L’ultimo atto della stagione si è disputato al Wanda Metropolitano; di fronte Tottenham e Liverpool con un solo obiettivo, quello di alzare la Champions League. Gli Spurs cercavano il promo trionfo per coronare una folle stagione europea difficilmente ripetibile (basti vedere le sfide con Manchester City ed Ajax per rendersene conto); i Reds, dopo la delusione dell’anno scorso, andavano a caccia della sesta sinfonia. Alla fine hanno trionfato i ragazzi di Klopp e buona parte del merito va data ad Origi; l’attaccante, nel giro di pochi mesi, è passato da una possibile retrocessione ad una fantastica Champions League.

Origi: in dodici mesi è cambiato tutto

Il diciassette maggio del 2018 si stava giocando lo spareggio Bundesliga con la maglia del Wolfsburg; una sua rete, nella gara di andata, permise ai Wölfe di avere la meglio sull’Holstein Kiel per tre a uno. Vittoria fondamentale che garantì ai lupi di Germania la permanenza nella massima serie tedesca. Le strade tra Origi ed il Wolfsburg, però, erano destinate a separarsi visto che in estate l’attaccante torna al Liverpool. Klopp lo vuole come riserva principale del tridente Firmino-Mané-Salah; difficile trovare spazio e Origi, nella sessione invernale, si guarda intorno. Alla fine decide di restare ad Anfield e, visto come è andata, non avrebbe potuto fare una scelta migliore.

Origi, nel finale di stagione, viene chiamato in causa più di una volta. Il goal al Newcastle e la straordinaria doppietta al Barcellona tengono vive le speranze Premier e permettono ai Reds di volare in finale di Champions. Avversario il Tottenham. Origi parte dalla panchina ma quando entra mette la parola fine sul match. Un giocatore dalle grandissime qualità che meriterebbe più spazio; difficile visto i titolari ma se il Liverpool ha alzato per la sesta volta nella sua storia la Champions League, un ringraziamento ad Origi è doveroso. Dallo spareggio con il Kiel alla notte magica di Madrid: non è da tutti.