Danimarca – Australia 1-1

È sempre Christian Eriksen la chiave di volta per il gioco della Danimarca, l’uomo destinato a passare attraverso ogni schema di Hareide. Con l’Australia il fantasista del Tottenham ha trovato il suo primo gol al Mondiale dopo l’assist contro il Perù. I suoi continui movimenti su tutto il fronte offensivo, da destra a sinistra, non solo rendono i danesi più imprevedibili in fase offensiva, ma anche complicate le letture di difesa e centrocampo delle avversarie. Così è successo con l’Australia, in particolare nell’azione del gol del vantaggio. Jørgensen ha ricevuto palla da un anticipo a centrocampo di Schøne e ha attratto a sé le attenzioni della difesa, ma è stato lucido a scaricare alle sue spalle per l’accorrente Eriksen. Nessun centrocampista dei Socceroos ha coperto e il gesto tecnico è valso il gol. Pochi palloni toccati nella sua partita,  ma sempre decisivi.

Francia – Perù 1-0

L’incalcolabile importanza di Olivier Giroud per la Francia è venuta a galla non solo negli ultimi minuti contro l’Australia, ma anche con il Perù. Con la punta del Chelsea gli uomini di Deschamps hanno trovato un riferimento di gioco, un uomo su cui poggiare la manovra e attraverso cui aprire gli spazi per la velocità degli altri attaccanti. Questo è successo anche nella situazione che abbiamo preso in esame: Varane ha trovato l’opzione del lancio lungo, essenziale viste le difficoltà in fase di manovra spesso riscontrate contro il pressing del Perù. Giroud si è portato a spasso i difensori peruviani e Griezmann, come Eriksen nella situazione precedente, ha accompagnato e ricevuto la sponda del compagno ed è andato al tiro di prima intenzione. Il lavoro di Giroud spalle alla porta era stato essenziale anche nella prima partita: da una sua sponda era nato il gol del 2-1 finale. Oggi ha propiziato il gol decisivo giocando fronte alla porta. Attaccante fondamentale per la Francia.

Argentina – Croazia 0-3

Disfatta Argentina contro una Croazia aggressiva, pronta a colpire tutte le debolezze (tantissime) di una squadra ridotta ormai a pezzi. Lo 0-3 finale nasce soprattutto dallo stato mentale differente delle due squadre, ma anche da questioni tecniche. A partire dalla prima impostazione dell’Argentina, spesso lacunosa causa la mancanza di tecnica di Otamendi e il pessimo gioco coi piedi di Caballero. Evidenziato soprattutto in occasione del gol di Rebic che ha sbloccato la situazione. La Croazia non è però stata a guardare e ha pressato ogni volta che le è stato possibile. Il sacrificio di tutta la squadra ha impedito all’Argentina di avere uscite facili. Soltanto un paio di sfuriate di Salvio sulla fascia hanno permesso di rompere le linee. Per il resto la Croazia ha tolto tutte le opzioni palla a terra e costretto i difensori al lancio lungo. Vida e Lovren hanno avuto vita facile contro Aguero nel gioco aereo.