Pedro Pérez Conde non è certamente il più talentuoso delantero spagnolo che sia mai uscito dal calcio iberico. E’ un attaccante non troppo potente fisicamente, probabilmente smaliziato e magari privo di quelle qualità eccelse utili a imporsi in un calcio che vive di fotogrammi. La sua è la storia di migliaia di promesse che una volta uscite dal mondo ovattato delle giovanili non riescono a ripetersi nel calcio dei grandi. La sensibilità e le emozioni vengono meno, non c’è spazio per sentimentalismi.

Erano gli inizi di luglio 2016 quando il PAS Giannina, sul suo sito ufficiale, annunciava la firma sul contratto di un tale Πέδρο Κόντε, il quale si sarebbe legato ai colori biancoblù per tre stagioni. “Sono molto felice di essere in Grecia – sentenziava il ragazzo con un sorriso contagioso – voglio ringraziare presidente e allenatore che hanno creduto in me e prometto ai tifosi che lavorerò duramente e darò sempre il massimo”. Frasi tutto sommato scontate, che però si scontrano con una realtà ben più fuori dal comune. Già, perché c’è stato un periodo, agli inizi di dicembre scorso, in cui Pedro Conde aveva indossato virtualmente lo scettro di capocannoniere della Super League, che oggi è in mano ad altri visto che Karim Ansarifard dell’Olympiakos e Aleksandar Prijovic del PAOK hanno cominciato a segnare a raffica.

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Innegabile, però, che la scelta di giocare in Grecia sia particolare. Ne avrebbe parlato ai microfoni di Marca, Pedro, intervistato sui motivi alla base del suo trasferimento: Volevo provare un’esperienza lontano dalla Spagna, ho ricevuto apprezzamenti da squadre della seconda divisione, ma il PAS gareggiava nella prima categoria greca senza problemi finanziari”. Una scelta ponderata, col pieno sostegno della famiglia sebbene si trattasse di un azzardo e di un calcio ben diverso da quello spagnolo:Sono riuscito ad adattarmi rapidamente, la mia vita è cambiata, ma non la mia mentalità. Cerco sempre di essere umile.

Nel miglior momento della sua carriera, a 29 anni, Pedro pensa che da Giannina possa poi spiccare il volo verso altri lidi ma allo stesso tempo è riconoscente e si dice contento della sua attuale sistemazione: “Il PAS è stato promosso qualche anno fa, ha lentamente raggiunto il rispetto di tutti e la città è molto bella, ha 140mila abitanti e nutre un forte amore per il calcio”. E sul fatto di poter essere capocannoniere della Super League è lapidario: “Mi piace, ma fare gol è il mio lavoro”. Semplice, no?

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Conde, attaccante vecchio stampo, crede molto nel trabajo: è un ragazzo che dopo un lungo peregrinar per la Spagna (giovanili nel Córdoba, Atlético Madrid C, Jaén, Pozoblanco, Granada B, Alcoyano, Melilla e Mérida) ha trovato sulle coste elleniche il posto perfetto nel quale affermarsi. L’Ajax dell’Epiro, soprannome del PAS Giannina, gli ha offerto fiducia ed è stato ampiamente ricambiato: “Se una squadra non supporta un giocatore, non può fare nulla”, dice Pedro, 13 reti lo scorso anno e 14 attualmente.  Tutti quanti, nel club, vedono in lui un professionista concentrato, che racconta spesso  delle origini umili della sua famiglia (la mamma lavorava nei campi, il papà in fabbrica) e ammette di aver avuto il pallone fra i piedi sin dalla tenera età di diec’anni: “Mi hanno solo chiesto di non sacrificare la scuola per il calcio” rivela oggi, dicendosi sorpreso quando la gente lo ferma per strada chiedendogli un autografo. Poi il suo volto si fa serio e racconta il motivo della sua esultanza con le dita al cielo: un tributo al nonno e allo zio, entrambi perduti da giovane. “Soprattutto lo ziotrattiene a stento le lacrime Pedro aveva solo 23 anni e mi ha dato la passione per il calcio”. Ai tempi del Córdoba, Conde alternava la vita da sportivo a quella di universitario, laureando in ingegneria. Col trittico che ama ripetere (lavoro, dedizione e fede) è diventato grande. Gli piace ricordarlo, evidentemente, ora che ha trovato la felicità e la condivide coi tifosi, che non vedono l’ora di osservarlo intento ad alzar le dita al cielo.