Brasile – Messico 2-0

Dopo un primo tempo non facile, il Brasile è riuscito ad aprire la scatola del Messico con i propri fuoriclasse e prendersi un meritato quarto di finale. Non senza insidie, perché la partita preparata da Osorio è stata efficace nel primo tempo. Ha scelto di ripartire con tre uomini rimasti sempre altissimi e di impedire le ricezioni ai due interni di centrocampo del 4-3-3, Paulinho e Coutinho. Due dei tre centrali – a seconda della posizione in campo – sono sempre andati a marcarli. Nella metà campo avversaria si è alzato Herrera in pressione e Márquez ha preso l’uomo, mentre invece nella metà campo difensiva il veterano ex Barcellona si è messo davanti alla difesa, con Herrera e Guardado in marcatura.

Il Brasile si è così trovato molto spesso a dover impostare con Casemiro, che non ha quella caratteristica nelle proprie corde. Il Messico ha scelto di concedergli spazio e non lo ha quasi mai coperto. Con il 4-3-3, inoltre, Neymar e Willian sugli esterni si sono trovati marcati a uomo rispettivamente da Alvarez e Gallardo. La lucidità di Tite nel passare al 4-4-2, con Neymar più centrale e Coutinho più largo a sinistra, ha risolto tutti i problemi offensivi e messo in crisi il Messico. Forse, con sostituzioni meglio gestite, Osorio avrebbe potuto giocarsela.

Belgio – Giappone 3-2

Nonostante il gap tecnico e fisico, il Belgio ha faticato per avere la meglio del Giappone ed è stato chiamato ad una rimonta da 0-2 per conquistare un posto ai quarti di finale. Colpa di un atteggiamento troppo molle e poco determinato alla partita, ma anche merito di un Giappone che, prima di mostrare tutte le proprie lacune negli ultimi 20 minuti, aveva messo in grossissima difficoltà la squadra di Martinez, soprattutto con un’aggressivita altissima, anche a costo di mettersi in situazioni di pericolo. Nishino ha scelto di rischiare, scelta che si stava rivelando vincente.

Nella situazione presa in considerazione, il Belgio aveva recuperato palla con un contrasto aereo e aveva lanciato Mertens in contropiede insieme a Lukaku e Hazard. Chiave per limitarli è stato il lavoro dei due centrocampisti. Hasebe è andato subito in recupero, seguito da Shibasaki che ha seguito l’azione con una fondamentale corsa di sacrifiio all’indietro. Il secondo uomo, quello determinante, è stato però Shoji, il centrale difensivo: staccandosi ha lasciato un corridoio che Lukaku avrebbe potuto sfruttare se la palla fosse passata, visto che Nagatomo era rimasto alto. Il difensore giapponese è stato però bravo a indovinare il tempo dell’intervento e fermare l’azione, tramutandola subito da difensiva in offensiva dopo essere uscito palla al piede.