Dopo l’esperienza con più ombre che luci in quel di San Pietroburgo, sulla panchina dello Zenit, Roberto Mancini decide di alzare la posta in palio ed accettare la madre di tutte le sfide: il ruolo di Commissario Tecnico della nazionale italiana. L’Italia si appresta dunque a cambiare volto: dopo la firma sul contratto, giunta circa 24 ore fa, oggi si è tenuta la conferenza stampa del neo-C.T., presso Coverciano, “sono abbastanza emozionato: diventare C.T. della Nazionale non è così banale. Ringrazio i commissari, Michele Uva e Lele Oriali, che mi hanno fatto sentire che mi volevano al cento per cento“. Il fondo toccato con l’eliminazione allo spareggio Mondiale dovrà essere il punto, se così si può dire, di ripartenza per la massima formazione in dote alla FIGC: dopo la disastrosa gestione Ventura, il ‘Mancio’ è chiamato ad una non semplice opera di ricostruzione sia tecnica (basta esperimenti e 424 improbabili) che nell’organico (visti i recenti addii e giocatori da reintegrare).Analizziamo nel dettaglio le possibili novità che l’ex tecnico dell’Inter potrebbe portare in Nazionale.

Un 4-2-3-1 per rilanciare l’Italia (a cura di Filippo Maggi)

Mancini

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Premesso che la strada tattica più facile da battere sarà trovata solo con il tempo e cammin facendo, la maggioranza delle previsioni sembrano propendere per un 4-2-3-1 in testa alle preferenze dell’ex allenatore di Inter e Zenit. Un sistema di gioco che cercherà quindi di essere impiantato anche nella realtà italiana, prima ad ospitare tale innovazione nella figura della Roma spallettiana ma poi meno propensa di altre nazioni a insistere su tale modus operandi.

Un ruolo fondamentale dovrebbe, almeno sulla carta, averlo Lorenzo Insigne. Ragazzo cresciuto in maniera esponenziale nelle ultime 3 stagioni, dovrà ora provare a far la differenza, magari in un contesto che conosce bene grazie agli insegnamenti di stampo sarriano. In tutto questo bisognerà, ovviamente, avere un centrocampo in grado di reggere al meglio la presenza di 4 uomini offensivi.

Ciò non è impossibile in sè (anzi) se si considera che questo avviene in quasi tutta Europa, ma il fatto che i nostri interpreti del ruolo non siano così abituati a questo sistema di gioco potrebbe non aiutare, considerato il poco tempo a disposizione per mettere in pratica le direttive impartitegli.

Rivoluzione nell’organico: giocatori da reintegrare e talenti da responsabilizzare (a cura di Gianmarco Galli Angeli)

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La prima Italia targata Roberto Mancini sarà molto diversa dall’ultima di Ventura, sia perché sarebbe deleterio replicare gli errori del precedente C.T., sia perché gli addii di alcuni senatori impongono scelte differenti. Tra i veterani che hanno appeso la maglia azzurra al chiodo c’è il numero uno, Gianluigi Buffon, che lascerà una pesante eredità sulle spalle di Donnarumma, indicato da pressoché tutti gli addetti ai lavori come erede naturale dello juventino ma costretto a prendersi responsabilità ulteriori per guidare la difesa della Nazionale.

Da un talento a cui va fatta prendere piena coscienza dei propri mezzi ad uno che invece dovrebbe ridurre (e nelle ultime due stagioni al Nizza ci è riuscito) il peso del proprio ego a favore della squadra, Mario Balotelli. Tra ‘Balo’ e ‘Mancio’ esiste da sempre un rapporto molto simile a quello che lega figlio e padre, fatto di tanti conflitti ma anche tante gioie (su tutte la vittoria della Premier League quando entrambi erano al Manchester City). Il fu “bad boy” sembra aver messo la testa a posto e potrebbe essere lui l’uomo adatto a risollevare le sorti di una nazionale che ha un urgente bisogno di fantasia negli ultimi trenta metri.

Passando al setaccio la lista dei fidatissimi di Roberto Mancini non si può non prendere in considerazione per le prossime convocazioni il nome di Domenico Criscito che, così come il nuovo C.T., ha definitivamente dato l’addio allo Zenit di San Pietroburgo. L’ex Genoa potrebbe ben presto diventare il titolare della corsia di sinistra di difesa degli Azzurri ancor prima di ufficializzare quello che sembra essere un ritorno a casa, proprio al Grifone.

Chi invece avrà sicuramente più minuti è Lorenzo Pellegrini che dopo una stagione con la Roma chiusa in crescendo è pronto a prendersi una maglia nel centrocampo azzurro, favorito anche dal fatto di essere uno dei preferiti del Mancio. Il dinamismo dell’ex Sassuolo è mancato nel centrocampo di Ventura e potrebbe essere un punto a favore per l’Italia che verrà.
Dunque, atletismo e tecnica sembrano essere le parole d’ordine a Coverciano e se per la prima nel reparto offensivo gli Azzurri sono messi discretamente bene è la seconda a destare sospetti: nella fredda e lontana Toronto, Sebastian Giovinco ancora sogna di tornare nel gruppo e chissà che le sue fantasie possano concretizzarsi proprio con il nuovo corso.