Il postulato del calcio tedesco è: se un giocatore sta facendo bene in Bundesliga e il Bayern Monaco lo punta, quel giocatore è già all’Allianz Arena. Non c’è concorrenza che tenga, almeno in questo senso. E Benjamin Pavard non fa eccezione. Il difensore francese poteva già essere considerato un giocatore del Bayern dal giugno 2018, prima che esplodesse la ‘Pavard-mania’ a seguito del Mondiale. Il francese aveva disputato una stagione stellare con lo Stoccarda, squadra con una delle migliori difese casalinghe dei top-5 campionati europei grazie al suo preziosissimo contributo al centro del reparto. Ed era entrato nell’orbita.

In certi casi per il Bayern non è nemmeno questione di intavolare vere e proprie trattative, ma solo di chiamare un vecchio amico e collaboratore: in questo caso il direttore dell’area sportiva Michael Reschke, nel corpo dirigenziale del Bayern fino a pochi mesi prima di spostarsi nella città della Mercedes. Una telefonata di Uli Hoeneß, nel mentre un paio di viaggi di Salihamidzic in Russia durante il Mondiale nel ritiro della Francia per trovare un accordo col giocatore (formalità, quando c’è scritto ‘Bayern’ sullo stemma sulla giacca). E un rinnovo costruito ad hoc dagli Svevi per allontanare la concorrenza e stabilire un prezzo: clausola da 35 milioni di euro valida solo per l’estate 2019. Di fatto una clausola pro Bayern.

Probabilmente gli occhi del club erano sul giocatore già dal 2016, quando era arrivato in Germania dal Lille per disputare la Zweite con lo Stoccarda fresco di retrocessione. Che fosse un giocatore destinato a diventare grande era prevedibile. Magari meno che vincesse addirittura un Mondiale da protagonista e che lo facesse da terzino destro, ruolo in cui Deschamps lo ha inventato. Perché Pavard è un centrale di difesa fatto e finito. Elegante ma difficile da spostare, pulito ma duro quando si tratta di reggere il contatto con giocatori più forti, bravo in marcatura e in uscita palla. Che si è calato subito benissimo nel palcoscenico più grande, quasi all’esordio con la maglia ‘Bleu’, in un ruolo che non gli appartiene fino in fondo.

All’Allianz Arena il classe 1996 arriva come il difensore centrale del futuro, l’erede del partente (già dal luglio scorso) Jérôme Boateng e il partner ideale per Niklas Süle, soltanto di un anno più grande rispetto al collega di reparto. Nella testa del Bayern Pavard è un centrale, perché è il ruolo che conosce meglio, in cui si esprime a livelli più alti, che più gli si addice per caratteristiche fisiche e tecniche. Potrà occasionalmente comparire anche da terzino in determinate occasioni, ma visto il lavoro offensivo che viene richiesto ai laterali di difesa in Baviera, pensarlo in quel ruolo è difficile. Da Lahm a Lizarazu, da Sagnol ad Alba, fino a Kimmich oggi, si è sempre ragionato per “ali aggiunte” piuttosto che per terzini più bloccati come potrebbe essere Pavard.

A Stoccarda il francese ha svolto molto occasionalmente il ruolo di laterale di difesa, è sempre rimasto piuttosto nella zona centrale del campo. Ha giocato da interno destro della difesa a tre, centrale destro della difesa a due. Il suo piede naturale è quello, la sua zona di competenza anche. Riesce a impostare meglio se gioca dal lato del piede forte, caratteristica che gli appartiene e di cui si parla poco. Sa anche difendere in campo aperto, perché non è un giocatore lento. Anche se sta patendo la complicata stagione dello Stoccarda e di un reparto allo sbando, dopo aver brillato nel solido scacchiere di Korkut nella seconda parte della stagione scorsa.

Ha tutte le caratteristiche per essere il difensore su cui il Bayern può costruire i suoi successi futuri. Perché in Germania c’è anche un altro postulato: se il Bayern ti sceglie, e ti paga anche una cifra non di secondo piano per quanto accordata, vuol dire che sei al livello per poterci giocare. Ecco, Pavard a questo livello si presenta con una medaglia di campione del mondo al collo. Si è visto di peggio.