), Alderweireld, Vertonghen, Rose (dall’82’ Davies); Sissoko, Wanyama (dal 46′ Llorente), Alli; Eriksen; Son, Lucas. All: Pochettino. A disp: Gazzaniga, Foyth, Dier, Skipp.
Reti: 5′ de Ligt, 35′ Ziyech, 55′, 59′ e 90’+6 Lucas. Ammoniti: Dolberg, Ziyech, Onana (A), Sissoko, Rose (T). Arbitro: Brych (Germania).